Referendum comunali, a Sassari impossibile convocarli
I Riformatori chiedono a Palazzo Ducale una serie di modifiche al Regolamento e l’introduzione dei referendum abrogativi

Sassari. I referendum sono un importante strumento democratico. A Sassari lo Statuto del Comune li prevede esplicitamente. Esiste anche un apposito regolamento che ne regola il funzionamento. Eppure, sebbene siano ammessi risulta ancora oggi impossibile effettuarli.
Come interpretare nella maniera corretta quanto prevede in particolare un regolamento difficile da applicare e che in alcuni punti va anche adeguato alle normative più recenti? Su questo scoglio sono finora naufragati i tentativi di procedere con la convocazione dei referendum comunali. I temi sui quali sentire i sassaresi sarebbero tanti, uno su tutti la Ztl. Il regolamento prevede in ogni caso alcune situazioni escluse dalla consultazione popolare. Dice l’articolo 11 (Oggetto ed esclusioni): «1 – Il referendum consultivo può essere indetto su qualsiasi materia di esclusiva competenza locale e di interesse generale. 2 – Non è ammesso referendum sugli atti concernenti le seguenti materie: a) – elezioni, nomine, designazioni, revoche o decadenze, incarichi e quant’altro in genere riguardi persone; b) – attività amministrative vincolate da leggi o disposizioni statali o regionali; c) – applicazione di tributi e di tariffe, bilancio e mutui. 3 – Non è ammesso referendum su atti che abbiano già avuto esecuzione o che abbiano fatto sorgere diritti ed interessi nonché su materie già oggetto di consultazione referendaria negli ultimi due anni». In particolare quest’ultimo comma è talmente generico che, almeno teoricamente, il referendum potrebbe essere escluso su tutto o quasi.
«I referendum allo stato attuale risultano vietati per i sassaresi. Nonostante sia un diritto costituzionale a causa di un regolamento comunale contorto è difficilissimo dare la parola ai cittadini», spiega il coordinatore provinciale dei Riformatori Michele Solinas, che insieme al neo coordinatore cittadino Michele Saba fa il punto della situazione. «Chiediamo al Consiglio comunale di modificare il regolamento in vigore. Se vogliamo uno strumento assolutamente democratico dobbiamo consentire ai cittadini di potersi esprimere», insiste Solinas.
Tre gli ostacoli principali. Innanzitutto, non sono previsti referendum abrogativi, ma sono ammessi solo quelli consultivi (l’articolo 88 dello Statuto inoltre prevede esplicitamente che «la mancata adesione alle indicazioni referendarie deve formare oggetto di deliberazione motivata e assunta a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio»). Il quorum è poi del 50 per cento, quando quello per i referendum regionali è del 33 per cento. Infine, la data della consultazione non può coincidere con una elettorale, il che rende ovviamente difficile il raggiungimento del quorum già alto e comporterebbe un inutile aggravio di costi. Al contrario, negli ultimi anni si preferisce fare ricorso all’election day e concentrare tutte le scadenze elettorali nello stesso giorno proprio in un’ottica di risparmio. Un’esigenza non di second’ordine, tant’è che negli Stati Uniti, ma anche in Svizzera, rimanendo in Europa, si vota contemporaneamente per eleggere presidenti, governatori ed assemblee e per diversi referendum. E così facendo si garantisce di fatto un quorum.
Un ulteriore ostacolo è costituito da quanto prevede l’articolo 11 del Regolamento, che demanda all’Ufficio del Referendum la decisione sull’ammissibilità della consultazione. A presiedere l’Ufficio è infatti il Difensore Civico, figura che da qualche anno non è più presente a Palazzo Ducale.
I Riformatori chiederanno che sia introdotto il referendum abrogativo e che sia abbassato il numero di firme necessarie per chiedere la consultazione: adesso è di 1/25 dei cittadini aventi diritto, l’idea è di portarlo a 1/50 (che a livello nazionale corrisponderebbe a circa due milioni, non proprio una soglia bassa).
«Non abbiamo un consigliere comunale ma siamo rappresentati dal nostro candidato sindaco Nicola Lucchi. Abbiamo comunque come interlocutore l’assessore alla Partecipazione Democratica Grazia Manca», aggiunge il coordinatore cittadino Michele Saba. E i grillini? «Questa sui referendum può essere una battaglia da condividere. Il blog di Grillo è chiaro: il M5S è stato ed è favorevole a referendum abrogativi, propositivi o senza quorum». Come procederete? «Presenteremo una bozza di regolamento all’assessore. La nostra vuole essere una proposta assolutamente super partes».
«II referendum – concludono i Riformatori – è un mezzo di partecipazione diretta della popolazione alle questioni amministrative e politiche. Un modo, anche, di evitare che si formino oligarchie e che pochi decidano per tanti. Il referendum popolare è anche una forma indiretta di controllo. Un modo di aiutare chi amministra, affinché lo faccia al meglio e sapendo davvero cosa pensano i cittadini». (lufo)





