Primarie sindaco di Sassari – Angela Mameli

«Alla base della mia candidatura c’è un progetto che è nato con l’idea di aggregare e che arriva dopo nove anni di amministrazione Ganau». La proposta dell’Area Metropolitana

AngelaMameliAngela Mameli è nata a Sassari nel 1954. Laureata in Giurisprudenza, avvocato, ha iniziato in politica come consigliere comunale a Sorso per il Pci negli anni ’70. Di area Pds, ha poi aderito ai Ds. Dal 2005 assessore comunale a Sassari, inizialmente con le deleghe a Programmazione e Bilancio e poi, dal 2006, alle Politiche Culturali. Nel 1999 è stata nominata presidente dell’Ersu. Fa parte del comitato di indirizzo della Fondazione Banco di Sardegna.

 

Perché ha deciso di candidarsi alle Primarie?

«La mia candidatura nasce da una condivisione politica che ha trovato una sintesi naturale intorno al mio nome. Quando mi è stata chiesta la disponibilità ho accettato immediatamente. Un progetto che è nato con l’idea di aggregare e che arriva dopo nove anni di amministrazione Ganau, un’eredità pesante ma anche una grande patrimonio che ora deve essere utilizzato nella maniera migliore».

 

Qual è l’emergenza in città più grave da risolvere e come intende intervenire?

«La prima emergenza è certamente la crisi e la difficoltà di tante famiglie sassaresi. Il compito di un Sindaco è creare le condizioni migliori per favorire lo sviluppo e l’occupazione. Ho lanciato l’idea dell’area metropolitana di Sassari perché sono convinta che il modo più concreto per dare una prospettiva e una speranza ai cittadini sia l’unione di tutto il territorio in un progetto complessivo che affronti le problematiche e le scelte strategiche».

 

Un punto del programma che promette di realizzare nei primi 100 giorni.

«I primi 100 giorni devono servire necessariamente per mettere le basi per il governo della città. preferisco che si ragioni e si lavori da subito su più progetti piuttosto che impegnarsi per realizzarne subito solo uno. Il mio impegno è di far partire tutta la macchina amministrativa nel più breve tempo possibile e di avviare le necessarie interlocuzioni con la Regione».

 

Siete tutti e cinque candidati espressione del Partito Democratico. Sono queste Primarie del centrosinistra o del solo Pd?

«Le primarie sono un’occasione di confronto e da questo punto di vista avrei voluto che ci fossero rappresentanti di altre forze politiche, credo che questo sarebbe potuto essere solo un valore aggiunto. Di certo il dialogo con il resto della coalizione è un punto fermo da cui non si può e non si deve prescindere».

 

Sullo strumento delle Primarie: non si rischia ogni volta di portare lacerazioni e divisioni, di innescare una sorta di resa dei conti tra componenti e correnti interne? E poi: cinque candidati non sono troppi?

«Per quanto mi riguarda nessuna resa dei conti e nessuna lacerazione nei confronti degli altri candidati che reputo dei compagni di viaggio. Gli elettori sono chiamati a valutare i programmi ma anche le competenze, le capacità e, visto che siamo tutti amministratori, anche i risultati ottenuti. Ci sono ovviamente delle differenze su cui stiamo chiedendo il parere dei cittadini. Vissute così le primarie sono il trionfo della democrazia interna di un partito e di una coalizione».

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