Palma Bucarelli e l’altra Resistenza

Una strepitosa Cinzia Spanò nei panni di Palma Bucarelli giovedì scorso ha incantato il pubblico del Teatro Civico di Alghero

Alghero. Continua con successo la rassegna del Circuito Cedac ad Alghero dove giovedì scorso al Teatro Civico “Gavì Ballero”, per la rassegna “La Grande Prosa della Cedac”, la bravissima Cinzia Spanò ha incantato il pubblico presente interpretando al meglio l’opera improntata su una figura femminile storica: “Palma Bucarelli e l’altra Resistenza”.

Lo spettacolo di e con Cinzia Spanò, prodotto dal Teatro dell’Elfo, con allestimento tecnico di Giuliano Almerighi, video a cura di Francesco Frongia, sound design di Alessandro Levrero e scene e costumi di Saverio Assumma De Vita (aiuto regia Valeria Perdonò), è andata in scena anche venerdì al Cine/Teatro “Olbia” della città gallurese e infine sabato alle 21 al Teatro Civico “Oriana Fallaci” di Ozieri.

La pièce racconta l’impegno di storici dell’arte e curatori di gallerie e musei, tra cui spiccano i nomi di Pasquale Rotondi, Fernanda Wittgens e Emilio Lavagnino, per mettere al riparo da bombardamenti e saccheggi le opere di maestri come Michelangelo e Caravaggio, Botticelli e Leonardo, Rembrandt, Raffaello, Tiepolo, Parmigianino, Donatello, Rubens, Velasquez, Dürer, Lippi, Pollaiolo e altri ancora, talvolta a rischio della propria incolumità se non della vita.

Cinzia Spanò, attrice, autrice e attivista, cofondatrice di Amleta, porta in scena una vicenda ancora poco conosciuta e rievoca la figura di Palma Bucarelli, direttrice della Galleria d’Arte Moderna di Roma, «donna libera e volitiva», che nascose dipinti e sculture tra Castel Sant’Angelo a Roma e il Palazzo Farnese di Caprarola. Tra i protagonisti di un’impresa ardua e pericolosa, la celebre storica e critica d’arte racconta i difficili mesi nella capitale invasa dai nazisti nei suoi diari, che insieme ad altri preziosi documenti e testimonianze, «ci offrono uno scorcio sull’occupazione di Roma, le persecuzioni ebraiche e l’eccidio delle Fosse Ardeatine».

Giulio Favini

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