Palazzo Ducale, e adesso?

Dopo l’azzeramento della Giunta, sollecitato dagli stessi assessori, il clima nella maggioranza potrebbe rasserenarsi. Non si parla di elezioni

 

 

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Nicola Sanna

Sassari. Adesso lo possiamo scrivere. Nonostante le anticipazioni, le fughe in avanti (sempre e solo sulla carta, anche virtuale come quella del web), le strette di mano e le promesse (a voce), il tanto atteso e proclamato rimpasto non era affatto dietro l’angolo. L’epilogo al quale si è giunti ieri sera, con le dimissioni degli assessori (ma tecnicamente hanno solo rimesso le deleghe, ovvero il sindaco adesso non deve più sentirsi vincolato a tenere nessuno in Giunta), segna probabilmente un punto di non ritorno. E non si tratta di segnali, pericolosi e diretti, lanciati dal Pd, o non solo. La spallata decisiva è arrivata da altri settori della maggioranza. In primis i consiglieri monogruppo, che per tutto il pomeriggio hanno lanciato segnali bellicosi. Alla riunione decisiva, riservata ai capigruppo e a seduta consiliare sospesa, sarebbero stati proprio loro a parlare in maniera chiara: o si riparte con un altro modus operandi o si va tutti a casa. Parole ribadite da Franco Era (Centro Democratico) subito dopo, in una sala consiliare che piano piano si svuotava, di consiglieri ma anche di pubblico.

Al suo posto in aula, anche durante il minivertice di maggioranza, è invece rimasta Esmeralda Ughi, capogruppo del Pd. Ma c’erano, al momento del voto, anche i quattro monogruppo e Città Futura al completo; mentre altri consiglieri, “pro Sanna”, erano già andati via decisamente sfiduciati e delusi. A dimostrazione che i concetti di presenza=sostegno a Sanna e assenza=contrapposizione sono ormai totalmente saltati. E adesso, che si fa? Si va al voto? In realtà, ieri nessuno ha parlato di elezioni (la prima “finestra” utile, tra l’altro, sarà solo in primavera). Serviva una “ripartenza”, un azzeramento vero e proprio, che in serata è arrivato con gli assessori che hanno messo a disposizione del sindaco tutte le loro deleghe. Mandato pieno a Nicola Sanna per cercare un accordo insomma.

È possibile che con il Pd si possa ripartire da quanto sembrava definito ai primi di agosto. Per i nuovi assessori mancavano solo i nomi (passaggio non certo secondario), che non sono poi mai arrivati. Delle dieci posizioni da assegnare, ovvero i nove assessori e la presidenza del Consiglio comunale, quattro sarebbero andati alle tre componenti del Pd (che fanno riferimento a Demontis, Lai e Spissu, più Ganau) rimaste fuori dalla Giunta, nonostante avessero espresso la quasi totalità dei consiglieri eletti del Partito Democratico, secondo questa ripartizione: due per Spissu, una a testa per Lai e Demontis (con Antonio Piu assessore con delega pesante ma anche, questa sarebbe stata l’offerta, possibile vicesindaco, schema in realtà già proposto all’inizio del mandato e poi saltato a poche ore dalla presentazione della Giunta). E gli altri cinque posti in Giunta? Insufficienti per soddisfare tutte le richieste. I consiglieri monogruppo (che sono in realtà cinque, ma da qualche settimana sono ridotti a quattro, perché Tonino Falchi è assente per motivi di salute) non si sentono rappresentati da Ottavio Sanna (Partito dei Sardi); il neocostituito gruppo di “Città Futura”, che ha tre consiglieri, non ha nessun assessore, mentre continua ad averlo “Ora Sì”, che può adesso contare solo sulla presenza di Nanna Costa a Palazzo Ducale; due assessori li ha “Sassari Bella dentro”, la lista del sindaco, ma con un distinguo tra Grazia Manca, assessora di fiducia di Nicola Sanna, e Alessio Marras, espressione di un accordo politico che risale alle primarie dello scorso anno; come fa riferimento a quello schema la presenza in Giunta in quota Pd di Gianni Carbini e Monica Spanedda. Nessuno parla apertamente di poltrone od assessorati. Il tema è invece quello dello scarso o inesistente rapporto tra sindaco e Giunta da una parte e Consiglio comunale dall’altro, mai realmente costruito o cercato. Troppi progetti insomma, è stato ripetuto, calati dall’alto. «Quello che propone il Consiglio deve avere la priorità e questo deve essere ben chiaro a tutti. Mancano troppe cose e ci siamo fatti sentire con la Regione su metrò di superficie o Centro intermodale. Adesso dobbiamo cercare di cambiare, condividere tutto. E poi ripartire con più convinzione perché occorre rilanciare l’azione di governo», ha detto Franco Era, nell’unico intervento al dibattito di martedì pomeriggio. Oggi potremmo avere maggiori elementi per capire i prossimi passaggi.

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