Storia della legislazione speciale per la Sardegna (1869-1914)

Giovedì 27 aprile alla Biblioteca Universitaria di Sassari sarà presentato il libro di Antonello Mattone

Sassari. La Fondazione Antonio Segni, la Biblioteca Universitaria di Sassari e la Libreria Koinè organizzano per giovedì 27 aprile alle 17 alla Biblioteca Universitaria di piazza Fiume la presentazione del volume di Antonello Mattone “Storia della legislazione speciale per la Sardegna (1869-1914)”, edito dalla Edes (654 pagine, 30 euro).

Dopo i saluti di Giovanni Fiori, direttore della Biblioteca Universitaria, interverranno Salvatore Mura, ricercatore di Storia contemporanea nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo sassarese, Sandro Ruju, studioso di storia economica e sociale, Francesco Soddu, ordinario di Storia delle istituzioni politiche nel Dipartimento di Giurisprudenza, e Adriano Viarengo, componente dell’Istituto nazionale di Storia del Risorgimento e studioso di storia dell’Ottocento. L’incontro sarà moderato da Cristina Cugia, già direttrice della Biblioteca comunale di Sassari. Sarà presente l’autore.

Il volume è articolato in due parti. La prima è dedicata all’origine della legislazione speciale per la Sardegna individuata nelle tre inchieste parlamentari e governative ottocentesche (Depretis 1869, Jacini-Salaris 1884-85 e Pais Serra 1896) e nei fenomeni di disagio sociale, primo fra tutti la criminalità. La seconda parte analizza nel dettaglio il dibattito politico e parlamentare e i tre momenti della legislazione speciale (1897, 1902 e 1907) e il confronto, sviluppatosi sino al 1914, sui suoi contenuti e sugli strumenti tecnici e amministrativi indispensabili per la loro attuazione.

In fondo, pur in una situazione storica profondamente mutata, la realtà attuale non è così diversa da quel clima di mobilitazione, di attesa e di speranza che aveva contraddistinto negli anni 1896-1907 l’aspirazione verso una legislazione “speciale” nei confronti della Sardegna con la piena partecipazione da parte delle istituzioni e della rappresentanza politica locale alla sua definizione programmatica e alla sua realizzazione concreta. In questi mesi, infatti, la Regione e i Comuni dovrebbero presentare senza dilazioni alla Comunità europea progetti per le soluzioni di molti di quei problemi ancora irrisolti che costituiscono un’eredità del passato, dalle strade alle ferrovie, dai porti agli aeroporti, dalla sanità all’istruzione, alla digitalizzazione, grazie all’utilizzazione nei prossimi cinque anni di quei fondi Pnrr – circa 5,95 miliardi di euro – che potrebbero cambiare davvero il volto della Sardegna. I limiti tassativi imposti dal Pnrr mal si conciliano però con la prassi consolidata nella programmazione e nella realizzazione delle opere pubbliche. L’inefficienza e l’incapacità delle amministrazioni meridionali nel presentare i progetti relativi ad opere strutturali non sembrano però, allo stato attuale, lasciare molto spazio all’ottimismo.

Un esempio concreto di questi limiti è offerto dalla questione delle ferrovie. Nell’estate del 2022 la Sardegna è stata infatti esclusa dal Ministero dei Trasporti e dalle Ferrovie dello Stato dal piano del rifacimento del sistema ferroviario dell’isola, tenendo soprattutto conto che esso, come emerge dai dati ufficiali, è, insieme a quello della Valle d’Aosta, all’ultimo posto della graduatoria nazionale. Il Pnrr destinava alle ferrovie la metà dei fondi previsti per i trasporti. La Regione sarda aveva presentato un elenco di proposte per le infrastrutture ferroviarie per una spesa di circa 2,6 miliardi di euro: proposte che per una carenza progettuale e, forse, per le istanze localistiche non sono risultate compatibili con le priorità del Ministero dei Trasporti e delle Ferrovie dello Stato e, di conseguenza, non sono state inserite nei progetti del Pnrr, perché probabilmente ritenute incapaci di rispettare il timing previsto dalle opere finanziate dalla Comunità europea. La Sardegna rimarrà quindi ancora con il suo sistema ferroviario ottocentesco, con i lunghi tempi di percorrenza e con il conseguente grave danno per le comunicazioni, l’economia e il turismo.

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