Cultura

La Maledizione libertaria di Massimo Dadea

Presentato a Palazzo di Città il volume autobiografico edito dalla Cuec. Seconda serata della rassegna Anima Sarda

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Da sinistra, Guido Melis, Massimo Dadea ed Antonio Meloni

Sassari. Se il Piano di Rinascita e l’Autonomia rappresentino una scommessa vinta oppure persa, è una valutazione aperta, volutamente lasciata al giudizio del lettore. Una cosa, invece, sembra certa: quelle dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione delle coste non erano le uniche scelte possibili e di quel periodo occorre fare presto una valutazione critica che tenga conto dell’oggi.

Sono le conclusioni del partecipato dibattito aperto durante la presentazione del libro di Massimo Dadea “La maledizione libertaria”, che ieri ha visto dialogare sul palco di Palazzo di Città (Rete museale Thamus), a Sassari, lo stesso autore e l’accademico Guido Melis con l’intento di ricostruire una parte importante della storia recente della Sardegna. Gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta del secolo scorso hanno rappresentato, infatti, per la storia dell’isola, un crocevia di eventi determinanti per l’economia di cui ancora oggi si registrano gli effetti nel tessuto produttivo sardo.

Una narrazione in parallelo, quella proposta da Massimo Dadea, che nel volume autobiografico affianca il racconto delle vicende personali, alimentate da una genuina passione per la politica, a quelle più squisitamente storiche e politiche legate alle vicende vissute da protagonista prima a Nuoro, poi a Cagliari come consigliere regionale e assessore.

«Una passione nata presto – ha detto Dadea – durante le serate invernali trascorse ascoltando il racconto di aneddoti che hanno caratterizzato la mia vicenda familiare».

Il libro di Dadea, edito dalla cagliaritana Cuec, abbraccia un arco temporale molto ampio che arriva fino agli anni Novanta, un racconto avvincente tenuto insieme da un filo conduttore: l’ostinazione a voler sempre pensare con la propria testa, a ricavare dalle situazioni e dagli eventi un giudizio personale, svincolandosi da diktat e dogmatismi, un atteggiamento rimarcato più volte nel corso della narrazione e che lui stesso, per una serie di ragioni, definisce la maledizione libertaria, che dà il titolo al volume.

La serata è stata arricchita da una serie di interventi che hanno animato il partecipato dibattito con cui si è concluso il secondo appuntamento di Anima Sarda. Dal pubblico, hanno dato il loro contributo, Nicola Sanna, candidato sindaco di Sassari del centrosinistra, Tore Corveddu, sindacalista della Cgil, Eugenio Cossu, sindaco di Porto Torres negli anni Ottanta, e Cicitto Morittu che da assessore regionale all’Ambiente, nella giunta Soru, ha condiviso con Dadea una intensa stagione politica.

Per ragioni di carattere tecnico, luogo, ora e ospiti del prossimo appuntamento di Anima Sarda saranno comunicati nei prossimi giorni.

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