L’intervento della presidente Esmeralda Ughi
Ha aperto la seduta solenne del Consiglio comunale di Sassari del 26 gennaio in occasione della celebrazione del “Giorno della memoria”

Signore consigliere, signori consiglieri, signor sindaco, signore assessore e signori assessori, care e cari studenti, gentile pubblico in sala e che ci segue in streaming, il 27 gennaio è la data scelta dal Parlamento italiano, per ricordare quel 27 gennaio del 1945, quando i cancelli di Auschwitz furono abbattuti, e per rendere omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni naziste.
L’“Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”, è avvenuta con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 ed è composta di due soli e significativi articoli, di cui do lettura:
Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati italiani e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Oggi noi tutti, riuniti in questa aula, facciamo nostre le parole di Primo Levi: «comprendere è impossibile e conoscere è necessario perché ciò che è accaduto può ritornare».
La celebrazione di questa Giornata dunque non solo come ricordo e condanna del passato, ma anche come momento di riflessione e di spunto per condannare tutti i fenomeni di delegittimazione e persecuzione delle persone considerate “diverse”. Infatti oggi noi ricordiamo le vittime del genocidio perpetrato nei confronti degli ebrei, ma ricordiamo anche l’altra faccia della Shoah: cinquantamila furono gli omosessuali torturati e uccisi nei campi nazisti; furono settantamila i disabili vittime del Programma nazista di eutanasia; circa cinquecento mila furono i sinti e i rom, come gli ebrei definiti “una razza inferiore”, utilizzati come cavie da laboratorio e uccisi dalla follia dell’Olocausto; migliaia furono le vittime tra i testimoni di Geova, gli oppositori politici, i delinquenti comuni, gli individui considerati “asociali”.
La storica Annette Wieviorka affermò nel 1999, all’indomani della pubblicazione del suo libro “Auschiwitz spiegato a mia figlia”, come fosse stato impegnativo per lei il confronto con la figlia tredicenne, di come fosse stato necessario un impegno profondo nel rispondere a domande formulate in modo così diretto come spesso le adolescenti e gli adolescenti riescono a fare, e a cui sentiva di non riuscire ancora a rispondere pienamente. Wieviorka (Viviorka) si soffermò a lungo sui temi che per noi oggi hanno particolare rilevanza e sulle domande che continuiamo a porci: come è potuto accadere? Uomini, donne, bambine e bambini privati della loro identità e della loro libertà, non solo della libertà fisica, ma di quella morale, spirituale, mentale, fino al totale annientamento della dignità umana.
A tanti anni da quegli eventi, in un momento in cui coloro che sopravvissero, per ragioni di età cominciano a venire a mancare, ricordare significa assumerci la responsabilità di questa eredità, di accoglierla e di farcene portatori. Ricordare non basta, l’eredità che ci viene consegnata ci impegna a contrastare tutti i segnali di odio, di intolleranza, di disprezzo nei confronti di coloro che vengono percepiti come diversi, a avversare l’indifferenza perché quando si è convinti che una cosa non ci tocchi, non ci riguardi, allora non c’è limite all’orrore, ci impegna a difendere quei valori fondanti la nostra Carta costituzionale “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Preziosa è per noi oggi la presenza delle e degli studenti dell’Istituto comprensivo “Monte Rosello alto”, che leggeranno alcuni significativi passaggi letterari sul tema e quelli e quelle del Liceo Azuni, che nella formazione d’Orchestra d’archi, eseguiranno brani a tema. Preziosa perché voi rappresentate il futuro, siete i migliori depositari di questa eredità, poiché purtroppo l’umanità non ha imparato a sufficienza dall’Olocausto, perché se lo avesse fatto non ci sarebbero ancora tanti conflitti, molti dei quali basati sulla “pulizia etnica”, sull’annientamento dell’altro perché considerato diverso, sull’odio ai danni delle minoranze. La conoscenza della storia, la memoria di ciò che è stato devono essere uno stimolo per affrontare il futuro, perché la memoria non può essere relegata a mera ricorrenza e celebrazione; la memoria deve essere azione, consapevolezza, impegno per costruire una coscienza collettiva che contrasti l’antisemitismo, il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, le discriminazioni e ci renda capaci di promuovere diritti e responsabilità, uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale e pace.
In conclusione desidero ringraziare la dirigente dell’Istituto comprensivo “Monte Rosello alto”, la professoressa Rita Paola Spanedda, i docenti della classe 2° B, il professor Carlo Cubeddu e la professoressa Elena Ganadu; il dirigente del Liceo Azuni, il professor Massimo Sechi e i docenti referenti per l’orchestra d’archi, il professor Davide Soddu e il professor Alessio Manca. Ma soprattutto ringrazio voi, ragazze e ragazzi, per aver voluto condividere questa esperienza di riflessione con il Consiglio comunale della nostra città.







