Legambiente, no alle trivelle
Ferma opposizione ai 21mila kmq richiesti nel mare tra la Sardegna e le Baleari per cercare nuovi giacimenti di idrocarburi. L’ipotesi è prevista dal decreto Sblocca-Italia del Governo. «Comprende troppi provvedimenti sbagliati»
Cagliari. «Con il decreto Sblocca Italia siamo di fronte a un decreto omnibus che – in una stesura ancora non definitiva e con molti articoli ancora da completare nei prossimi giorni, prima che il presidente Napolitano ne possa valutare la dubbia legittimità costituzionale – dimostra soprattutto confusione da parte del Governo Renzi rispetto alla direzione verso la quale vuole portare il Paese per uscire dalla crisi». Legambiente Sardegna è molto critica con Palazzo Chigi anche per un altro motivo: le trivellazioni, in particolare quelle consentite nel mare tra l’isola e le Baleari, per le quali sono previste agevolazioni. «I pochi segnali positivi, come la proroga dell’eco-bonus e il rilancio di alcuni interventi ferroviari, si perdono in un decreto che tocca un numero infinito di temi senza alcuna idea di futuro, se non quella prevalente di rispondere agli interessi di alcune lobby. Lo si vede chiaramente nelle scelte che spingono l’asfalto (alle autostrade vanno infatti risorse pubbliche dirette e attraverso sgravi fiscali, con il sostegno ad interventi devastanti come quelli che si realizzeranno in Maremma, con la Tirrenica, e nelle Dolomiti, con la Valdastico), sul petrolio (con vantaggi per le trivellazioni) e su nuovo cemento da semplificazioni per interventi edilizi e in aree demaniali. È ora di dire basta ad una inutile corsa al petrolio. Già oggi le aree interessate dalle attività petrolifere occupano una superficie marina di circa 24mila kmq, un’area grande come la Sardegna. Le quantità stimate sotto il mare italiano sono di appena 10 milioni di tonnellate e stando ai consumi attuali si esaurirebbero in soli due mesi. Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi nel mar Mediterraneo e l’apertura alle compagnie petrolifere della Zona E tra la Sardegna e le Baleari è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese e incrementa i rischi e i danni per il mare e l’ambiente. Purtroppo l’attuale Governo sembra confermare questa scellerata strada».
Nell’ultima campagna di Goletta Verde al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi Legambiente ha consegnato una delle cinque bandiere nere nazionali, il poco ambito vessillo che ogni anno l’associazione attribuisce ai progetti e alle scelte che recano danno e rischi per il mare e le coste italiane. L’inserimento nel decreto di semplificazioni per favorire le ricerche petrolifere conferma purtroppo l’intenzione del ministro di continuare a puntare sui giacimenti di petrolio nazionale e sbloccare le attività estrattive, tra cui le numerose richieste off-shore che oggi attendono di andare avanti.
«Questa classe dirigente sta andando verso il ventunesimo secolo con gli occhi rivolti al secolo passato, nonostante i numeri dimostrino l’assoluta insensatezza di continuare a puntare sul petrolio – afferma Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna –. Alla trasformazione energetica che negli ultimi dieci anni ha portato ad una quasi completa uscita dal petrolio dal settore elettrico, si risponde con un attacco senza precedenti alle risorse paesaggistiche e marine italiane, che favorirebbe soltanto l’interesse di pochi e sempre degli stessi: le compagnie petrolifere. Inoltre le realtà locali restano succubi di queste scelte scellerate: Regioni, Province e Comuni sono, infatti, ormai tagliate fuori dal tavolo decisionale. Il futuro, la bellezza, l’economia del nostro Paese viene svenduto per un pugno di taniche».
«Nel settembre del 2013 Legambiente aveva già denunciato l’assurdità del decreto “pro-trivelle” approvato dall’allora ministro dello sviluppo economico Zanonato – aggiunge Vincenzo Tiana –. Un provvedimento che non solo non ha ridotto le aree ancora oggi concesse alle compagnie petrolifere, ma anzi le ha aumentate, Infatti la norma individuava una nuova area, denominata Zona E, al largo del golfo di Oristano per dare la possibilità di avviare anche lì la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. I risultati sono arrivati subito dopo: 21mila kmq circa richiesti dalla Schlumberger Italiana per avviare indagini alla ricerca di giacimenti di idrocarburi, richiesta in fase di valutazione presso la commissione Via del ministero dell’Ambiente. Ci opponiamo fermamente al rischio che la Sardegna diventi il nuovo Eldorado delle compagnie petrolifere; un territorio di inestimabile valore naturalistico che non può permettersi di ipotecare il proprio futuro, subendo scelte scellerate ed esponendosi a enormi rischi ambientali».





