L’economia della Sardegna

Analisi, confronti e prospettive. Martedì prossimo convegno promosso da Banca d’Italia, Crenos e Confindustria. Pierluigi Pinna: «In Sardegna una situazione nuova. Ma le note negative arrivano ancora una volta dalla classe politica»

 

ConfindustriaPresCrenos2015Rapporto2.jpgSassari. La Filiale di Sassari della Banca d’Italia, il CRENoS e la Confindustria del Nord Sardegna organizzano il convegno ‘L’economia della Sardegna – Analisi, confronti e prospettive’, in programma martedì prossimo, 30 giugno, alle 10 nell’Aula Magna dell’Università di Sassari. Dopo i saluti del rettore Massimo Carpinelli, e di Pierluigi Pinna, presidente Confindustria Nord Sardegna, seguirà l’introduzione di Raffaele Sales, direttore della Filiale di Sassari della Banca d’Italia. Interverranno Roberto Rassu (responsabile dell’Ufficio per la ricerca economica della Banca d’Italia, sede di Cagliari), che presenterà il rapporto della Banca d’Italia su “L’economia della Sardegna”, già anticipato lo scorso 11 giugno nella sede regionale della Banca alla presenza del vicedirettore generale Valeria Sannucci, Fabio Cerina (Università di Cagliari, Crenos), che illustrerà il 22° Rapporto CRENoS sull’economia della Sardegna, Luca Paolazzi (direttore del Centro Studi di Confindustria) che svolgerà alcune riflessioni sulla situazione economica nazionale e internazionale nell’attuale contesto di crisi, e Pierluigi Pinna (start up Abinsula srl), che porterà una testimonianza dal mondo imprenditoriale. Le conclusioni saranno affidate a Luigi Bettoni, direttore della sede di Cagliari della Banca d’Italia.

ConfindustriaPresCrenos2015Rapporto1.jpgIl convegno è stato presentato alla stampa giovedì mattina a Villa Mimosa, sede dell’Associazione degli industriali del Nord Sardegna. L’iniziativa, nata nel 2008, si propone di stimolare presso gli studiosi, gli ambienti imprenditoriali e gli operatori finanziari della Sardegna settentrionale l’approfondimento e il dibattito sulla situazione e sulle prospettive dell’economia della Regione. Il convegno è dedicato innanzitutto all’esposizione dei risultati contenuti nei due principali rapporti annuali sull’economia dell’Isola, pubblicati dalla Sede di Cagliari della Banca e dal centro di ricerca CRENoS, al quale collaborano docenti e ricercatori delle Università di Cagliari e di Sassari. Le analisi condotte a livello locale vengono integrate con il contributo del Centro Studi di Confindustria che fornisce un quadro aggiornato del contesto nazionale e internazionale, focalizzando l’interesse sugli aspetti maggiormente significativi per l’economia della Regione.

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Pierluigi Pinna (Confindustria)

«Anche quest’anno, in collaborazione con la Banca d’Italia e l’Università, abbiamo ritenuto opportuno riproporre alle istituzioni, al mondo delle imprese e alle forze sociali, i risultati degli studi e delle analisi sulla nostra economia, elaborati dai centri studi della Banca d’Italia, dell’Università e di Confindustria», ha spiegato il presidente della Confindustria del nord Sardegna, Pierluigi Pinna. «I momenti particolarmente difficili che abbiamo affrontato in questi ultimi anni, hanno richiesto uno sforzo maggiore di elaborazione dei dati e di comprensione dei fenomeni economici. Conoscere i dati, conoscere i numeri della crisi, la sua evoluzione, il suo trend, diventa fondamentale per le conseguenti azioni di politica economica e finanziaria, da cui dipende il futuro del nostro sistema economico e delle nostre aziende. Siamo passati da una fase di estremo rischio di default, a una lenta risalita, in mezzo a difficoltà di ogni sorta, interne al nostro Paese ed internazionali. L’esigenza di far quadrare a tutti i costi i conti del bilancio statale e una politica restrittiva che aveva sacrificato qualsiasi intervento di tipo espansivo, a differenza di quanto fatto per esempio dagli Stati Uniti, seppure indispensabile per riacquistare credibilità internazionale, ha di fatto indebolito la possibilità di una rapida ripresa economica, spostando in avanti la tanta auspicata fase di crescita e sviluppo. In particolare, le politiche di bilancio improntate al solo rigore, invece di stabilizzare il ciclo, avevano fatto avvitare su se stessa gran parte delle Economie europee. Abbiamo pagato sulla nostra pelle le conseguenze dei tagli ai bilanci pubblici attuati simultaneamente in più paesi fortemente integrati tra loro, come sono quelli dell’UE e in particolare dell’Eurozona. Il cambio di strategia adottato recentemente dalla UE che ha consentito agli Stati con problemi di bilancio, una maggiore flessibilità nel rispetto del vincolo del 3%, unito al poderoso intervento della BCE che sta iniettando liquidità nel sistema, hanno posto le premesse per un’inversione di rotta, abbastanza decisa. A ciò si aggiunge la riduzione del costo del petrolio, dei tassi di interesse e il rafforzamento del dollaro, che sta agevolando le nostre esportazioni. Non aiutano invece l’economia, situazioni come quella della Grecia, che portano instabilità ai mercati, con negativi riflessi sulle borse e sullo spread, né le situazioni di crisi internazionale come quella Ucraina o dei Paesi arabi che causano incertezze, rischi, chiusura di importanti mercati. Lo spettro che si aggirava nelle economie europee negli anni scorsi del credit crunch, sembra finalmente scomparso e assistiamo ora ad una nuova fase in cui il sistema bancario ha ripreso ad erogare finanziamenti e a cercare imprese e privati su cui investire».

E la Sardegna? «C’è una situazione abbastanza nuova», ha proseguito Pierluigi Pinna. «Potremmo fare molto di più se ci fosse un attivismo da parte della nostra Regione, in particolare sul piano energetico, sui trasporti e su altro che darebbe un forte impulso alla crescita». Ultimamente è cambiato anche l’atteggiamento delle banche. «Sono più interessate a sostenere le aziende. Ci sta aiutando il costo energetico ridotto grazie al calo del costo del petrolio. Certo, i troppi no non aiutano le grandi imprese a rimanere sul territorio. Ci sono però le piccole aziende e le start up: significa che c’è ancora della capacità imprenditoriale sarda». I numeri però rimangono impietosi: l’import della Sardegna è di 8,5 miliardi di euro, mentre l’export di 4,6. Togliendo a queste cifre il settore “oil” (in poche parole, la Saras), risulta che esportiamo per 1,4 miliardi; levando anche la chimica rimangono 850 milioni di euro di produzione isolana (che comprende il settore agroalimentare). Il tessuto economico ed imprenditoriale risulta insomma piccolo. «Le note negative arrivano ancora una volta dalla classe politica. Le risposte ci devono arrivare in tempi rapidi», ha concluso il presidente della Confindustria.

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Raffaele Sales (Banca d’Italia)

«La Banca d’Italia è presente sul territorio in maniera viva e attiva e questo convegno lo conferma. Questo per smentire alcune voci che ci vedrebbero lasciare le realtà locali. La Banca d’Italia tra il 2008 e ed il 2009 ha visto una ristrutturazione delle filiali e ce ne sarà un’altra tra poco. Ma in Sardegna rimarranno aperte le due filiali di Cagliari e Sassari», ha detto il direttore della sede sassarese della Banca d’Italia Raffaele Sales. «Assistiamo ad una congiuntura ancora debole pur con alcuni cenni di miglioramento nella fine dell’anno passato che sembrano confermati nel primo scorcio del 2015. Ci sono una debolezza interna ed una difficoltà ad espandere la presenza sui mercati internazionale. Ma ci sono aumenti negli investimenti produttivi. Secondo nostre indagini i settori presso i quali si individuano più speranze di miglioramento sono l’agroalimentare, il turismo ed i trasporti. Si registra anche l’arresto del calo nel settore dell’edilizia». L’occupazione sembra registrare un segno positivo dopo la forte contrazione degli anni scorsi. Ma è cresciuto anche l’indice della disoccupazione. Questo si spiega con l’aumento delle persone che cercano occupazione e quindi cercano un inserimento nel mondo del lavoro. Un problema grave rimane quello dell’occupazione minorale, con un aumento dell’emigrazione verso il centro nord e l’estero. Infine il credito, che presenta ancora segnali di debolezza. La domanda non cresce ed i prestiti alle imprese ed i finanziamenti alle famiglie registrano una diminuzione, anche se va detto che sono in aumento i flussi immobiliari.

Nel corso del convegno sarà raccontata l’esperienza di una delle start up di maggiore successo degli ultimi anni, Abinsula. «Facciamo software per microprocessori e lavoriamo per grandi case automobilistiche nel settore dell’automotive», ha spiegato Pierluigi Pinna, socio fondatore di un’azienda che si trova nelle prime dieci posizioni tra le start up italiane, in questo momento con una quarantina di dipendenti e tra le prime anche per fatturato, tenendo sempre la forza lavoro in Sardegna e soprattutto il cuore dell’attività a Sassari.

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