L’analisi – La “sussa”
Dopo 15 anni i cittadini sassaresi hanno deciso di cambiare la guida politica della città. Il centrosinistra è stato sconfitto. Gli elettori votano se chi li governa risolve o meno i loro problemi. Di Bruno Pallavisini
Ieri sono stati proclamati i nuovi consiglieri comunali e giovedì 18 luglio si insedia il nuovo Consiglio comunale e saranno comunicati i nomi dei nuovi assessori della giunta di Nanni Campus. Dopo 15 anni i cittadini sassaresi hanno deciso di cambiare la guida politica della città. Il centrosinistra con la candidatura del magistrato Mariano Brianda è stato sconfitto, non dalla coalizione di centrodestra o dal Movimento 5 stelle, ma da una lista civica di centrodestra. Severamente, anche al di là dei numeri espressi. Non è bastata, al centrosinistra, la candidatura del “marziano” magistrato Brianda, inventata da qualche “genio” e sponsorizzata dalla stampa locale, ad invertire il giudizio di una delusione forte e profonda presente in città. Il ciclo, iniziato con la consiliatura di Ganau nel 2005, confermato nel 2010 e proseguito con Nicola Sanna, è finito. I motivi della sconfitta sono tanti, ma il principale, in una democrazia matura, sta nel fatto che gli elettori votano se chi li governa risolve o meno i loro problemi. Una ovvietà, ma spesso si fanno speculazioni ardite pur di non partire dalla realtà dei fatti.
Nonostante i governi regionali e nazionali fossero delle stesso segno politico, la città aveva da tempo manifestato la sua profonda insoddisfazione per la lunga stagnazione. Non averlo capito per tempo dà la misura del ritardo della politica locale del centro sinistra a cogliere i sentimenti e le preoccupazioni profonde presenti nella comunità sassarese. Ma, a dire il vero, non solo. Eppure, anche in città, i segnali non erano mancati: dal referendum costituzionale del 2016 – con la sconfitta del disegno accentratore di Renzi – al voto delle politiche del 2018 con il trionfo locale dei 5stelle e la sconfitta dei due leader più rappresentativi del Pd – il senatore Silvio Lai e l’ex sindaco e presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau -, a quello delle regionali del febbraio di quest’anno con la candidatura del giovane sinistro Massimo Zedda al posto del presidente dem uscente Pigliaru. Non inaspettata, era stata anche la sonora bocciatura del sindaco Nicola Sanna candidato consigliere, che aveva deciso di candidarsi definendo le elezioni una sorta di “primarie” per un futuro reincarico. In tutti questi appuntamenti degli ultimi anni quindi gli elettori sassaresi avevano già manifestato più volte il loro dissenso. Che stavolta cambiassero parere solo perché si votava un sindaco “nuovo e vergine” era una pia speranza. Per non parlare delle modalità della sua candidatura con una inverosimile e surreale intervista alla Nuova.
Eppure nessuno ha tentato di capire per tempo il perché di questi giudizi negativi. La scelta è stata sempre quella illusoria e perdente del “principe azzurro” che, con un bacio salvifico, avrebbe svegliato il Paese, la regione, la città. Come si è visto, la scelta non ha mai pagato perché tutti l’hanno vissuta come l’ennesima furbizia di chi non vuol capire che le sconfitte dipendono dalle scelte di merito compiute in questo ultimo decennio. Certo le tensioni interne al centro sinistra non sono mai mancate ma ridurre tutto a questioni caratteriali o di inimicizie tra i vari leader mi sembra molto riduttivo. A Cagliari ad esempio non c’erano tensioni interne eppure anche lì il centrosinistra ha perso. Per non parlare delle Europee dove una candidatura “terza” non ha raggiunto l’obiettivo di eleggere un europarlamentare. A Sassari non è bastato quindi un volto nuovo, ma percepito del tutto inesperto e inadeguato, a cambiare la realtà di comportamenti e scelte vissute, da molto tempo, dai cittadini come sbagliate se non punitive.
La speranza che bastasse un volto nuovo, oppure tornare tra la gente, magari per sventolare la bandiera di “Forza Torrese”, o comunicare meglio le cose fatte, per cambiare giudizio, è durata poco più di un mese. Non basta solo ammettere di aver fatto scelte sbagliate – cosa che il centrosinistra da lungo tempo neppure ammette – servono anche comportamenti nuovi che al momento non ci sono.
Bruno Pallavisini







