La rabbia di Milano annienta la Dinamo

L’EA7 domina il match contro i sassaresi, mai in partita. Tutto sommato però la sconfitta è indolore

 

 

DinamoArmani3Per certi versi c’era da aspettarselo, se oltre alla forza indiscussa, una squadra come Milano mette in campo tutta la rabbia accumulata per le sconfitte in Supercoppa e in finale di Coppa Italia, allora il cielo si fa grigio. Tanto più se dall’altra parte la palla non entra mai o quasi. E’ grossomodo la sintesi di ciò che è successo ieri a  Milano nel posticipo serale del campionato di serie A, fra la Dinamo e l’Olimpia (97-80 l finale ma i biancoblu sono stati sotto anche di 30 punti). I sassaresi questa volta non hanno retto l’urto, Milano memore delle cocenti sconfitte, schiumava rabbia e sete di vendetta da tutti i pori, da coach Banchi (un pochino sopra le righe alcuni suoi comportamenti) all’ultimo dei giocatori, si è capito fin dalle prime battute che per uscirne indenne la Dinamo avrebbe dovuto fornire una prestazione assolutamente al top. Al di la di tutto, Milano è riuscita ad incanalare nel giusto binario la rabbia accumulata, l’ha messa sul piano fisico, sprigionando tutto il talento di uomini come Gentile e Marshon Brooks che di fatto, con una serie impressionante di canestri, hanno scavato il gap decisivo già nella prima metà del match. Sassari ha sofferto molto, non ha avuto la forza di opporsi difensivamente e in attacco è incappata in una serata disastrosa, tirando con percentuali ben al di sotto del suo standard abituale. Nel finale Milano ha un po mollato e la Dinamo ha reso numericamente meno pesante la sconfitta, ma di fatto cambia poco. Una sconfitta che comunque non può preoccupare e far male più di tanto, perchè la forza di Milano non la si è scoperta certamente oggi, casomai paradossalmente a rammaricarsene dovrebbero essere proprio i milanesi che, quando le partite contavano veramente (vedi Supercoppa e Coppa Italia) si sono fatti clamorosamente battere dalla “piccola” Dinamo. Si perchè in fondo poi, al di la di tutto, andando sul concreto, la partita di ieri contava quanto un due di picche. (Aldo Gallizzi)

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