Interviste candidati sindaco di SassariPoliticaSassari

Le interviste/Nicola Sanna (centrosinistra)

Le idee e le proposte del candidato sindaco di Sassari di Pd, Upc, Sel, Sassari Bella Dentro, Ora Sì, Sinistra Sarda-Rossomori, Libertà di Movimento, Centro Democratico, Irs, La Base, Idv e Partito dei Sardi

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Nicola Sanna

Sassari. Dodici liste sostengono Nicola Sanna, candidato sindaco di Sassari per il centrosinistra. Se c’è un favorito per le elezioni comunali di domenica prossima sembra proprio Sanna. Per lui Pd, Upc, Sel, Sassari Bella Dentro, Ora Sì, Sinistra Sarda-Rossomori, Libertà di Movimento, Centro Democratico, Irs, La Base, Idv e Partito dei Sardi. «Sono un agronomo e lavoro presso un’agenzia regionale – si presenta –. Ultimamente, dopo essermi candidato nel 2010 al Consiglio comunale ed essendo stato eletto come uno dei più votati in assoluto ho assunto l’incarico di assessore al Bilancio, alla Programmazione, al Personale e alle Politiche della Casa. Lo scorso mese ho vinto le primarie del centrosinistra e quindi affronto con serenità e impegno una scadenza che è basilare per il futuro della città. Speriamo di poter governare una città bella, vivace e viva».

Sassari Bella Dentro: come fare emergere tutto questo?
«Abbiamo tantissime persone che si danno da fare per il prossimo e per chi è in difficoltà. Ma anche in altre attività, come sport, cultura, teatro, musica. Questa bellezza, questo volersi impegnare, dobbiamo fare in modo che si esprima anche in maniera esteriore, nell’impegno per la città. Ecco perché abbiamo coniato lo slogan “Sassari Bella Dentro”, per una lista che rappresenta i sassaresi. Non che le altre liste non lo facciano, ci mancherebbe. Rappresentano la società cittadina e soprattutto quella parte progressista, che crede nell’impegno nelle istituzioni democratiche e crede anche in alcuni principi, che sono quelli della solidarietà e delle pari opportunità. In queste ore sono davvero inorridito da ciò che sento su quanto ha deciso il sindaco grillino di Pomezia. Si tratta di una cosa obbrobriosa: come si può pensare di differenziare il pasto per i bambini della scuola materna in base al reddito. Questo la dice lunga sul grillismo, che contiene il seme della discordia e della discriminazione».

Parliamo di centro storico, tema su cui tutti i candidati sindaci sono intervenuti maggiormente. La sua sede elettorale è in pieno corso Vittorio Emanuele.
«L’abbiamo scelta in modo molto significativo perché si trattava di portare l’attenzione su una parte della città che intanto è ricchissima di attività imprenditoriali: solo nel centro storico abbiamo una concentrazione di aziende, di commercio e di occupazione che tocca più di 400 unità e naturalmente dobbiamo valorizzare al massimo questa presenza. La Ztl è uno strumento per agevolare la loro attività e quindi essendo uno strumento sperimentale la verificheremo insieme. Ci serve per creare un grande centro commerciale naturale. Ma non dobbiamo dimenticare che le politiche urbanistiche di 20-30 anni fa hanno determinato lo spopolamento di questa realtà. Alla fine degli anni ’80 risiedevano al centro storico quasi 40mila abitanti; adesso ce ne sono 7mila. Questo significa che sebbene non si possa pensare di ripopolarlo di 30mila persone dobbiamo pensare di riportarvi delle residenze, che possono essere, secondo me, degli studenti universitari, di un mondo di ricercatori che dobbiamo attrarre con un nuovo ciclo di sviluppo economico che io definirei “green valley”, non semplicemente chimica verde, intendendo la possibilità di insediare nel nostro territorio nuove imprese, piccole e medie, che fanno innovazione di prodotto e di processo, a partire dalle materie prime agricole».

Cosa fare per creare occupazione?
«L’Amministrazione comunale non può dare lavoro direttamente se non per i propri uffici o per iniziative di carattere sociale. Il Comune però ha una grande competenza per costruire le opportunità per un tessuto imprenditoriale che si possa insediare in tutto il territorio. Sono stato a Olbia e a Ozieri a testimoniare che se il nord Sardegna lavora insieme possiamo fare in modo che il territorio attragga investimenti».

Si dice che Sassari debba recuperare il suo ruolo di città punto di riferimento del nord Sardegna.
«Credo che anche questo sia una caricatura della situazione di crisi economica che stiamo vivendo. Sassari è sempre stata fucina di idee, con grandi dirigenti politici di livello regionale e nazionale, anche recentissimamente. Il problema è che dobbiamo fare in modo che il ruolo della città capoluogo sia attivo, più delle altre realtà del territorio. Dobbiamo avere consapevolezza di questo innanzitutto nei confronti della Regione: metteremo sul piatto una serie di proposte, a partire dalla riforma della legge urbanistica regionale. Abbiamo l’area olivetata intorno a Sassari, un grande polmone verde, che non può essere considerata area agricola ma neanche area di espansione residenziale. Deve evolversi in area di presidio delle realtà verde che abbiamo attorno alla città».

E l’agro?
«Se intendiamo la Nurra stiamo parlando di un territorio a stretta vocazione agricola e zootecnica. Non solo per deformazione professionale, conosco bene questa realtà. Ritengo che dobbiamo riportare la nostra città ad avere un livello di sovranità alimentare sufficiente. Continueremo a sostenere Campagna Amica, ma introdurremo la possibilità di fare la spesa in campagna, con corse speciali della nostra azienda trasporti nel fine settimana».

Platamona e l’Argentiera possono essere importanti finestre turistiche.
«C’è un emiro che si aggira per le coste della Sardegna. Vorrei tanto che si fermasse un attimo a Platamona e noi tutti riflettessimo insieme se quegli insediamenti che sono noti per chiamarsi villaggio verde, azzurro o grigio non possano essere a cubatura invariata custoditi e demoliti per fare grandi alberghi dotati di centri fitness, palestre, piscine avviando un’industria turistica. Recupereremmo nel contempo molta parte di quel territorio, perché la volumetria sarebbe concentrata in alcuni luoghi piuttosto che sparsa com’è oggi. Le seconde case non hanno prodotto sviluppo turistico».

E dall’altra parte, l’Argentiera?
«La vedrei come un “chicca”: può diventare un punto di riferimento per il turismo orientato alla fruizione di una natura incontaminata. Abbiamo un target di turismo ambientale che costituisce il 10 per cento del turismo convenzionale. Sono numeri enormi: percorsi di trekking, a cavallo, parapendio. Uno sviluppo sostenibile insomma. E nell’area di Porto Ferro non è necessario avere alberghi, ma è sufficiente un’integrazione con questo sistema».

Ma Sassari è una città turistica?
«Lo abbiamo dimostrato nei primi giorni di maggio, con “Monumenti Aperti”. Sassari ha grandi attrattori culturali e monumenti. Siamo tra le prime 30 città italiane, non scordiamolo, e tra le prime 300 europee. Abbiamo una rete museale cittadina, che dobbiamo integrare con quella dello Stato, col Museo Sanna e la Pinacoteca, l’Accademia e altro. Le opportunità le abbiamo. Per non parlare degli spettacoli e della lirica: nel nostro grande auditorium da 1400 posti vanno sfruttati al massimo. Naturalmente dobbiamo mettere tutti in condizioni di raggiungere Sassari. Ecco perché è importante battersi ed ottenere il collegamento ferroviario tra l’aeroporto e la linea ferroviaria Alghero-Sassari. Ma non escluderei un prolungamento fino a Sorso e la Marina. Bisogna avere un progetto complessivo».

Dall’altro lato c’è lo sviluppo tecnologico da tenere in considerazione.
«Un po’ parafrasando la Silicon Valley ho parlato prima di Green Valley, un’area dove si insediano piccole e medie industrie che fanno innovazione di prodotto e di processo, partendo da materie prime alimentari. Abbiamo l’unica facoltà di Agraria della Sardegna, come i dipartimenti di Chimica e di Veterinaria, e poi un grandissimo centro di ricerca, il Cnr di Baldinca con 120 ricercatori che possono addirittura raddoppiare se noi volessimo davvero fare la “Green Valley” con le specie endemiche da cui trarre le materie prime della nuova epoca della chimica».

Un’ultima domanda, tutta politica: dodici liste non sono troppe?
«Possono sembrarlo. In realtà sono lo specchio variegato di un centrosinistra che ancora non riesce a presentarsi con tre o quattro aggregazioni forti. C’è un momento ancora di passaggio e di crescita che vede scomparire i partiti del ‘900 e affacciarsi partiti completamente nuovi. Il Pd ha dato un grandissimo contributo con le celebrazioni delle primarie, che sono l’unico metodo possibile, reale e giusto di aggregazione dei cittadini sulle scelte fondamentali. Si scelgono i segretari del partito. Così abbiamo fatto con Renzi: non l’avevo votato ma ne sto condividendo le scelte. Non c’è stato nessun Bersani o Veltroni che sono di origine comunista che ha fatto ciò che ha chiuso Renzi, portando il Pd nel Partito Socialista Europeo, la casa dei progressisti. È una scelta strategica che condivido, che garantirà politiche più attente al lavoro e di sviluppo sociale. Votare alle europee è importante anche per Sassari: dobbiamo fare in modo che l’Europa sia governata dal centrosinistra».

Luca Foddai

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