Le interviste/ Nicola Lucchi (Sassari è, Unidos e Rifomatori)
Le proposte del candidato sindaco della coalizione che comprende Sassari è, Riformatori e Unidos. La Ztl va immediatamente cancellata, il Puc ripresentato puntando sull’edilizia pubblica

Sassari. Proseguiamo con le interviste ai candidati sindaci di Sassari. Nicola Lucchi Clemente è proposto da una coalizione di centro che comprende la sua lista civica “Sassari è”, i Riformatori Sardi e Unidos-Sassari che lavora.
Innanzitutto una presentazione.
«Ho 49 anni e faccio l’avvocato penalista. Ho da sempre una grande passione, la politica, fin dagli anni universitari. Ero nei Cattolici Democratici, vicini a Comunione e Liberazione, nel movimento giovanile della Dc. Nel 1992 fui candidato al Parlamento al posto di Beppe Pisanu. Nel 1994 ero poi nel Polo Popolare, all’interno del centrodestra. Fuori dai partiti, ho successivamente coordinato il lavoro con Amadu in Convergenza Sarda. Nel 2000, quando Nanni Campus vinse le elezioni comunali, sono entrato in Giunta da assessore tecnico a Edilizia, Affari legali, Mobilità e Parcheggi: ho azzerato l’arretrato dando 1500 concessioni, ho costituito la task force sui parcheggi, ho promosso lo Sportello Unico per le Imprese ed ho fatto nascere l’Ufficio legale del Comune. Ho poi sempre sostenuto Nanni Campus. Nel 2010 ho fondato la lista civica “Sassari è”, che si presentò alle elezioni con il centrodestra».
E adesso, per queste elezioni comunali scende in campo con una coalizione di centro.
«Ho fatto tesoro di errori compiuti in passato. Sono riuscito a “liberarmi” dalla politica e dai partiti. Questo progetto è condiviso dalla mia lista civica, dai Riformatori e da Unidos. Trovo una grande omogeneità di contenuti: non siamo partiti nazionali, ma in diversa maniera testimoniamo un impegno civile per la Sardegna. Siamo al capolinea con la politica tradizionale, viviamo un momento di grande svolta. Dice tutto il governo Renzi, di larghe intese, che ripropone i vecchi compromessi storici. Renzi è l’ultima spiaggia, dopo non c’è niente».
Siamo a questo punto?
«Sì, ne sono convinto. Abbiamo fatto delle scelte in passato, puntando sul sistema bipolare, che non ha mai attecchito. L’ultimo presidente eletto è stato Berlusconi. Adesso ci troviamo di fronte ad un tradimento totale delle regole democratiche, con il richiamo costante alla rete, per esempio. C’è di fatto una violazione dei principi del nostro sistema».
E Sassari?
«È una città allo sbando, che ha avuto la lunga scia positiva fino al 2010 della programmazione che ha impostato Nanni Campus, di cui ho una stima profonda e che avrei sostenuto volentieri come candidato sindaco in questa campagna elettorale. Oggi Sassari appare una città che non ha futuro. Negli ultimi 4 anni non è stato lasciato neanche un progetto finanziato. Abbiamo un grande indebitamento. Pensiamo che in 9 anni l’amministrazione Ganau non è riuscita ad approvare il Puc, uno strumento fondamentale di programmazione del territorio. Neanche a New York ci hanno messo così tanto. Questo dice tutto sull’incapacità manifesta di chi ha guidato la città negli ultimi anni».
Vediamo i temi programmatici. Iniziamo da centro storico e Ztl.
«La Ztl è stata una scelta cieca, micidiale. È stato chiuso un ghetto, è stata recintata l’identità di Sassari, il cuore, che siamo riusciti ad ammazzare. Parlo da un punto di vista economico, sociale e culturale. Dobbiamo riappropriarci della consapevolezza del ruolo che Sassari ha avuto storicamente. Se non ci riusciamo non potremo fare nulla nell’azione amministrativa e di governo. Ho solo una proposta: revoca immediata della Ztl, facciamo rivivere questa città. E poi riportiamo una ricognizione dei fondi regionali ed europei per poter dare contributi a fondo perduto per ristrutturare tutto il centro».
Non solo il centro storico quindi.
«Il centro va da Porta Sant’Antonio fino al Museo Sanna, anzi, fino al Comando dei Vigili Urbani. La mia proposta è garantire, per esempio, finanziamenti per coprire il 50 per cento delle ristrutturazioni delle case. Così facendo do soldi ed opero un riequilibrio. Pensiamo alle realtà abbandonate, a chi ha bisogno, non a chi ha casa a Monte Bianchinu o nelle parti migliori della città. È un discorso di equità sociale. Che vale anche per i commercianti».
E il Puc?
«Lo dico chiaramente. Deve essere revocato immediatamente. Siamo una situazione di doppia conformità tra il vecchio e il nuovo. Almeno facciamo rivivere le vecchie norme. Poi in sei mesi ripresento il Puc, semplice al massimo, con edilizia popolare pubblica, anche al centro storico, dove c’è stata una desertificazione: siamo passati da 30mila a 7mila abitanti. Sul Turritania dico poi che si deve intervenire. È un simbolo più che altro, un ecomostro».
San Sebastiano diventerà una cittadella giudiziaria.
«È giusto e lo dico da tempo. È normale, ci sono gli spazi per i parcheggi e risolvi tutto. E risparmi i soldi per gli affitti delle sedi del giudice di pace e della Corte d’appello. Iniziamo a riportare gli uffici pubblici al centro».
Parliamo anche di risparmi.
«Sono necessari. Oltre agli affitti, penso sia necessario tagliare sulle troppe spese di rappresentanza, per le consulenze, di staff. Nella struttura comunale ci sono tante persone serie che vanno valorizzate. Poi sul discorso della cultura va detto che è stata fatta una “monocultura”. Abbiamo grandi realtà e tante eccellenze, da riportare a lavorare per Sassari, giovani che ci portino verso il futuro. Vediamo Cagliari: Fiammetta Pilo, già direttrice del De Carolis, che ha portato in passato al Verdi Pavarotti e Nureyev, suggerisce di fare un unico ente lirico regionale. Dobbiamo unirci, tutti insieme possiamo fare sistema, affinché uno spettacolo possa andare a Cagliari, Sassari e Nuoro».
Tra l’altro, da tempo si discute di una multisala a Sassari.
«La devono fare i privati. E secondo me basterebbe cambiare una destinazione urbanistica per realizzarla. Perché non legare questo discorso alla presenza dell’Accademia di Belle Arti e a tutte le altre eccellenze che abbiamo, creando una scuola di scenografia e regia?».
E la musica?
«Ma ti pare che noi organizziamo un Capodanno portando tutta gente da fuori? E spendendo soldi… Non posso più permettermi di spendere 100mila euro quando tutte le mattine alla Casa della Fraterna Solidarietà ci sono più di 500 persone affamate in fila! Farei invece una cosa diversa, spendendo un decimo e rivolgendomi a gruppi locali, come anche per il service. La festa è ugualmente bella e i soldi rimangono a Sassari».
Perché ha deciso di non partecipare ai dibattiti elettorali alla Rai?
«Sono stato io il primo a deciderlo e già domenica ho comunicato questa mia contestazione agli altri candidati sindaci. Rilevo amaramente come dobbiamo andare a Cagliari per una tribuna elettorale. Questo conferma la perdita di ruolo di Sassari anche nel sistema della comunicazione».
Altri temi?
«In questa città non c’è niente. Dobbiamo ridare fiducia, speranza e un sorriso. Ci sarebbe tanto da dire ancora. Non può, per esempio, non essere realizzata una nuova cittadella dello sport. E poi la mancata decisione su dove realizzare la nuova residenza Ersu, con 40 milioni di euro ormai giocati per interessi non so di chi: la scelta deve cadere sulla migliore soluzione urbanistica e non può non essere coinvolta l’Università, come gli studenti. Ultimo rilievo: Sassari non ha più un modello di sviluppo economico. Tutto a Predda Niedda? Un gravissimo errore. Perché Sassari non si espande verso il mare, come è naturale nell’evoluzione della società moderna? Con la nuova legge che abolisce le province, il sindaco di Sassari sarà di fatto il presidente della Provincia. E allora, non si può non fare sistema con Sorso e Porto Torres, per dare sviluppo ed occupazione. Per non parlare dell’Argentiera: si può creare accoglienza turistica».
L’industria?
«Zero. È stata una scelta sbagliata. Abbiamo ancora da gestire le situazioni dolorose dei cassintegrati. Dobbiamo gestire l’economia che possiamo gestire. E rimango contrario alla chimica verde. Dobbiamo vivere di turismo e di agricoltura».
In caso di ballottaggio cosa farà?
«Le uniche forze che vedo contigue col mio progetto sono il Movimento 5 Stelle e gli indipendentisti di Cristiano Sabino. Ritengo che tutti insieme possiamo essere un defibrillatore politico e sociale per questa città. Quando al centrodestra… i suoi elettori sono stati traditi. E io sono uno di quelli che si sentono offesi. Il centrodestra deve fare un lungo percorso di rinnovamento. È un popolo che conosco e stimo: abbiamo condiviso tante sconfitte e non è il caso di continuare a perdere».
Luca Foddai
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