Illuminiamo il futuro
In piazza d’Italia a Sassari la manifestazione organizzata dalla Uisp provinciale. Save the Children: Sardegna al sesto posto in Italia per “povertà educativa” di bambini e adolescenti
Sassari. Questa mattina (lunedì) in piazza d’Italia oltre 180 bambini hanno partecipato all’iniziativa”Bambini in Movimento – Diritti in piazza” organizzata dal Comitato Provinciale UISP di Sassari, in collaborazione con le associazioni UP, Skate Bike Roller, EDUclown e Teatro S’Arza, durante la settimana di mobilitazione “7 Giorni per il Futuro”. La campagna di Save The Children “Illuminiamo il Futuro” è rivolta a sconfiggere, entro il 2030, la povertà economica ed educativa dei bambini in Italia.
Luci e ombre per la Sardegna nella classifica delle regioni italiane con la maggiore “povertà educativa”, cioè quelle in cui è più scarsa e inadeguata l’offerta di servizi e opportunità educative e formative che consentano ai minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. La regione si colloca al sesto posto, nella fascia mediana della classifica, che accorpa le regioni italiane in 8 fasce, ciascuna delle quali comprende un intervallo di 5 punti percentuali. Sicilia e Campania detengono la maglia nera, mentre Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia sono le aree più “ricche” di offerta formativa ed extracurriculare per i minori. In questo ritratto dell’Italia, che emerge dal rapporto inedito di Save the Children “Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?” e dal relativo indice di povertà educativa (IPE) regionale presentato oggi a Roma in occasione della conferenza di rilancio della Campagna Illuminiamo il Futuro, la situazione della Sardegna mostra elementi positivi, ma elementi che destano particolare preoccupazione.
In Sardegna l’offerta di servizi all’infanzia è a livello della media nazionale: solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni può accedere ad un asilo nido pubblico o usufruire di un servizio integrativo, un dato molto lontano dalle regioni più virtuose come l’Emilia Romagna che arriva a quota 27%. Il tempo pieno nella scuola, sembra invece essere più diffuso che in molte altre regioni italiane, sebbene resti ancora insufficiente: nelle classi delle scuole primarie è assente nell’64% dei casi (contro la media nazionale del 68%), ma la situazione migliora nelle scuole secondarie di primo grado, dove è l’56% dei ragazzi a non poter frequentare la scuola tutto il giorno. Un dato migliore rispetto media nazionale (80%), ma che racconta di oltre un bambino su due che resta escluso da un’ attività importante per innescare percorsi di sviluppo della resilienza nei bambini e adolescenti. Poco meno di un alunno su due resta anche senza servizio mensa nelle scuole (47%, in linea con la media nazionale del 48%).
Secondo i dati OCSE –PISA, in Sardegna il 58% di studenti frequenta scuole dotate di infrastrutture insufficienti a garantire l’approfondimento, un dato vicino alla media nazionale (59%), ma che rappresenta comunque oltre uno studente su due. Un dato relativamente positivo è invece rappresentato dal progetto Scuola 2.0, rappresentato dalle aule dotate di connessione internet, che in Sardegna manca solo nel 17% delle classi, segnando il dato migliore in Italia, insieme all’Emilia Romagna e discostandosi di ben 11 punti dalla media nazionale del 28%. Restano però ancora molto limitati i programmi didattici volti a favorire l’acquisizione di competenze digitali da parte dei minori.
Nonostante l’offerta educativa nella regione sia tra le migliori nel Paese, i risultati raggiunti dai ragazzi nelle performance scolastiche restano gravemente insufficienti. Quasi il 27% dei quindicenni non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 33% in matematica, molto peggio della media nazionale (rispettivamente 20% e 25%). Grande preoccupazione destano invece i dati sulla dispersione scolastica , che segna i dati peggiori di tutto il Paese, insieme alla Sicilia, con il 24% dei ragazzi che lascia precocemente la scuola. Un dato ancora più preoccupante se si considerano gli standard europei che prevedono una soglia massima del 10% fissata per il 2020 e del 5% per il 2030.
Oltre al percorso scolastico uno degli elementi fondamentali per contrastare la povertà educativa è determinato dal contesto di vita al di fuori delle mura scolastiche: andare a teatro, o ad un concerto, visitare musei, siti archeologici o monumenti, svolgere regolarmente attività sportive, leggere libri o utilizzare internet, sono tutti fondamentali indicatori dell’opportunità o della privazione educativa. In Sardegna la privazione culturale e ricreativa per bambini e ragazzi raggiunge il 58%, dato importante benchè al di sotto della media nazionale (64%).
L’analisi di Save the Children conferma la stretta correlazione tra povertà materiale e povertà educativa: è proprio nelle regioni ai primi posti nella classifica di Save the Children sulla povertà educativa che si registrano i tassi di povertà più elevati d’Italia. In Italia sono 1.045.000 i bambini che vivono in povertà assoluta e poco meno di due milioni quelli che vivono in povertà relativa (il 19%).
Dall’inizio della campagna, Save the Children ha attivato in tutto il territorio nazionale 16 Punti Luce, in 9 regioni. In Sardegna Save the Children ha aperto un Punto Luce a Sassari, nel quartiere Lattedolce, con circa 120 bambini e adolescenti che frequentano regolarmente i centri e oltre 150 coinvolti in almeno un’attività dall’inizio del progetto.







