Il Pd presenta i candidati

Per il nord Sardegna sono Carla Bassu, Silvio Lai, Patrizia Desole e Gavino Manca. Al Polo Tecnico di via Monte Grappa giovedì scorso è anche l’occasione per contarsi. Tanti i volti conosciuti presenti

Sassari. Buona la prima, almeno sembra. Giovedì sera, nell’anfiteatro del Polo Tecnico di via Monte Grappa, il Pd – Italia Democratica e Progressista ha presentato i candidati del territorio del nord Sardegna alle elezioni politiche del 25 settembre prossimo: Carla Bassu (uninominale Camera collegio nord Sardegna), Silvio Lai e Patrizia Desole (plurinominale Camera), Gavino Manca (uninominale Senato collegio centronord Sardegna). Sulle gradinate sono tanti i volti conosciuti, tra i quali amministratori locali e regionali di ieri e di oggi, ma tanti, allo stesso modo, sono anche i semplici militanti. Finalmente sorrisi e strette di mano, un ritrovarsi dopo un paio di anni nei quali la politica fatta sul campo e non limitata agli eventi su zoom sembrava messa da parte. Adesso è il momento di riprendere il filo del discorso. Visti i sondaggi che quasi quotidianamente vengono proposti su tv e giornali online tutto appare già deciso, almeno a livello nazionale, impossibile fare finta di nulla. In Sardegna però, e giovedì sera questa consapevolezza è emersa, il discorso non appare ancora chiuso.

Un incontro con elettori e simpatizzanti aperto dal segretario regionale Emanuele Cani. «Quella di stasera è una bella piazza di confronto e di incontro – esordisce –. Un forte abbraccio a candidati e candidate che dobbiamo incoraggiare con il nostro impegno. Facciamo tutto il possibile, non diamo niente per scontato, un confronto può essere decisivo, si può vincere per un voto e ogni voto diventa un patrimonio. Queste elezioni politiche saranno un momento dirimente per la storia economica e sociale del Paese. E di fatto stiamo anche aprendo la campagna per le prossime regionali. Il centrodestra ha messo in freezer il presidente della Regione: nessuno ne parla e lui non fa nessuna dichiarazione sui microtemi regionali. Noi ce la possiamo giocare davvero tutta. Abbiamo senza dubbio in Sardegna la squadra migliore».

Tra le novità, Carla Bassu, sassarese, docente ordinario di Diritto pubblico comparato, candidata nell’uninominale per la Camera per tutto il centrosinistra (Pd, +Europa, Impegno Civico e Europa Verde-Sinistra Italiana). Un intervento atteso il suo, alla fine è netto l’apprezzamento da parte di tutti. «È una sfida difficilissima – dice nel primo intervento –. Ho avuto modo di lavorare negli anni vicino alla politica, sempre però protetta dall’essere tecnica. Ma se si vogliono cambiare le cose bisogna anche avere il coraggio di esporsi. Quando questa sfida mi è stata presentata l’ho accettata». Innanzitutto Sassari e la Sardegna. «Ho deciso di tornare nella mia città da Roma, dove stavo benissimo – racconta –, qui c’è il mio ammortizzatore sociale, la mia famiglia. Quante volte mi sono lamentata della politica. Per essere competitivi noi sardi dobbiamo faticare tre volte più degli altri e la Sardegna del nord è maggiormente penalizzata rispetto a quella del sud. L’aspetto cruciale è il lavoro. Quando mi hanno proposto la candidatura a mia figlia ho risposto: mi hanno offerto un lavoro. Penso allora che solo il lavoro possa cambiare le cose. È l’unica strategia che conosco». Tra i temi richiamati ci sono l’estensione dei diritti sociali e della persona, che deve andare di pari passo con altro, come gli interventi sull’economia e sull’energia, oggi fondamentale. «Mettiamoci bene in testa che anche la digitalizzazione è un diritto. Come il diritto alla salute, i diritti di genere e lo ius scholae».

Per Gavino Manca, anche lui sassarese, già consigliere comunale e regionale (2004-2018), deputato uscente e adesso candidato al Senato, la sfida – lo rimarca lui stesso – appare difficile. Soprattutto perché il suo collegio (è candidato nell’uninominale, quindi vince chi arriva primo) si estende fino all’Ogliastra, e comprende Sassari, la Gallura, Nuoro e Oristano. «Il mio collegio è enorme: 276 comuni in cinque province – dice –. Bisogna impegnarsi e penso che questa sia una campagna fuori dalle regole normali, innanzitutto perché si svolge d’estate e poi perché abbiamo passato tre anni tremendi. Qua c’è tanta classe dirigente del Pd e questa regione ha bisogno di un nuovo Pd, che si sappia aprire alla società, che possa trovare un candidato presidente della Regione che possa mandare via il centrodestra che sta affossando l’Isola. Questa campagna elettorale porta allora due opportunità: il Paese può avere prospettive diverse e noi riconquistare la Regione recuperando anche i comuni che abbiamo perso». Nel suo secondo intervento Manca parla invece soprattutto del suo antagonista principale nel collegio, l’ex presidente del Senato Marcello Pera, candidato del centrodestra, totalmente estraneo al territorio. «Non abbiamo niente contro di lui. Ma il centrodestra tiene un atteggiamento scorretto, pensa che la nostra sia una terra di conquista. Vedrete che qua non verrà una sola volta».

«Sono orgogliosa di essere candidata nel Pd e di far parte di questa bellissima squadra. Il nostro è un programma serio, per cambiare – dice subito Patrizia Desole, di Olbia e studi a Sassari –. Mi occupo di un problema molto delicato, la violenza sulle donne. Tocco con mano tutti i giorni i problemi della gente e della mia terra. Adesso è importante fare in modo che la destra non vinca, perché i diritti, in particolare delle donne, sono in pericolo. “Detesto gli indiferrenti”, diceva Gramsci. Dobbiamo allora fare in modo che le cose cambino davvero per tutti. Sono due le questioni importanti che oggi la politica deve risolvere: l’ecosostenibilità e la questione della parità di genere. E il Pd è l’unico partito che in maniera sistematica affronta queste questioni».

«In questo momento non si respira un’aria positiva, bisogna ammetterlo. Se incontriamo qualcuno che dice che voterà Giorgia Meloni e che ripete che non è estrema destra, chiediamo perché la vota. E approfondendo scopriamo che le ragioni sono superficiali: lo fanno gli altri e lo faccio io – spiega Silvio Lai, ex segretario regionale del Pd, già consigliere regionale e senatore (nel 2018 non rieletto per la Camera nell’uninominale e adesso candidato capolista nel plurinominale) –. L’Italia sta andando verso una netta distinzione dopo l’invasione russa dell’Ucraiana: da una parte i paesi democratici, dall’altra i paesi autocratici; da una parte una emergenza pandemica che porta la solidarietà di tutti, dall’altra una situazione in cui per quattro contagiati si chiude una metropoli di 24 milioni di abitanti, come avviene in Cina. L’Italia è il paese con una grande quantità di partiti che hanno o hanno avuto rapporti con Putin. Se consentiremo che il centrodestra prenda il potere e possa anche cambiare la costituzione senza referendum, abbiamo una grande responsabilità. Non è un caso che in Italia sia nato il fascismo». Nel secondo intervento, Lai cambia obiettivo e prende di mira la Regione. «Abbiamo ancora 24 giorni prima del voto. Mercoledì 7 settembre Letta sarà qui, farà tappa sia a Cagliari che a Sassari a differenza di altri leader che invece saranno solo a Cagliari. Siamo una comunità importante, ricca di persone e di esperienza. Una squadra come questa non l’ho vista negli altri partiti. Si può allora mandare un segnale anche contro il centrodestra che guida la Regione».

Sarà questa insomma la prossima partita. Aspetto colto da Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. A lui è affidata la chiusura dell’incontro. «Qua siamo competitivi, i nostri sono nettamente i migliori rispetto a tutti gli altri candidati, non c’è discussione – dice subito –. Chi non sa governare la Sardegna non sa governare tutta l’Italia. E il centrodestra è incapace nella gestione della sanità a livello territoriale. Ieri Pittalis ha chiesto il commissariamento della sanità regionale. Se fosse conseguente ritirerebbe allora gli assessori di Forza Italia dalla Giunta Solinas. Sanità quindi, ma anche continuità territoriale e trasporti, questi sono i temi che dobbiamo fare emergere. Le cavallette si sapeva che sarebbero tornate. Eppure non si è fatto niente. Adesso saremo in grado di dimostrare che il centrodestra non è come il centrosinistra».

Un grande applauso chiude l’incontro elettorale. È il momento della foto ufficiale. Le prossime settimane saranno cruciali per il Pd. I giochi, si spera, non sono ancora fatti. (lu.fo)

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