I ricordi e il bilancio di Federico Pasquini nei suoi 14 anni biancoblù
La nostra video intervista le parole, i ricordi e la commozione dell’ormai quasi ex general manager della Dinamo
Amato e odiato, come tutte quelle persone, quelle figure importanti che ci mettono la faccia, che prendono decisioni e che sono inevitabilmente esposte a elogi, ma forse più spesso a critiche, perchè criticare si sa, è il mestiere che tutti sanno fare meglio, spesso senza sapere e senza conoscere le dinamiche che si nascondono dietro decisioni e scelte. In gergo “tecnico” queste figure si chiamano parafulmini, nel caso specifico, parlando di Federico Pasquini si può tranquillamente affermare, che nei suoi 14 anni di Dinamo spesso, quantomeno recentemente, ha occupato questa scomoda posizione, senza mai perdere le staffe e subendo critiche a volte ingenerose. Certo è che, rimanere quasi 3 lustri in una società è roba d’altri tempi, altrettanto vero è che molti tifosi proprio a causa della sua lunga permanenza lo hanno catalogato come il “cocco” di Sardara, dando la sensazione di non essere mai messo in discussione. Dall’esterno è vero, a qualcuno potrebbe essere sembrato così, ma in realtà quando all’interno di una società si crea un feeling così forte e speciale, prima di cambiare ci si pensa non una ma dieci volte, la fiducia non è una cosa facile da conquistare e quando la si ha reciprocamente, si va avanti insieme. Come tutte le storie, belle o brutte, si arriva comunque alla fine, come è successo nel caso specifico e le ragioni possono essere molteplici o più semplicemente, come ha detto lo stesso Pasquini: “Ho sempre avuto il fuoco dentro e una motivazione fortissima, il giorno che mi sono svegliato e non l’ho più sentita, l’ho comunicato al presidente e ho deciso di prendere un’altra strada”.
La sua storia alla Dinamo è legata soprattutto ai grandi successi, magari erano altri tempi, come dirà nella video intervista, era meno difficile perchè c’era meno concorrenza e con il budget della Dinamo, dieci anni fa si poteva ambire a qualcosa di importante, perchè c’era una sorta di vuoto di potere, con società storiche in difficoltà o cancellate per vicende extra campo, vedi le due Bologna, Siena, Treviso, Scavolini Pesaro o la stessa Cantù. La Dinamo, con Milano che nonostante un budget nettamente superiore ha sciupato occasioni a nastro, è stata brava e fortunata a sfruttare il momento e a infilarsi, riempiendo la sua bacheca di trofei a differenza ad esempio di Reggio Emilia, che in quel periodo aveva probabilmente un budget anche superiore, ma non è stata così brava e fortunata. In tutto questo Pasquini ha avuto grandi meriti. Col passare degli anni, le gerarchie della pallacanestro nazionale si sono in parte ristabilite, Milano ha trovato la quadra, la Virtus Bologna è risorta dalle ceneri e sono venute fuori piazze con tanti soldini a disposizione come Venezia, Brescia, Tortona e ultimamente Trapani. Per capirci, Milano ha un budget che supera i 30 milioni di euro, Bologna si attesta intorno ai 25, poi ci sono almeno altre 4 o 5 società con un budget superiore a quello di Sassari, che si assesta più o meno sui 6 milioni. Tanto dovrebbe bastare per capire quella che può essere la collocazione della Dinamo nel panorama attuale e i conseguenti obiettivi plausibilmente raggiungibili. E’ chiaro poi che si può essere bravi e fortunati ad azzeccare una serie di componenti, uno o due americani a basso costo che in campo spaccano, pochi infortuni nel corso della stagione e via dicendo. Ma per intenderci, deve essere chiaro a tutti che ora come ora, raggiungere una finale Scudetto può certamente accadere, non si sa mai, ma certamente non può e non deve essere un’aspettativa da parte di nessuno, in primis i tifosi. Sassari oggi va a giocare al massimo per un posto nei play off. Ricollegandoci a Federico Pasquini, ecco magari negli ultimi anni qualche errore di valutazione lo ha commesso, come lui stesso ha candidamente ammesso, ma nei suoi 14 anni a Sassari, sarebbe ingeneroso ricordarlo per le ultime difficili stagioni.
Aldo Gallizzi
La video intervista a Federico Pasquini realizzata da Ico Ribichesu







