E se fosse la statua di Vittorio Emanuele ad imbrattare la città?
Nei giorni scorsi una scritta (un messaggio d’amore) ha sporcato il basamento del monumento in piazza d’Italia. La riflessione di Simone Maulu
di Simone Maulu
Un paio di notti fa un ragazzo ha imbrattato con un messaggio d’amore scritto con dei gessetti colorati, il basamento della statua del “povero” Vittorio Emanuele II in piazza d’Italia a Sassari. Sul web si è scatenato il dibattito, c’è chi si fa due risate, chi condanna il gesto e chi dice che non è poi così grave dato che i gessetti non sono indelebili e con la prima pioggia si cancellerà tutto. A questo punto però mi viene spontanea una domanda, non sarà la statua di Vittorio Emanuele II che imbratta la nostra città e la nostra dignità di sardi e sassaresi?
Per stabilirlo dobbiamo capire innanzitutto di chi stiamo parlando e per fare questo dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo:
1720: col trattato di Londra la Sardegna viene assegnata ai Savoia e Vittorio Amedeo II lascia il trono di Sicilia in cambio di quello di Sardegna, mantenendo il titolo regio. Il governo piemontese inizia una forte azione repressiva nei confronti della popolazione allo scopo di debellare il banditismo ed i tentativi di ribellione. Perquisizioni e arresti di massa sono all’ordine del giorno nei villaggi.
1783: La popolazione dell’isola insorge per reclamare condizioni migliori, scoppiano i primi moti anti feudali e anti piemontesi. I sardi si rifiutano di pagare i nuovi tributi provocando la violenta reazione repressiva del governo sabaudo.
1794-1796: I sardi insorgono contro i piemontesi in diversi centri dell’isola. Giovanni Maria Angioy è a capo della rivolta ma l’esercito sabaudo riesce ad avere la meglio. Molti rivoltosi verranno catturati e giustiziati al termine di atroci torture.
1799: Napoleone invade il Piemonte annettendolo alla Francia. I Savoia riparano in Sardegna e nell’isola si verificano altri tentativi di insurrezione che vengono repressi con estrema violenza e crudeltà, si ricordano (1802) quelli di Vincenzo Sulis e Francesco Cilloco ed il prete Francesco Corda. La testa del Cilloco viene appesa per giorni alle porte di Sassari come monito per tutti.
1820: I piemontesi, sempre più interessati al controllo e allo sfruttamento del territorio sardo, promulgano l’editto delle chiudende e cancellando per sempre il sistema collettivo delle terre, in uso da millenni in Sardegna.
7 marzo 1861: Vittorio Emanuele II di Savoia viene incoronato a Torino come primo Re d’Italia.
1865: Vittorio Emanuele II emana la legge sui terreni ademprivi, le terre comuni, che fino ad allora venivano utilizzate liberamente da pastori e contadini per il loro fabbisogno vengono concesse ad imprese private per lo sfruttamento. Per effetto di questa legge la Sardegna ha perso gran parte del suo patrimonio boschivo.
1878: sotto il regno di Umberto I scoppia la guerra doganale tra Italia e Francia. La Sardegna deve interrompere le abbondanti esportazioni di olio, grano, vino, formaggio e altri prodotti alimentari verso il paese transalpino. Ne deriva una gravissima crisi agraria che determina un ulteriore peggioramento di vita delle popolazioni rurali e il conseguente fallimento tra il 1887 e il 1891 delle principali banche sarde con la rovina di tutti i piccoli risparmiatori.
1915-1918: scoppia la prima guerra mondiale, la Sardegna è la regione con il più alto numero di soldati morti in proporzione agli abitanti.
1950: comincia per l’isola il periodo delle servitù militari, 24000 ettari di territorio vengono sottratti dal governo italiano per effettuare esercitazioni belliche con materiali risultati dannosi per la salute delle popolazioni.
1962: con i Piani di Rinascita, viene installata l’industria pesante nell’isola anche allo scopo di controllare il territorio delle zone interne. In breve tempo il miraggio della chimica attira gli uomini dalle campagne che progressivamente vengono abbandonate, interrompendo per sempre la trasmissioni di tecniche e saperi millenari.
Visti gli avvenimenti storici è lampante che il periodo dei Savoia in Sardegna è stato uno dei periodi più bui della nostra storia e la repressione sabauda è stata una delle più brutali. Alcuni dicono che a Sassari Vittorio Emanuele II abbia fatto più fatto più morti della peste. Sarebbe interessante se in città si sviluppasse un dibattito in questo senso in modo da capire bene il significato dei simboli e ciò che rappresentano, dato che le vie principali e le piazze più belle della nostra città sono intitolate ai nostri carnefici, basti pensare a piazza Conte di Moriana, via Bogino, viale Umberto I, via Carlo Felice e la stessa piazza d’Italia e non a chi ha dato lustro alla nostra terra e alla nostra città come per esempio Giovanni Maria Angioy e Francesco Cilocco.
Visto che di recente l’amministrazione comunale ha cambiato i nomi a via Manno e corso Margherita di Savoia intitolandole a Cossiga e Berlinguer, nessuno ci vieta di sostituire i simboli legati ai Savoia e magari rinominare piazza d’Italia in piazza Sardegna con la statua di Angioy o di Cilocco. La statua di Vittorio Emanuele potrebbe essere esposta in un museo come opera d’arte di Giuseppe Sartorio che raffigura uno dei più grandi tiranni del popolo sardo.
In questo modo creeremo sicuramente un popolo più cosciente e più consapevole della propria storia dalla quale hanno origine molte delle crisi sia culturali che politiche che viviamo ancora oggi. E magari, come tutti i popoli liberi, inizieremo a pretendere di studiarla anche a scuola la nostra storia.






