Diritti al Cuore 2015

Sabato pomeriggio al centro di Sassari un pride esteso per i diritti e le libertà di tutte e tutti. Il corteo partirà da piazza Caduti del lavoro fino a piazza Tola

 

Dirittialcuore5.jpgSassari. Ritorna domani, sabato 13 giugno, “Diritti al Cuore”, corteo che per la quinta volta per le vie di Sassari, dietro lo slogan “Diritti Orgoglio Cittadinanza”. Patrocinata dal Comune di Sassari e da altri enti, “Diritti al Cuore” è una manifestazione contro omofobia, razzismo, sessismo e tutte le discriminazioni: vuole essere una risposta positiva ai frequenti episodi di violenza che registriamo nel nostro territorio, alla crescente ostilità nei confronti dei profughi e dei migranti, ai numerosi episodi di violenza sessista e alla strisciante omofobia che continua a condizionare le nostre esistenze.

Il raduno è previsto per le 17 in piazza Caduti del Lavoro. Il percorso del corteo attraverserà via Amendola, viale Italia, Emiciclo Garibaldi, via Cagliari, piazza Castello, piazza Azuni, piazza Tola. Qui si concluderà con uno spettacolo a cui prenderanno parte, in forma totalmente gratuita, i gruppi musicali Studio 54 e gli Archè e le Drag Queen Maddalena Sottocroce, Darla Fracci, la Trave Nell’Okkio, Armonik, Taylor Monroe, Alexandra Spacciabelli, Selene Wood, Elisabeth Queen, Rachel Aguilera. Oltre alla musica, la piazza sarà animata anche da spettacoli di Ramon Cacetada e della sua scuola di Capoerira, degli allievi del Centro Danza Simona Cillo, della compagnia teatrale S’Arza, e di Theatre an Vol. Dalle 24, alla fine del concerto, in via Adelasia 1, al circ. True Colors, si terrà Diritti al Party, la festa ufficiale di Diritti al Cuore. Ospite della serata, dai migliori club di Milano, il dj Stefano Radda, in consolle con il dj resident del Queer Party Graffio.

Dirittialcuore1.jpgL’evento è stato presentato giovedì mattina nella sala conferenze di Palazzo Ducale dal sindaco Nicola Sanna, da Massimo Mele del Mos, da Giusi Marrosu dell’associazione NoiDonne2005 e da Cheikh Diankha dell’associazione senegalese Yakaar. Durante l’incontro con la stampa, Abdou, un richiedente asilo originario della Sierra Leone (e da ultimo residente in Gambia), ha raccontato la sua esperienza di omosessuale in Africa e ha spiegato come, in molti Paesi del continente, l’omosessualità sia ancora considerata un reato e condannata da esponenti di primo piano della politica locale.

Tutti i fenomeni di discriminazione, pur nelle loro specificità, derivano da ignoranza e paura. Per questo gli organizzatori hanno ritenuto che mai come oggi fosse necessario scendere in piazza insieme, in una grande festa collettiva. La paura e l’ignoranza si combattono solo imparando a convivere nel pieno rispetto dei percorsi, delle scelte e dell’identità di ognuna e ognuno di noi.

“Diritti al cuore” rappresenta l’incontro dei tre principali movimenti di liberazione: il movimento LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali Transgender), il movimento femminista e quello antirazzista, insieme per rivendicare i diritti e la piena cittadinanza di tutte e tutti e per diffondere una cultura del rispetto e di valorizzazione delle diversità.

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Il sindaco Nicola Sanna

«Dobbiamo pensare alla difesa dei diritti di tutti – ha detto il sindaco Nicola Sanna durante la conferenza –. La manifestazione deve essere un monito. Ci sono difficoltà da superare legate ai pregiudizi. La città è ben lieta di accogliere questo momento festoso. Un evento di colori e suoni che vuole dichiarare il diritto di tutti a potersi amare».

Durante la conferenza, gli organizzatori hanno spiegato come la manifestazione possa essere considerata una sorta di “pride” (la manifestazione simbolo dei diritti e le libertà di tutti/e) esteso a coloro che vivono sulla propria pelle fenomeni di razzismo o discriminazione ma anche a chi desidera vivere in una società che fa dell’inclusione e della convivenza i suoi valori fondanti. «Sentiamo populisti soffiare sul fuoco delle paure, con le cose dette su matrimonio, omogenitorialità o Salvini e Meloni che agitano la paura economica – ha detto Massimo Mele –. Non c’è per noi un’integrazione intesa come assimilazione ma come contaminazione. Non sarà comunque una manifestazione contro omofobi e razzisti. Penso alle “sentinelle in piedi” e ai politici che hanno partecipato recentemente. E qui mi sento di dire che la presenza di Carmelo Porcu mi ha stupito, proprio lui che vive personalmente le difficoltà e che invece difende il diritto alla discriminazione. La nostra sarà in ogni caso una manifestazione per tutte e tutti, sarà una festa. Il grigiore di qualsiasi forma di odio pensiamo debba essere combattuta con la voglia di stare insieme».

La piena cittadinanza di tutte e tutti significa, oltre ad una modifica dell’atteggiamento di ognuno di noi, a partire dal linguaggio, il riconoscimento dei diritti negati sulla base della provenienza geografica, dell’orientamento sessuale, del credo politico e religioso ecc. Nello specifico attraverso gli organizzatori chiedono: diritto all’accoglienza di tutte le persone che fuggono da zone di guerra, dalla fame o dalle persecuzioni; l’estensione della legge Mancino (contro i crimini di odio) all’omofobia e alla trans fobia; il matrimonio egualitario (estensione del matrimonio civile alle coppie gay e lesbiche); l’educazione a una cultura del rispetto di tutte le diversità nelle scuole di ogni ordine e grado, nella sanità e nel settore socio-assistenziale (senza possibilità di obiezione di coscienza, nessuna coscienza può permettere la discriminazione!).

«Parteciperemo a un percorso colorato di diritti. Sono qui per rappresentare tutti i diritti femminili e femministi di “Diritti al cuore”. Ci siano occupate moltissimo di sessismo legato in particolare al linguaggio. Che è importante: assessora anziché assessore, avvocata e non avvocato, oppure ancora revisora dei conti, consigliera. Sassari è tra le poche amministrazioni ad avere adottato una delibera di Giunta sul linguaggio di genere. La differenza è un grande valore», ha aggiunto Giusi Marrosu dell’associazione NoiDonne2005, «Con questa manifestazione vogliamo dimostrare che l’immigrato non è un delinquente, ma fugge dalla propria terra per cercare una vita migliore. L’omofobia esiste in Africa. In Gambia o anche in Senegal è reato: non posso andare in gire a dire che sono gay. Qui siamo in Occidente, in una terra di diritti», ha proseguito Cheikh Diankha dell’associazione senegalese Yakaar. «Dobbiamo sradicare gli elementi di discriminazione. Dobbiamo fare sapere che Sassari non è razzista. E può darsi che tra 30 o 50 anni Sassari avrà un sindaco di origine marocchina o senegalese».

La manifestazione gode del patrocinio del Comune e della Provincia di Sassari e il patrocinio e il contributo del presidente del Consiglio regionale ed è promossa da Acos, AGedO SS, Amnesty International SS, Arci SS, ass. cult. Music & Movie, ass. senegalese Yakaar, CGIL SS, compagine teatrale Ouroboros, FLC CGIL SS, Collettiva Femminista, CPO comune SS, Emergency SS, Movimento Omosessuale Sardo, noiDonne2005, Teatro S’Arza, Temperalapsus, Theatre en Vol, Voce Amica.

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