Dinamo, peccato per la sconfitta ma la strada è quella giusta
Nonostante abbiano perso al fotofinish (111-112) con l’Olimpia Milano, i biancoblu hanno offerto una prestazione incoraggiante che lascia ben sperare per il prosieguo della stagione

E’ chiaro, perdere non fa mai piacere, ma ci sono sconfitte e sconfitte. Quella di ieri con l’EA7 Milano va archiviata guardando certamente la parte mezzo piena del bicchiere. Chissà che non sia stata la partita spartiacque, la partita della consapevolezza, dell’illuminazione, ad indicare la strada da seguire da qui in avanti. Approccio, coraggio, determinazione, energia, lucidità ma soprattutto spirito di squadra; giocatori che si passano la palla, che si aiutano in difesa, che non si risparmiano. Ieri al Palaserradimigni si sono viste queste cose e se alla fine si è perso, è solo per una serie di circostanze ma soprattutto perchè si è giocato contro la squadra più forte della serie A. Milano ha giocato da Milano, con la sua panchina lunga, con le sue infinite alternative, che hanno permesso a coach Banchi di ruotare in tutta tranquillità ben 10 giocatori che si sono fatti trovare tutti pronti e a turno (su tutti Samuels e Kleiza) hanno dato la spallata nelle fasi in cui la Dinamo si è fatta sotto.

Una Dinamo che ha giocato a livello di squadra, facendo scelte e letture migliori rispetto al recente passato e che ha trovato un Sanders stratosferico, immarcabile specialmente nei primi due quarti e che purtroppo non ha potuto dare il suo contributo nel momento decisivo della contesa a causa di un infortunio.Una distorsione alla caviglia sinistra nel corso dell’ultimo quarto, il cui responso sull’entità verrà dato domani.
Molto bene anche Jerome Dyson, l’ex brindisino ultimamente era finito nel mirino delle critiche per le prestazioni decisamente al di sotto delle sue possibilità, ma che ieri ha dato risposte importanti facendo vedere per larghi tratti quelle che sono le sue enormi potenzialità. Il pubblico lo ha applaudito, lui anche in sala stampa nel dopo gara ha confermato di sentirsi meglio e di confidare sulla sua crescita e sulla crescita di tutta la squadra: < Le critiche fanno parte dello sport – ha detto Dyson -, bisogna accettarle e lavorare ogni giorno per migliorare. Io ora mi sento meglio, le gambe girano e posso sviluppare il mio gioco, spingere la palla e correre. Oggi abbiamo capito qual’è la strada da seguire, abbiamo solo bisogno di lavorare. Il fatto di giocare ogni tre giorni e di viaggiare tanto non ci ha consentito finora di allenarci tanto in palestra ed è quello di cui abbiamo bisogno perchè siamo una squadra nuova. Questo aspetto ci da fiducia e ci fa capire che abbiamo grandi margini di crescita >. Soddisfatto anche Meo Sacchetti: < Dopo questa partita le mie convinzioni si rafforzano – ha affermato il coach di Altamura -, ho avuto le risposte che volevo. Certo, abbiamo perso, ma lo abbiamo fatto contro Milano che è la squadra più forte >.

L’unica piccola nota stonata della serata, a parte la sconfitta s’intende, è stato il comportamento tenuto da Edgar Sosa quando coach Sacchetti lo ha richiamato in panchina in un paio di circostanze; Sosa ha infatti scagliato in terra, rifiutandolo, l’asciugamano che gli era stato passato da un compagno ed è andato a sedersi in panchina borbottante, isolandosi anche durante un successivo time out. Ecco, Edgar Sosa è un giocatore esuberante, istintivo e vivace, un giocatore che come tutti gli altri ha un ruolo importante. Nella giornata in cui la Dinamo ha trovato o se si preferisce, ritrovato compattezza e gioco di squadra, la reazione (istintiva quanto si vuole) del dominicano è stata totalmente fuori luogo. Probabilmente si è trattato solo di uno sfogo momentaneo che non lascerà nessun tipo di strascico o ripercussione, ma a prescindere sarà bene che anche il buon Edgar metta da parte l’ “io”e inizi a ragionare con il “noi”.
Aldo Gallizzi







