Dinamo così non va

La squadra non ingrana e fa fatica a tradurre in campo i dettami tecnico tattici del suo allenatore. Serve trovare al più presto una soluzione

Dare giudizi affrettati non è mai consigliabile, ma certo è che qualche riflessione va doverosamente fatta. La quarta sconfitta in cinque partite, ha confermato i problemi che stanno attanagliando la Dinamo.

Ma facciamo un passo indietro alla sconfitta con Bonn. E’ la genesi di ogni male, perchè da quel giorno in avanti la squadra sicura e determinata che si era vista in pre season si è sciolta. Magari sarà pure una coincidenza, ma il dato è oggettivo. Inutile nasconderlo, per società e giocatori stessi la BCL era un obiettivo chiaro, definito e raggiungibile, a maggior ragione dopo quanto mostrato prima di quella disgraziata serata. Il contraccolpo psicologico è stato talmente forte che da li in avanti la squadra ha perso consapevolezza e le sicurezze che si stava costruendo e non è più riuscita ritrovare il bandolo della matassa.

La difesa. Doveva essere il marchio di fabbrica della Dinamo targata Markovic, lo è stato inizialmente, poi il crollo. in campionato il Banco nelle prime 5 partite ha subito una media di 90.2 punti a partita, che ne fanno la peggior difesa, meglio solo di quella di Varese. Basta e avanza questo dato per accertare che il problema ci sia e sia abbastanza grosso. Senza voler puntare il dito contro nessuno, è chiaro che l’allenatore non sta riuscendo a trasmettere i suoi concetti alla squadra, tesi avvalorata anche dalle dichiarazioni post Trento dello stesso coach, che ha velatamente (ma neanche tanto) affermato, che non sa come convincere i giocatori a fare determinate cose, soffermandosi sul fatto che certo cose non si possono allenare più di tanto e che sono situazioni di gioco che giocatori così esperti devono saper leggere. Il riferimento specifico è stato riguardo ai falli che sarebbero dovuti essere commessi in certe situazioni, ma che invece non sono stati fatti, consentendo agli avversari di entrare tutti in partita , segnare con facilità e prendere coraggio. La squadra ha paura di difendere ha detto Markovic, la squadra reagisce solo dopo aver subito parziali dagli avversari. Un dato che fa riflettere. Ciò che preoccupa è il fatto che stia accadendo ad una squadra di ragazzini con poca esperienza. Dove sta quindi il cortocircuito? Potrebbe essere un problema di approccio, di durezza mentale, di pressione, di caratteristiche, di reale valore del roster o altro, o forse di tutte queste cause insieme.

Poco atletismo. Dato inconfutabile e oggettivo anche questo. Gli unici due giocatori atletici, seppur uno potente e l’altro agile, sono Fobbs e Renfro, per il resto onestamente si parla di normali atleti, neanche tanto giovani, giocatori di sistema, gente che senza dubbio conosce la pallacanestro, ma alla quale non si può chiedere chissà che cosa dal punto di vista fisico. La riflessione quindi sorge spontanea: In un basket moderno sempre più atletico, fisico e intenso, seguendo quale logica si è costruito un roster che avrebbe dovuto avere una fortissima connotazione difensiva, inserendo elementi con scarsa fisicità e atletismo?

E’ proprio questo aspetto a lasciare un tantino perplessi, ovvero cercare di tirar fuori da certi giocatori, cose che non sembrano essere esattamente nelle loro corde. Il problema si evidenzia soprattutto in difesa, ma anche in attacco, perchè uomini come Bendzius e Sokolovski possono si essere letali sul perimetro, ma non sono in grado di costruirsi dei tiri da soli e devono ricevere palla nei modi e nei tempi giusti. In difesa poi non sono dei fulmini e se danno tutto in quella metà del campo poi perdono lucidità in attacco. Restando sui singoli, Fobbs potenzialmente può dire la sua e far bene, ma ha degli up and down che lasciano perplessi e questo scompagina i piani, perchè le sue caratteristiche sono imprescindibili in questo gruppo e forse non si stanno neanche sfruttando appieno. Poche volte va al ferro, è uno dei pochi che può farlo e spesso si accontenta di tirare dall’arco, con numeri che non sono malaccio ma non esattamente da specialista. Magari è una questione di tempo, l’auspicio è che sia così, come per Bibbins, che già ieri ha dato segnali incoraggianti soprattutto dal punto di vista della leadership.

E’ inoltre evidente che in questo momento la squadra non sia tranquilla e serena, forse sente la pressione, è possibile quando i risultati non arrivano. Una situazione negativa che si sta ripercuotendo anche sui tifosi, le cui presenza sono in calo in campionato, per non parlare della coppa. Anche di questo si dovrà tener conto nelle analisi e nella valutazioni generali che quotidianamente vengono fatte in seno alla società.

Sono tante insomma le cose da provare a mettere a punto, cercando anche di capire se sia necessario ed eventualmente cambiare qualcosa a livello tattico, perchè va bene lamentarsi ed arrabbiarsi coi propri giocatori, ma se ci si accorge che certi concetti “non arrivano” o si cambia metodo, o si cambia la tattica, adattandola di più alle caratteristiche dei giocatori e questo è compito dello staff tecnico, oppure a lungo andare si arriverà all’inevitabile, ovvero il cambio qualche giocatore o del timoniere.

Qualunque cosa sia, è necessario compattarsi lavorare per cercare di dare una sterzata, prima che le acque si agitino davvero e ad uno ad uno sfumino tutti gli obiettivi prefissati, il prossimo in ordine di tempo sono le Final Eight di Coppa Italia, ma a guardare più lontano, il più importante è senza ombra di dubbio quello di preservare la categoria, cosa che non si può dare per scontata, soprattutto constatando quanto si sia alzata quest’anno l’asticella con budget sempre più alti e sempre più società col portafogli bello gonfio e come inevitabilmente la Dinamo stia perdendo di conseguenza qualche posizione nelle gerarchie della pallacanestro nazionale.

Aldo Gallizzi

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