Già superato il Puc di Sassari
Va completato con alcuni interventi su strumenti collegati, a partire dal regolamento edilizio. Ma manca una vera legge urbanistica regionale. L’impegno del presidente Ganau e le anticipazioni del sindaco Sanna e dell’assessore Marras
Sassari. Dallo scorso dicembre, dopo quasi nove anni di lavoro, Sassari ha il suo nuovo Puc. Un Piano Urbanistico che però vede la luce in larga parte già superato. La vera sfida è adesso adeguarlo alle normative ed alle esigenze di tutela e sviluppo del territorio nel frattempo definite e che a breve dovranno essere messe nero su bianco a cominciare dal nuovo Piano Casa e da una vera legge urbanistica regionale che ancora manca. Venerdì mattina, alla Camera di Commercio in via Roma, amministratori cittadini ed operatori del settore hanno fatto il punto in occasione di un incontro-convegno organizzato dall’ANIEM (Collegio Imprese Edili ed Affini della Sardegna), in collaborazione con la CONFAPI Sardegna Sassari.
Dopo i saluti del presidente dell’Ente camerale Gavino Sini e della presidente dell’Aniem Valentina Meloni, ha preso la parola il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, sindaco di Sassari dal 2005 al 2014. Fu proprio Ganau, nel 2006, ad avviare l’iter che portò alla definizione tre anni più tardi del primo Puc, stoppato dalla Regione e poi rivisitato nel secondo Puc, invece approvato ed infine adottato lo scorso anno dagli uffici regionali e pubblicato sul Buras in dicembre.

Il Piano Urbanistico è stato fatto perché c’era l’esigenza di intervenire e superare uno strumento, il Prg (definito a metà degli anni ’80), ormai completamente superato. Si andava avanti con varianti urbanistiche contradditorie, iniziate del resto già negli anni ’60, quando si scelse l’espansione verso il mare e subito dopo si cambiò completamente andando verso Osilo», ha ricordato Ganau. Ma c’erano altri due limiti: l’agro, eccessivamente urbanizzato, unico esempio in Sardegna ed in Italia, con la conseguente assenza di servizi infrastrutturali, ed anche la necessità di intervenire a favore dell’edilizia residenziale popolare. «Situazioni che portarono l’Amministrazione ad optare per un riordino generale. C’era inoltre la complicazione del Piano Paesaggistico regionale, ma mancava la legge urbanistica che consentisse ai comuni una pianificazione sui territori», ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale. «La legge manca in realtà ancora oggi. Ecco perché il Puc di Sassari è già vecchio. Abbiamo la necessità di riprenderlo in mano – ha proseguito –. Serve una legge urbanistica regionale che semplifichi le norme, finalmente applicabili, e che fornisca indicazioni precise ai Comuni»
I rapporti tra il Ppr ed i Puc definiti da diversi comuni isolani sono stati finora difficili. Si pensi che per ora appena 12 comuni hanno superato la verifica di coerenza. «È evidente che c’è qualcosa che non va. Anche gli uffici regionali ci hanno messo del loro. Per esempio, ci hanno fatto fare cose con un lavoro durato due anni per non poi accoglierle. Mi riferisco al censimento dei beni identitari. Ma è stata l’assenza di una legge urbanistica che ci ha costretto a rinunciare a due strumenti moderni, come la perequazione e la premialità». I comuni devono essere messi nelle condizioni di applicare velocemente le proprie norme in maniera efficiente e moderna. «L’impegno del Consiglio regionale – ha concluso Ganau – sarà quello di far approdare in aula quanto prima, subito dopo l’approvazione della finanziaria all’esame del’Assemblea proprio in questi giorni, il nuovo Piano Casa. Ma senza una legge urbanistica moderna che semplifichi le norme, finalmente applicabili in maniera precisa ed univoca, difficilmente i comuni potranno definire regole certe e uno sviluppo urbanistico in grado di migliorare la qualità urbana e rilanciare il comparto edilizio».
Ma il Puc di Sassari ha già portato ossigeno all’economia cittadina? «Questa era una falsa aspettativa», ha subito precisato l’assessore comunale all’Urbanistica Alessio Marras. «Da più parti è stato detto che il settore dell’edilizia sarebbe ripartito. Ma non è così. L’approvazione del Piano ha comportato innanzitutto l’eliminazione della “doppia conformità” ed ha mandato in pensione il vecchio Piano Regolatore. Questa semplificazione procedimentale però non è sufficiente per fare partire l’edilizia, perché prima che riparta ci devono essere le condizioni affinché si riprenda l’economia nel complesso». È crollata la domanda ed oggi chi ha risorse economiche non investe nel “mattone”, tanto che l’invenduto è alto. Nel 2015 ci potrà essere un cambiamento nel trend? Forse.
Puc, si riparte dal regolamento edilizio (archivio Sardegnadies 30 dicembre 2014)

«Come ho già detto, considero il giorno di pubblicazione nel Buras non un punto di arrivo ma uno di partenza. Il Puc ha bisogno di essere monitorato ed è vero che va rivisitato anche immediatamente. Esprimere giudizi è forse prematuro. Anche perché sicuramente l’urbanistica è una materia complessa, le norme non sono sempre chiare», ha proseguito l’assessore. «Il Piano Urbanistico ha bisogno di una rivisitazione, alcuni aspetti vanno rivisti e rielaborati. Lo faremo con gli operatori: credo che un confronto possa e debba continuare, perché abbiano bisogno dei suggerimenti di tutti. Fermo restando che la sintesi è della politica ed in questo caso del Consiglio comunale». Si dovranno predisporre nuovi piani particolareggiati, modificare il regolamento edilizio, riperimetrare il centro matrice, fare il Pul e proseguire con la Vas. «Da dicembre la Regione ci ha trasferito le competenze sul Piano di Assetto Idrogeologico, ma non le risorse». Infine il centro storico. «Non possiamo sottovalutare la sua importanza. È tra i più grandi e i più belli. Rianimarlo non vuol dire portare solo gente a viverci. Chiedo a tutti uno sforzo ed un’attenzione particolare. Oggi abbiamo meno di diecimila abitanti ed è l’unico centro storico in cui gli immigrati vengono a vivere».

«La prima versione del Puc, con lo strumento della perequazione, era assolutamente all’avanguardia», ha esordito il sindaco Nicola Sanna. A Sassari la prima questione su cui intervenire è l’agro. «Lo abbiamo rovinato. Adesso dobbiamo riuscire a classificarlo come zona urbana, che ha bisogno di un risanamento: non c’è l’approvvigionamento idrico o la raccolta reflui. Eppure le potenzialità ambientali ci sono. Del resto quando ci avviciniamo alla stagione estiva città come Olbia e Nuoro sono colpite dal fuco; noi no, perché abbiamo la cultura della “campagnetta”, con una coltivazione magari hobbistica, anche con alcune produzioni a km zero, come l’olio. Ma quanto altro possiamo portare?». Di espansione edilizia non se ne parla. «Sassari presto, forse anche già nel 2020, rischia di essere sui 110 mila abitanti. E non è che ci sia chissà quale domanda di nuove costruzioni. Il nostro Puc ha fatto tesoro di queste proiezioni. Del resto oggi si preferisce vivere in piccoli centri, come Ossi o Usini. E dall’agro si registra la tendenza a ritornare nella cinta urbana. Pensiamo ad altre realtà, dove tutto è costruito ed invenduto come in Veneto o a Roma». Occorre allora puntare ad una gestione integrata del territorio. Se gli edifici nell’agro diventano vuoti, perché non utilizzare questo patrimonio come avviene nelle campagne toscane, che accolgono ricchi inglesi? «Ovviamente non siamo a Firenze. Pensiamoci però. È un problema di organizzazione, che è il vero grande problema del turismo in Sardegna». Altre tendenze che è possibile agganciare sono la residenzialità studentesca, all’interno della città, ed il tema moderno della chimica verde e dello sfruttamento delle potenzialità dei vegetali.
Infine la gestione del Puc. «Occorre costruire un sistema che sia dialogante. Alcune modifiche vanno senza dubbio fatte. È inoltre nostra intenzione costituire il cosiddetto Ufficio del Piano, che sia di presidio alla manutenzione ordinaria dello strumento urbanistico. Ma ci vuole anche qualcos’altro, una consulta con il sistema delle imprese e con gli stakeholders, che consenta il raggiungimento degli obiettivi del Piano», ha detto in conclusione il primo cittadino. «Abbiamo bisogno di un dialogo costante con la Regione per fare in modo che la legge urbanistica sia rispondente ai tempi moderni che siamo vivendo». (Luca Foddai)
© Riproduzione vietata







