La Sardegna piange Rombo di tuono, con lui anche il riscatto di un’intera isola
La notizia della morte di Gigi Riva dopo le 22 di lunedì sera ha fatto il giro del mondo, ripresa dalle principali testate internazionali

È scontato dire che con Gigi Riva se ne va un simbolo della Sardegna. Con lui, per meriti sportivi (ma tante volte è stato proprio lo sport a segnare un’epoca), un’intera isola ha potuto vivere momenti di orgoglio e, perché non scriverlo?, di riscatto. «Spesso ci gridavano “pecorai” e ci insultavano. Ma vincevamo noi!». Riva stesso, pardon, Giggirrivva, ricordava questi episodi. «Che soddisfazione battere soprattutto Juve, Milan e Inter», aveva detto in una intervista rilasciata al Corriere della Sera la scorsa estate. Ma un anno prima, in occasione della proiezione del bel docufilm di Riccardo Milani a lui dedicato “Nel nostro cielo un rombo di tuono”, Riva si commosse e le immagini del grande e taciturno calciatore furono mostrate in tv. Un uomo che, ancora una volta, non ebbe paura di nascondere le sue fragilità (da decenni combatteva con la depressione e non si metteva problemi a parlarne).

Riva (il prossimo novembre avrebbe compiuto 80 anni) era grande anche nei rapporti umani. Proverbiale la sua idiosincrasia per le interviste, scritte e televisive. Poi, chiaramente, se c’era da commentare qualcosa di davvero importante, non si tirava indietro. Ma per lui l’apparire non è mai stato determinante. Quanta differenza con i giocatori di oggi, iperpalestrati e attenti all’aspetto (dai tatuaggi esageratamente esibiti alle chiome curatissime e qualche volta dai colori improbabili) e ai soldi, anche questi tanti, troppi per le loro reali capacità. Riva era tutto l’opposto. Famosi i suoi no all’Inter di Moratti e soprattutto alla Juve di Agnelli, che alla fine degli anni ’60 voleva portarlo a Torino pagando un miliardo di lire, all’epoca una cifra mostruosa. “Rombo di tuono”, soprannome inventato da Gianni Brera dopo la vittoria dello scudetto del Cagliari, ostinatamente volle rimanere in Sardegna, lui, lombardo di Leggiuno, in provincia di Varese, diventato sardo al cubo, per amore verso una regione che lo aveva accolto e continuava ad amarlo come un figlio (ma anche per amore per una donna). E che gli aveva consentito di superare, almeno in parte, le ferite nell’anima dell’infanzia e dell’adolescenza, con le dolorose morti dei genitori (la sorella maggiore Fausta, che poi lo aiutò dopo i 16 anni, è scomparsa nel 2020), e difficoltà anche economiche della solitudine dopo avere conosciuto l’indigenza in famiglia.
La notizia della scomparsa del grande calciatore, il più grande attaccante della storia della nazionale italiana con 35 gol in 42 partite (una media incredibile e un record destinato a rimanere imbattuto ancora per parecchio), è stata ripresa anche dalle principali testate internazionali. Le tv italiane lunedì sera hanno dedicato ampi servizi a Gigi Riva, in alcuni casi aprendo l’edizione (per esempio, il tg di La7 con Enrico Mentana), i giornali online hanno dato la notizia in tempo quasi reale, costruendo in poche decine di minuti speciali e riportando i ricordi di amici e colleghi di una vita.
Anche la politica ha fatto la sua parte e non poteva essere diversamente. A cominciare da Sergio Mattarella, presidente della Repubblica. «Tanti italiani, e io tra questi, apprendono l’improvvisa notizia della morte di Gigi Riva con autentico dolore – si legge nella home page del sito del Quirinale –. I suoi successi sportivi, il suo carattere di grande serietà, la dignità del suo comportamento in ogni circostanza gli hanno procurato l’affetto di milioni di italiani anche tra coloro che non seguivano il calcio. Esprimo ai familiari il mio cordoglio e un sentimento di sincera vicinanza». A seguire la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e altri rappresentanti delle istituzioni e dei partiti. Doveroso l’intervento del presidente della Regione sarda Christian Solinas: «Con profonda commozione, mi unisco al cordoglio di tutti i sardi, dell’Italia e del mondo intero per la perdita di un grande campione dello sport e della vita. La Sardegna perde una sua grande bandiera, un uomo che ha profondamente amato la nostra terra, sacrificando nel nome di questo grande amore tante legittime aspirazioni personali. Era sardo tra i sardi, orgoglio della nostra Isola. A Gigi Riva, a nome di tutti i sardi, dico un grande, immenso e imperituro “grazie”». Disposto il lutto regionale sino al giorno delle esequie: tutti gli edifici regionali, pertanto, dovranno esporre la bandiera della Sardegna, all’esterno, a mezz’asta, mentre quelle poste all’interno degli stabili, dovranno essere listate a lutto. A Cagliari è stato inoltre stabilito il lutto cittadino.
La stampa internazionale. La morte di Gigi Riva è una notizia ripresa da diversi giornali del mondo, segno che Rombo di tuono era davvero una icona sportiva internazionale, anche se noi non ce ne rendevamo conto anche per via della sua grande timidezza e chiusura di carattere (incredibilmente sardo anche in questo). “Italy’s record goalscorer Gigi Riva dies aged 79” titola la Reuters, agenzia di stampa numero uno del mondo. The Guardian, prestigioso quotidiano britannico: “Gigi Riva, Italy and Cagliari footballing hero, dies aged 79 after heart attack”. Marca, giornale sportivo spagnolo, con una bella foto di Riva che vola sopra Pelè nella finale del mondiale del 1970: “Fallece Gigi Riva, mítico delantero del fútbol italiano. El jugador, campeón con el Cagliari, era uno de los atacantes más respetados en la historia del Calcio”. L’equipe, prestigioso giornale sportivo francese: “Luigi Riva, le meilleur buteur de l’histoire de la Nazionale, est mort”. Grandi spazi anche sui giornali tedeschi (quella Italia-Germania 4-3 del 1970 con Riva protagonista la ricordano bene anche loro). La Bild: “Italien-Legende Riva (†79) verstorben” e una bella foto con Riva contrastato da Bertie Vogts; la Frankfurter Algemeine Zeitung: “Ehemaliger italienischer Stürmer Gigi Riva gestorben”. E poi tanti altri giornali soprattutto del Sud America, brasiliani e argentini.








