Al Policlinico Sassarese la protesi alla spalla si opera in 3d e con il gps

Eseguito un intervento di sostituzione dell’articolazione a una paziente sarda di 75 anni, affetta da una grave artropatia

Sassari. Al Policlinico Sassarese è stata impiantata una protesi di spalla a una paziente sarda di 75 anni con una nuova tecnica operatoria che utilizza la tecnologia 3D e un navigatore GPS. È la prima volta che in Sardegna viene eseguito un intervento del genere, tra i primi in Italia. La paziente, affetta da una grave artrosi dell’articolazione, è stata operata avantieri e sarà dimessa oggi.

L’intervento è stato effettuato dall’équipe composta da Fabio Ziranu, responsabile del reparto di Ortopedia della struttura sanitaria di viale Italia, insieme ai colleghi ortopedici Ciriaco Meloni, Fabio Del Prete e Francesco Masia.

Le nuove frontiere dell’ortopedia sono dunque già realtà al Policlinico Sassarese che amplia la sua offerta grazie all’introduzione di una metodica chirurgica che prevede un approccio su misura, ritagliato sul paziente e sotto guida computerizzata e consente agli specialisti di agire con la massima precisione.

«Nella spalla – spiega il dottor Fabio Ziranu – il campo operatorio è particolarmente ristretto e il chirurgo può vedere con i propri occhi solo una piccola parte dei segmenti ossei sui quali lavora, in particolare sulla glenoide della scapola, diversamente da quanto accade negli interventi di protesi alle articolazioni del ginocchio e dell’anca».

Nel caso della signora operata avantieri è stata impianta una protesi cosiddetta “inversa”, che si impianta quando c’è un grave danno alla cuffia dei rotatori, i tendini che fanno muovere l’articolazione, ma anche quando, si diagnostica un’artrosi non conseguente a lesione della cuffia dei rotatori.

La lesione della cuffia dei rotatori è particolarmente frequente nella popolazione oltre i 70 anni di età, con un’incidenza che può arrivare al 50%. Se la lesione è recente e non ampia, può essere riparata con tecnica artroscopica. «Quando la lesione è cronica e massiva – prosegue Ziranu – e la qualità dei tessuti è scarsa, si verifica col tempo un danno cartilagineo all’articolazione che rende necessario l’impianto di una protesi inversa. Questa deve il suo nome all’inversione della forma delle componenti protesiche: l’omero è concavo, convesso nella normalità, e la glena è sferica, concava nell’anatomia normale».

Prima dell’operazione. Nella tecnica tradizionale il chirurgo si affida a un esame radiografico standard e alla propria esperienza per il corretto posizionamento delle componenti protesiche. Con questa nuova metodica, sviluppata da Exactech, invece, è possibile eseguire dapprima una dettagliata pianificazione preoperatoria ottenuta a partire da un esame tac, che viene inviato a un laboratorio specializzato in Francia, dal quale un sofisticato software elabora una ricostruzione in 3D della spalla da operare. «Ciò consente al chirurgo di poter simulare il posizionamento della protesi sia nella componente della scapola che dell’omero sulle immagini del computer, tenendo conto delle variabilità esistenti tra una persona e l’altra e considerando anche l’entità del danno che è in grado di alterare la normale morfologia dei capi ossei», aggiunge Ziranu.

La pianificazione virtuale viene quindi caricata su una stazione GPS, il cosiddetto “navigatore”, che consente di poter applicare, durante l’intervento, il posizionamento scelto e guida il chirurgo in modo che possa “centrare” la protesi con un margine di errore di 1 grado/1 mm.

Indicazioni e vantaggi. «Questa tecnica – specifica l’ortopedico – è utilizzata in caso di grave artrosi, lesioni non riparabili della cuffia dei rotatori ed esiti di gravi fratture. Il vantaggio per i pazienti è enorme. È stato infatti dimostrato che un posizionamento così accurato migliora le performance della spalla, con miglior movimento e maggiore stabilità, e rende la protesi molto più duratura nel tempo. Inoltre, è possibile gestire in modo personalizzato anche i casi più difficili».

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