Economia della Sardegna, nel 2025 bene turismo e servizi
I dati elaborati dall’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Sassari raccontano che il tessuto produttivo dimostra una resistenza inedita
Il sistema imprenditoriale della Sardegna archivia il 2025 con un bilancio all’insegna della stabilità e di un cauto ottimismo. Dopo il rallentamento del 2024, l’Isola ritrova la rotta della crescita, allineandosi ai ritmi nazionali. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Sassari, il tessuto produttivo dimostra una resistenza inedita, seppur a fronte di una bassa “natalità” aziendale.
Il report integrale elaborato dall’Ufficio Statistica della Camera di Commercio di Sassari
Il tasso di crescita regionale si attesta al +0,92%, agganciando quasi perfettamente la media italiana (+0,96%). Tuttavia, la dinamica interna è peculiare: il saldo positivo di 1.521 imprese non è spinto da un boom di nuove iscrizioni — che anzi scendono al minimo storico di 7.766 unità — bensì dalla drastica frenata delle chiusure. Le cessazioni non d’ufficio sono scese a 6.245 unità, uno dei livelli più bassi dell’ultimo quinquennio. Il tessuto imprenditoriale sardo non sta insomma crescendo perché si rigenera con nuove idee, ma perché le imprese esistenti hanno imparato a resistere meglio agli urti del mercato, beneficiando di una fase di consolidamento post-pandemica.
Il motore è il terziario, che compensa le difficoltà dei settori tradizionali. I settori in crescita sono i servizi, che guidano la corsa con un +3,3% (+898 imprese), trainati da attività professionali, immobiliare (+5,8%) e servizi alla persona. Anche il turismo consolida la sua posizione (+1,6%), dimostrando una crescita ormai strutturale. Tra i settori in affanno spicca invece il commercio, che perde 677 unità (-2,0%), soffrendo l’erosione causata dall’e-commerce. In crisi è anche il settore primario e il manifatturiero (entrambi a -1,3%), penalizzati dall’impennata dei costi di produzione e dalle criticità climatiche che hanno colpito l’agroindustria.
In questo scenario, il Nord Sardegna si staglia come l’area più vitale. Con un tasso di crescita dell’1,55%, il territorio doppia la media regionale e si posiziona all’ottavo posto nazionale su 105 enti camerali per dinamismo. La Gallura ha registrato un tasso del 2,12% e il Nord Ovest, con un buon +1,15%, mantiene una performance solida e superiore alla media nazionale.
Un segnale incoraggiante arriva dal fronte del lavoro. Con oltre 136mila addetti, il Nord dell’Isola tocca i valori più elevati degli ultimi anni, segno che le imprese stanno crescendo dimensionalmente.
«I dati del 2025 ci consegnano l’immagine di un’economia sarda capace di difendere il proprio perimetro produttivo anche in assenza di un forte ricambio generazionale – commenta Stefano Visconti, presidente della Camera di Commercio di Sassari –. Il Nord Sardegna, in particolare, si conferma un’eccellenza nazionale, dimostrando che dove c’è integrazione tra servizi avanzati e turismo di qualità, il sistema non solo tiene, ma produce occupazione record. Tuttavia, non possiamo ignorare il calo delle nuove iscrizioni: la nostra sfida per il futuro è trasformare questa ‘capacità di resistere’ in una nuova ‘voglia di intraprendere’, sostenendo i settori in crisi come il commercio e l’agricoltura in una necessaria transizione verso modelli più moderni».
In sintesi, la Sardegna del 2025 è in una fase di profonda mutazione. Se la tenuta delle “saracinesche” è una buona notizia per la stabilità del Pil, resta aperta la sfida del ricambio generazionale. Senza uno shock positivo che rilanci le nuove iscrizioni e una ristrutturazione profonda di agricoltura e commercio, il rischio è che la stabilità odierna diventi, nel lungo termine, una stagnazione demografica d’impresa.







