Piste ciclabili, lavori fermi in viale Dante
Nicola Sanna: «Prima saranno completati gli altri cantieri». Illustrato nel corso di un’accesa assemblea pubblica il progetto prescelto. Tra le novità la chiusura delle intersezioni nell’isola centrale
Sassari. L’unico dato certo è che per il momento i lavori in viale Dante sono fermi. Riprenderanno solo quando saranno completati le altre parti della pista ciclabile. «Siamo a una fase matura di lavorazione. È evidente che qualche imperfezione è sotto gli occhi di tutti ma abbiamo il tempo di portare a conclusione il circuito», ha esordito lunedì sera il sindaco Nicola Sanna, che ha aperto l’assemblea pubblica promossa dal Comitato di quartiere di San Giuseppe nel salone parrocchiale della chiesa di San Paolo, in via Besta. Sala affollata all’inverosimile e clima teso sin dall’inizio. Nelle prime file parecchi assessori e dirigenti comunali; confusi tra il pubblico consiglieri comunali, anche di opposizione; accanto al primo cittadino l’assessore alle Infrastrutture Antonio Piu e il progettista delle piste ciclabili, l’ingegner Manuel Marotto. «Abbiamo dato ordine che i lavori in viale Dante siano sospesi finché non saranno completati gli altri cantieri. E proseguiranno le valutazioni su ipotesi progettuali alternative. Le piste si fanno e dobbiamo essere orgogliosi che si fanno nel centro cittadino», ha ripreso Sanna, subito interrotto da una voce dal pubblico: «Ma non si fanno al centro!».

«Abbiamo scelto che la via alla mobilità sostenibile sia al centro, che i giovani possano raggiungere le sedi universitarie. Ci saranno tre stazioni di bike sharing lungo un percorso di 8 km complessivi. Ricordiamoci che i fondi comunitari sono garantiti se è presente questo concetto di mobilità sostenibile. Ecco perché sono così importanti queste piste ciclabili. Faccio inoltre presente che con l’approvazione del bilancio abbiamo avuto la possibilità di contrarre un mutuo di sette milioni di euro per la manutenzione delle strade».
Il progetto nasce nel 2007 con la programmazione strategica dell’area vasta. Proprio in quegli anni sono stati numerosi gli incontri con cittadini, associazioni ed esperti del settore, che hanno dato alle amministrazione indicazioni e suggerimenti. Ecco allora che il progetto delle piste ciclabili è solo il risultato di un processo lungo che ha trovato un momento fondamentale nel Puc. Nel 2012 ci fu la sottoscrizione, nella sede della Regione in via Roma a Sassari, di un accordo di programma con le amministrazioni locali del nord ovest della Sardegna e che prevedeva per la città 1 milione e 875 mila euro, riservati alle sole piste ciclabili. Il Piano Urbanistico Comunale prevede infatti un tracciato per gli studenti e i professori che colleghi le facoltà universitarie, le biblioteche e le case dello studente, oltre a musei e a monumenti.

«Credo che sia normale e giusto che un cittadino si chieda perché le piste, chi le usa e che si lamenti dei cantieri ancora aperti», ha detto l’assessore Piu. «È vero che le piste nascono come progetto nel 2011. La prima sensazione è chiaramente di un malessere, oggi vedere le piste equivale a vedere deturpato il centro città. Ma le amministrazioni passano e passano anche dei concetti che non avevamo visto. Ecco perché le piste ciclabili sono un’opera culturale», ha proseguito Piu, subito contestato, tanto che è stato costretto ad alzare la voce durante il suo intervento. «Parlo di un concetto di mobilità differente. È utile fare conoscere una città che non è rimasta ferma».

La parola è poi passata all’ingegner Manuel Marotto, che ha ricordato che questa di lunedì era in realtà la terza presentazione del progetto in un’occasione pubblica. «Ci poteva essere una maggiore partecipazione alle altre presentazioni», ha subito fatto notare. «Non si ha ancora la percezione del lavoro finito. È come se si andasse a valutare una strada dopo la posa dell’asfalto senza la segnaletica orizzontale e verticale.
Ci sono stati ritardi, è vero. Per evitarli si era deciso di suddividere il cantiere in tre lotti. Ma abbiamo avuto la sfortuna di incappare in ditte che hanno poi avuto problemi». Su viale Dante le ipotesi prese in considerazione sono state quattro. Una prima prevedeva due corsie ciclabili affiancate all’isola centrale: in questo modo però carreggiata stradale sarebbe risultata stretta per gli autobus, che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza dei ciclisti. Una seconda ipotesi comprendeva una pista su uno dei lati della strada: si sarebbe però dovuto eliminare un’intera fila di parcheggi, compresi quelli per i disabili e anche gli stalli di carico e scarico merci e per i tassisti, in una zona dove gravita solo una struttura interrata di parcheggi (nella parte alta di viale Dante). La terza ipotesi era di due piste, una in via Diaz e un’altra in via IV Novembre, con l’eliminazione in entrambe le situazioni dei parcheggi a spina di pesce, lasciando la possibilità di sistemarli in fila (in via Diaz si sarebbe passati da 128 a 77 posti e in via IV Novembre da 104 a 64).

La quarta ipotesi è quella che alla fine è sembrata la migliore, con un percorso interno all’isola pedonale, di minor impatto sulla sosta e sulla circolazione stradale e più sicura per i ciclisti. «Saranno conservate tutte le alberature presenti e sarà creata una corsia centrale interna al giardino esistente che passerà da 140 a 250 centimetri di larghezza. Le panchine attualmente presenti saranno solo traslate di alcuni centimetri», ha detto Marotto. La variante è stata approvata dalla Giunta comunale lo scorso 12 aprile. È previsto un aumento, seppure ridotto, dell’attuale selciato. Ma ci sono anche alcune novità. Innanzitutto i passaggi stradali a raso, quelli interni all’isola verde, utilizzati spesso per le inversioni a U, saranno chiusi, tranne quelli con via Alghero, via Tempio e quello di fronte al parcheggio interrato. Tra gli obiettivi della Giunta c’è anche l’abbattimento della cabina dell’Enel. E si sta pensando di spostare l’edicola, con l’amministrazione che ha dato la disponibilità a sostenere le spese.

Un’illustrazione, quella dell’ingegner Marotto, interrotta più volte dal pubblico. Tanti, come scontato, gli interventi e le domande. Il primo a prendere la parola è stato Antonello Cugia, presidente della sezione sassarese di Italia Nostra: «Rimane il fatto che voi dite che avete presentato il progetto delle piste in altri due incontri pubblici. Eppure noi non siamo mai stati interpellati». Più diretto Tino Grindi: «La pista la si faccia in periferia e non in viale Dante né in viale Italia, dove da quasi un anno ci sono persone ingabbiate senza poter lavorare». «Questa non è una pista ciclabile ma un percorso di guerra per marines. Io condivido la sostenibilità e vado in bici da 40 anni. Ma Sassari non se lo può permettere», ha aggiunto Antonello Unida, costretto a chiudere bruscamente un intervento che si allungava troppo. «Questo boulevard lo vivo dal 1970, quando sono arrivato in viale Dante. Non vorrei essere al posto di Nicola il 14 agosto. Se queste cose non le capisce vuol dire che non capisce Sassari», ha detto Antonio Arcadu. Parecchie anche le domande tecniche, oltre alle polemiche. A lanciare un invito è stato Michele Saba, coordinatore cittadino dei Riformatori Sardi: «Mi sa che darete lavoro agli ortopedici. Eppure io un appello lo faccio: Sassari accoglierà con coraggio un sindaco che tornerà sulle proprie decisioni». (luca foddai)





