Life after Oil, oggi la seconda giornata del festival
A Martis, oltre ai film in concorso, location scouting della Fondazione Sardegna Film Commission, laboratorio sulla marijuana con Gian Luigi Gessa e proiezione “Ilaria Alpi, l’ultimo viaggio”
Martis. La seconda giornata (sabato 8 agosto) di LIFE AFTER OIL, il festival cinematografico di tematica ambientale diretto dal regista Massimiliano Mazzotta, inizia con un location scouting organizzato dalla Fondazione Sardegna Film Commission sul Trenino verde Arst, nella tratta Martis-Tempio, con visita alla bella stazione di Tempio affrescata da Giuseppe Biasi e al museo delle locomotive a vapore. Durante il viaggio, su due carrozze Breda del 1930 mosse da un locomotore Diesel del 1958, la squadra della Film Commission illustrerà ai registi ospiti del festival e agli altri partecipanti l’idea alla base del progetto Heroes20.20.20, promosso dalla fondazione. Si tratta di un bando in linea con l’etica del festival LIFE AFTER OIL, perché prevede la realizzazione di opere audiovisive (per cinema, web o TV) che promuovono l’educazione al risparmio energetico e di prodotti ecosostenibili. Finora sono già stati realizzati 7 lavori, tra cui il cortometraggio OGNI COSA AL SUO POSTO del regista oristanese Paolo Zucca, conosciuto dal pubblico soprattutto per il lungometraggio “L’arbitro” che ha nel cast Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Jacopo Cullin, Marco Messeri. Il corto di Paolo Zucca sarà in proiezione, fuori concorso, di sera in piazza San Giovanni. Sempre durante il viaggio, la squadra Film Commission sarà disponibile per incontri individuali con i professionisti interessati al “green film shooting”, ovvero i protocolli ecologici per i set cine-tele-audio-visivi.
Una volta rientrati a Martis, il pomeriggio prosegue con un workshop dal titolo “Perché la cannabis è stata messa fuorilegge dopo 38 milioni di anni che era sulla terra?” (Centro Polivalente Sa Tanca de Idda, alle 19) a cui interverranno il neurobiologo del CNR Gian Luigi Gessa, il giudice del Tribunale per i minorenni di Sassari, Antonio Minisola e Margherita Baravalle e Felice Giraudo dell’associazione Assocanapa di Carmagnola.
Le proiezioni dei film iniziano alle 21 in Piazza San Giovanni con l’animazione (fuori concorso) HOW TO DESTROY THE WORLD di Pete Bishop. Dopo il già citato OGNI COSA A SUO POSTO di Paolo Zucca (fuori concorso) si prosegue con la visione dello sperimentale IL MIO CORPO A MAGGIO della poliedrica Matilde De Feo (interprete di teatro, regista, operatrice culturale e doppiatrice di documentari per la Rai), dove il corpo femminile, proprio come un albero, germoglia e si ricopre di foglie e fiori.
Se il titolo del festival evoca la vita dopo il petrolio (LIFE AFTER OIL), il filmmaker Nicola Garau rovescia la prospettiva e arriva a Martis per presentare il cortometraggio, in stile disaster-movie, DEATH AFTER OIL, che ha per protagonista la morte, rimasta disoccupata dopo l’estinzione dell’umanità in seguito alla fine dell’oro nero.
Il documentario HIJOS DE LA TIERRA di Axel O’Mill e Patxi Uriz, girato tra Spagna, Brasile, Messico, Gran Bretagna e Francia, parla di quelle persone, i cosiddetti “curanderi”, che conoscono il potere curativo delle erbe e delle piante medicinali, vivono secondo i ritmi biologici della Natura e cercano di trasmettere la saggezza della Madre Terra a un’umanità che ormai ragiona quasi esclusivamente per pseudo-certezze scientifiche.
Dall’Argentina arriva la fiaba animata LA PIEDRA DEL RAYO di Aldana Loiseau e Soledad Fernandez, che si rifà a un’antica leggenda sull’origine, voluta dal Dio del fulmine, della Quebrada (burrone) di Huamauaca, nel nord dell’Argentina al confine con la Bolivia. Il film ha girato molto nelle scuole argentine e ha riscosso molto successo tra i bambini, perché trasmette in modo semplice e appassionante il rispetto e l’amore per la natura.
PIANTA CRIMINALE di Marco Fabozzi ripercorre le tappe fondamentali del proibizionismo della cannabis in Italia, attraverso interviste a politici e medici, mentre ILARIA ALPI-L’ULTIMO VIAGGIO (in proiezione speciale fuori concorso), prodotto da Rai e Magnolia, è una docu-fiction di Claudio Canepari e Gabriele Gravagna, che getta nuova luce e ricostruisce con materiali inediti gli ultimi giorni di vita della giornalista assassinata 19 anni fa a Mogadiscio, dove stava indagando sul traffico di armi con cui i servizi segreti occidentali pagavano organizzazioni criminali somale per “smaltire” rifiuti tossici provenienti dall’Europa.
Dopo la proiezione, seguirà un “laboratorio sul reporter di guerra” condotto dall’inviato speciale Rai Alberto Calvi, che è stato a lungo cameraman di fiducia di Ilaria Alpi proprio in Somalia.







