La rete terroristica islamica aveva anche un circuito di finanziamento

La Digos spiega che l’organizzazione criminale con base ad Olbia aveva a disposizione armi in abbondanza e numerosi fedeli pronti a compiere atti criminali

 

AlQaesaTerroristi.jpgSassari. Ma come era strutturata la rete criminale islamica scoperta dalla Digos e che aveva la base in Sardegna? L’attività investigativa della Polizia di Stato ha permesso di riscontrare che l’organizzazione aveva a disposizione armi in abbondanza e numerosi fedeli che erano disposti a compiere atti di terrorismo in Pakistan ed Afghanistan, per poi rientrare in Italia.

Operazione della Polizia, sgominata rete terroristica islamica con base in Sardegna. In tutto 18 arresti tra Sassari, Cagliari, Bergamo, Macerata, Roma, Foggia e Frosinone. Alla base dell’inchiesta le intercettazioni condotte dalla Digos di Sassari

L’attività investigativa della Digos coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo (S.C.A.) della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, ha riscontrato come il ruolo principale era svolto da un dirigente del movimento pietistico TablighEddawa (Società della Propaganda), il quale, forte della sua autorità religiosa di Imam, e formatore coranico, operante tra Brescia e Bergamo, stimolava la raccolta di fondi, presso le comunità pakistano- afghane, radicate nel territorio italiano.

I fondi venivano inviati in Pakistan mediante membri dell’organizzazione che aggiravano i sistemi di controllo sull’esportazione doganale di denaro.

In un caso è stato riscontrato il trasferimento di 55.268 euro mediante un volo per Islamabad in partenza da Roma Fiumicino, omettendo di farne dichiarazione di possesso alle autorità doganali. Più di frequente però era utilizzato il sistema cosiddetto “hawala”. Si tratta di un meccanismo di trasferimento valutario e occulto, basato sul legame fiduciario diffuso nelle comunità islamiche europee. Tale sistema consente di trasferire una somma di denaro all’estero consegnandola ad un terminale presente nello Stato estero, detto “hawaladar”, che fornisce un codice identificativo segreto. I beneficiari della rimessa, tramite tale codice, possono prelevare la somma presso l’“hawaladar” della sede di destinazione.

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