Custodia cautelare per i vertici della Centrale di Fiumesanto
Il direttore è stato arrestato dalla Guardia di Finanza insieme al vicedirettore. Ordinanze per reati ambientali anche nei confronti di altri dirigenti di E.On. L’accusa è di inquinamento dei terreni e delle falde acquifere
Sassari. La Guardia di Finanza di Sassari ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti di E.On. A seguito di una lunga attività d’indagine portata avanti dal Nucleo Polizia Tributaria di Sassari è infatti emersa un’attività di inquinamento ambientale. La Procura della Repubblica di Sassari ha coordinato per oltre un anno tutte le attività di Polizia Giudiziaria ed ha richiesto e ottenuto la misura cautelare domiciliare per il direttore Marco Bertolino ed il vice direttore Livio Russo della Centrale Termoelettrica di Fiumesanto (comune di Sassari) nonché misure interdittive per l’amministratore delegato di E.On. Produzione S.p.a. di Fiumesanto, per il direttore generale Risorse Umane e Sviluppo Territoriale della E.On. Italia e del legale rappresentante della società che ha eseguito le analisi chimiche dalle quali si palesava lo stato di inquinamento dei terreni.
Gli accertamenti hanno messo in luce le condotte illecite. In particolare, dalle investigazioni è emerso che tutti i componenti del sodalizio criminale, di comune accordo e con un unico fine, omettendo di segnalare alle autorità competenti che vi erano continui sversamenti di olio combustibile nei terreni sottostanti i serbatoi di alimentazione dei Gruppi 1 e 2 della centrale di Fiumesanto, hanno consentito la persistente contaminazione dei terreni e delle falde acquifere del sito interessato, provocando un danno ambientale – da quantificare – in aree di interesse pubblico. Le indagini, anche di natura tecnica, hanno accertato come queste persone, ben sapendo che lo stato di dissesto ambientale persisteva da anni, hanno omesso di denunciare immediatamente questa situazione per garantire un risparmio di spesa alla società e, soltanto di recente, hanno simulato di avere appena avuto notizia del fenomeno, disponendo i carotaggi ed inoltrando le prescritte comunicazioni agli organi istituzionali di vigilanza.
I reati contestati sono l’inosservanza di diverse prescrizioni impartite dal Testo unico dell’ambiente con riferimento allo scarico delle acque reflue industriali nonché reati previsti dal Codice Penale. Gli accertamenti di specie sono stati eseguiti al fine di reprimere condotte che provocano dapprima l’inquinamento e, a causa di quest’ultimo, danni alla salute pubblica nonché un’alterazione dell’ambiente naturale con danni permanenti e conseguente disequilibrio con i cicli naturali esistenti.







