Saldi e commercio a Sassari
La Confesercenti fa il punto e chiama Regione e Comune. Tre le proposte: saldi stagionali da evitare a ridosso delle feste; maggiori controlli; eventi e animazione da promuovere
Sassari. Il sostegno al commercio nel centro cittadino passa anche per una migliore regolamentazione dei tradizionali saldi, da continuare a proporre in periodi determinati ma accompagnati da eventi che possano meglio attirare i clienti. No invece alla liberalizzazione spinta degli stessi saldi. Il problema infatti è sempre uno: la grande distribuzione non avrebbe problemi a fare ricorso ad essi, ma il piccolo commerciante non potrebbe sostenerli. “Ma quali saldi? Saldi amari” era il titolo dell’incontro promosso lunedì pomeriggio all’Hotel Vittorio Emanuele dalla Confesercenti provinciale Sassari-Gallura. Erano presenti il presidente regionale della Confesercenti, Marco Sulis, il presidente provinciale, Antonio Canu, l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Sassari, Alessio Marras, ed il coordinatore della federazione Fismo, Michele Meloni.
La Confesercenti (che a Sassari può contare su circa 700 soci) punta a proporre una soluzione condivisa alla Regione. E per fare questo ha promosso una serie di interviste ai propri associati. Sono state sentite circa cento persone, prevalentemente a Sassari, ma anche in comuni importanti come Alghero, Iittiri e Porto Torres. «I risultati sono stati abbastanza simili. La maggior parte dei commercianti preferirebbe che i saldi fossero realmente di fine stagione», ha spiegato Antonio Canu. Oggi invece i saldi si collocano troppo a ridosso delle feste natalizie. Meglio allora permetterli più avanti. E no alla loro liberalizzazione.
Ma come sono andati quest’anno i saldi in città? Nei primi giorni i segnali sembravano positivi. Poi sono subentrati i mugugni, segno che qualcosa non è andato bene, tanto che si parla di un calo del 10 per cento del fatturato rispetto allo scorso anno. Occorre allora ripensare i saldi? «Credo di sì, forse ci vorrebbe qualcos’altro. Ma è il commercio stesso che andrebbe ripensato», ha detto l’assessore Alessio Marras. Bisogna aprirsi ad altri ragionamenti. «Il nostro commercio non solo è garante per quanto riguarda l’aspetto economico ma anche per tante altre cose. La liberalizzazione degli orari, imposta dalle normative, non ha giovato. La domenica va vissuta dalle famiglie ed in famiglia, anche dagli stessi commercianti e dai loro dipendenti, ne sono convinto. La grande distribuzione è però aperta e questo non giova soprattutto al centro cittadino: il commercio al centro è un punto qualificante di una città», ha proseguito Marras. Il Comune di Sassari, appena tre anni fa (presente tra il pubblico anche il vicesindaco Gianni Carbini, allora assessore alle Attività Produttive), stava definendo insieme alle associazioni di categoria un calendario per le aperture domenicali: tutto saltato a causa delle norme introdotte dal Governo Monti.
«I saldi per tutto l’anno non hanno senso. C’è indubbiamente poco controllo. Teniamo però presente che i saldi hanno un andamento anarchico. Senza dimenticare che prodotti come abbigliamento, calzature e biancheria vivono un momento di grande crisi», ha fatto notare Michele Meloni (Fismo). Qualche idea in realtà c’è già. «Penso a sconti fuori stagione, nel weekend. Ma proporrei anche di ripensare gli orari, sperimentare non costa niente. Sappiamo che martedì e giovedì gli uffici comunali fanno tempo continuato: perché non modulare gli orari di apertura e chiusura dei negozi tenendo presente questo?», ha aggiunto l’assessore Marras, che ha inoltre ricordato che il Comune di Sassari ha presentato la settimana scorsa i Poic (piani operativi per l’imprenditorialità comunale).
C’è poi la concorrenza del commercio digitale. Chi non ha mai fatto acquisti online? Alcuni prodotti hanno più propensione per il web, altri richiedono un rapporto diretto con il cliente. Qualche commerciante lo vede però solo come un grande pericolo. A Roma un negozio, per disincentivare le pratiche di verifica diretta gratuita e di successivo acquisto online, ha stabilito che per la prova della merce si pagano 10 euro. Un modo per fare cassa? Forse. Intanto però il cliente fugge e si rifugia davvero nel web.
Quali sono allora le conclusioni? Innanzitutto che i saldi si possono fare in periodi determinati, come adesso, spostandoli però più avanti, non tenendoli a ridosso delle feste natalizie. Poi sono necessari maggiori controlli: il commerciante non può, per esempio, fare sconti nei 40 giorni che precedono i saldi. E questa è solo una delle regole da osservare, senza dimenticare quelle sui prezzi reali. Infine serve maggiore animazione commerciale. E a Sassari, con un centro storico in costante ricerca di una identità e di una sopravvivenza sociale ed economica, gli eventi, non più solo straordinari come le Notti Bianche del passato, possono essere determinanti. La soluzione potrebbe essere alla tedesca: in Germania una parte dell’Imu è destinata a questo scopo. E da noi? (lufo)







