Consegnato a Giusi Canestrelli il Candeliere d’oro speciale
Mercoledì sera assegnati i “Premi della nostalgia”. Il Candeliere d’oro ad Ada Lucia Marongiu, dal 1964 in Massachusetts; Candeliere d’argento ad Antonia Rassu, dal 1962 a Como; Candeliere di bronzo a Giuseppe Cattaneo, a Sassari dal 1941

Sassari. Sono i “Premi della nostalgia”, dedicati ai sassaresi che da più tempo vivono lontano dalla loro città, chi all’estero e chi nella Penisola. Ai Candelieri d’oro e d’argento da qualche anno si è aggiunto il Candeliere di bronzo, che è invece riservato agli “accudiddi”, come si dice in sassarese, ovvero a chi, non sassarese, vive da più tempo in città. Creato per la prima volta negli anni della Giunta di Nicola Sanna, è stato ripristinato nel 2025. L’idea dei Candelieri d’oro e d’argento deve a Raimondo Rizzu, in quel momento presidente della Pro Loco (poi dal 1983 al 1988 sindaco), insieme all’allora capocronista della Nuova Sardegna Roberto Stefanelli: nel 1963 ci fu la prima edizione di quello che da subito fu ribattezzato il “Premio della Nostalgia”. Nei primi anni venivano consegnati a Palazzo di Città prima del brindisi “A zent’anni” il giorno stesso della Faradda. Successivamente si passò a una cerimonia apposita il 13 agosto nel cortile di Palazzo Ducale, appuntamento spostato in piazza del Comune. Solo da pochi anni, si tiene in piazza Santa Caterina, più ampia. Quella di quest’anno è stata la 61ª edizione (due, quelle del 2020 e del 2021, saltarono per la pandemia, insieme alla Faradda, di cui mantenuto solo il momento dello Scioglimento del Voto all’Assunta). «È un piacere vedere la piazza così gremita – ha detto in apertura il sindaco Giuseppe Mascia –. La nostra festa dice molto del passato ma anche dell’avvenire. Fa sentire unite tutte le persone della città e del territorio. La Faradda nasce in un momento nel quale Sassari si è sentita perduta e stando insieme quel passaggio è stato superato. I gremi ci trasmettono del resto la natura del sodalizio, anche con alcune famiglie che portano nella loro carne la storia cittadina. E allora la nostra festa è anche portare il peso enorme della vita, il peso portato e fatto ballare, come dice il padre guardiano di Santa Maria Salvatore Sanna. Rispettiamo quindi la nostra festa e anche i nostri gremi, che la portano dal passato. A zent’anni!».
Quest’anno hanno fatto parte della commissione che ha valutato e assegnato i premi, oltre al sindaco, l’assessora alla Cultura Nicoletta Puggioni, la dirigente del settore Cultura, Turismo e Grandi eventi Marge Cannas, il presidente dell’Intergremio Fabio Madau, gli storici Paolo Cau e Antonello Mattone, il giornalista e scrittore Cosimo Filigheddu e la docente Marinetta Milia, componente del Comitato di Roma della Società Dante Alighieri.

Ieri sera, il primo ad essere consegnato è stato il Candeliere di bronzo, il più recente dei tre riconoscimenti, come detto: lo ha ricevuto dall’assessora comunale alla Cultura, Nicoletta Puggioni, Giuseppe Cattaneo, nato a Siena ma sassarese d’adozione dal 1941. Dietro di lui si sono classificati Mario Crabolu, nato a Bono, e Bernardina Facci, nata in provincia di Udine, entrambi in città dal 1946. «Ho difficoltà a pensare di essere un accudiddu, visto che vivo da 85 anni a Sassari», ha detto Cattaneo. «È più sassarese di me!», ha subito commentato il sindaco. «Stanotte…. Chisthu lu fozzu baddà! Con la domanda per il candeliere ho presentato la mia pagella di prima elementare a San Donato. Poi ho fatto le medie, l’Azuni, l’Università, tutto a Sassari, dove ho lavorato. Mi hanno pensionato a Sassari. E ho fatto tanto sport, sempre a Sassari, Stadio dei Pini, bicicletta, Tennis Torres. Dedico il premio a mia moglie (Clara Spanò Cattaneo, scomparsa alcuni anni fa, prima presidente donna del Consiglio comunale di Sassari dal 1995 al 1998, ndr). Mi avvalgo ancora di più per accreditarmi come sassarese.

Il Candeliere d’argento è andato invece ad Antonia Rassu, a Como dal 1962, che ha preceduto Emilio Demurtas, a Borgomasino (Torino) dal 1965, e Attilio Frau, a Roma dal 1968. A premiare la vincitrice è stato il presidente dell’Intergremio, Fabio Madau. «Vengo sempre per la Faradda e per me questo è un grande onore essere qua, anche se manco da 64 anni. Ho nostalgia della mia terra, mi manca la mia città. Dedico il premio alla mia famiglia. Zi vidimmu a l’annu chi veni!», ha commentato Antonia Rassu.

È stato il sindaco Giuseppe Mascia a consegnare il Candeliere d’oro ad Ada Lucia Marongiu, proveniente da Medford, nel Massachusetts (Stati Uniti), dove è emigrata nel 1964. Ha preceduto Domenico Serra, residente a Weesp, nei Paesi Bassi, dal 1969, e Giovanni Pirastru, che vive a Nîmes, in Francia, dal 1976. «Sono molto contenta. È la prima volta che ricevo un premio così – ha detto, con accento angloamericano acquisito dopo tanti anni, la signora Marongiu, accompagnata dal figlio Alessandro, a sua volta entusiasta per il riconoscimento ricevuto dalla mamma –. Vengo tutti gli anni e sono felicissima adesso. Negli Stati Uniti ho cresciuto due figli, ci sono i nipoti».
Particolarmente atteso il momento della consegna del Candeliere d’oro speciale – Premio Città di Sassari a Giusi Canestrelli. Medico cardioanestesista, nata in Sicilia da madre sassarese e padre veneto, già primaria del reparto di Cardioanestesia dell’Ospedale civile Santissima Annunziata, è stata scelta dalla commissione presieduta dal primo cittadino per il suo impegno umanitario e professionale nelle aree del mondo segnate dai conflitti e dalla povertà e per la sua collaborazione con l’associazione Emergency, sia all’estero che a Sassari. «Quando mi ha telefonato il sindaco non mi aspettavo questo riconoscimento. Mi ha chiesto che cosa ne pensassi, ero molto imbarazzata, ma ho dato il consenso a proporre il mio nome, si fa così – ha ricordato la dottoressa Canestrelli –. Ho fatto la scelta di un lavoro nell’emergenza, sono anestesista rianimatore e rifarei questa scelta, in paesi teatri di guerra, in Antartide, e in altre situazioni. E poi l’incontro con persone che avevano già lavorato con Emergency, come il dottor Porcu, pediatra di Sassari, e dopo con Gino Strada e Teresa Sarti. E la possibilità a ridosso della pensione di poter partecipare alla missione in Antartide. Ho fatto un mestiere che mi ha consentito tutto questo. In Afghanistan eravamo l’unica rianimazione in tutta la nazione. Sono sempre stata una sostenitrice della sanità pubblica e mi dispiace che siamo passati dall’essere visti angeli del covid a essere così poco considerati. Sono convinta che un paese civile debba avere una popolazione istruita, con l’istruzione pubblica e gratuita, e anche sana. Questo per me è un segno di civiltà. In più si sta vivendo un periodo storico molto buio nel quale sembra che manchi anche la carità e la benevolenza nei confronti degli altri».
Durante la serata, presentata da Rachele Falchi, sono stati ricordati con altrettante targhe tre sassaresi scomparsi di recente: il fotografo e giornalista Carlo Antero Sanna, memoria storica e visiva degli eventi dei Candelieri e dei gremi, ma anche della città, e i gremianti Alberto Chessa “Albertone” (gremio dei Calzolai) e Giovanni Toschi Pilo (gremio dei Viandanti). Infine, Gavino Sanna, del gremio dei Contadini, ha ricevuto dal presidente dell’Intergremio Fabio Madau una targa in occasione della sua 71ª Faradda, mentre Paolo Cau ha consegnato a Tanino Denurchis, capocandeliere dei Fabbri, una medaglia per la sua Discesa numero 20. Ha ricevuto un omaggio floreale Barbarina Demontis, da Cabo Frio, in Brasile, figlia di Natalino, nel 1996 Candeliere d’oro, emigrato nel Paese sudamericano negli anni ‘50, portando proprio Barbarina, che aveva appena due anni.
Luca Foddai







