Comandini: «Alla Sardegna serve una nuova forma di autonomia»
«Ma anche alleanze con altre regioni per trattare con lo Stato». Il presidente del Consiglio regionale è intervenuto venerdì scorso a Oliena all’incontro “Da Mario Melis al 2030”

Il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, è intervenuto venerdì scorso a Oliena all’incontro promosso dal Consiglio delle Autonomie locali “Da Mario Melis al 2030. Quali riforme per la Sardegna”.
«In Sardegna – ha detto Comandini – dobbiamo pensare ad una nuova forma di autonomia e di federalismo, partendo dal fatto che, probabilmente, neanche lo Statuto sardo serve più. Siamo la regione autonoma che meno, in questi decenni, ha applicato le norme di attuazione: appena 33 volte, a fronte di regioni che ne hanno fatto richiesta per oltre 200 volte. Mentre ci interroghiamo su riforme prive di visione, fatte sotto la spinta del populismo e per seguire la pancia del Paese e mentre anche adesso a Roma si discute di quale legge elettorale sia più adatta a far vincere le elezioni a chi la fa, in Parlamento sono arrivate le richieste di quattro regioni ordinarie per ottenere, grazie all’autonomia differenziata, ben più di quanto viene previsto negli statuti autonomi, compreso il nostro. Questo – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale – significa che il nostro Statuto è vecchio, non per i valori che rappresenta ma nella sua attuazione. Con l’autonomia differenziata, le regioni che si accorderanno con lo Stato potranno avere sistemi sanitari migliori delle regioni del sud, un’assistenza migliore, retribuzioni più alte, sia in sanità che nella scuola. I loro cittadini avranno più diritti dei cittadini di altre regioni italiane».
Su quanto accade a livello nazionale, vanno inserite le politiche europee: «Non si procede più con direttive, che poi i singoli Stati, e quindi le autonomie locali, devono recepire. Ora si è passati a regolamenti, che sono di immediata applicazione. In questo quadro, abbiamo la necessità di un patto tra Regione Sardegna ed enti locali, ma anche tra Regioni per trattare insieme, unitamente, con lo Stato, per difendere non solo l’autonomia ma gli stessi diritti primari dei nostri cittadini. Dobbiamo cercare un’alleanza con le altre regioni, una nuova forma di contrattazione con lo Stato per salvaguardare e garantire l’unità del Paese».
Comandini ha, quindi, ricordato il lavoro della Commissione speciale sulla legge statutaria e sulle norme di attuazione dello Statuto, cui hanno lavorato tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale e anche quelle non rappresentate. «Le regole del gioco – ha detto il presidente dell’assemblea legislativa sarda – devono essere scritte soprattutto con chi non c’è nei palazzi delle Istituzioni: le regole si fanno per chi ha perso, non per chi ha vinto, e si fanno anche con imprese, associazioni, sindacati, società civile. Ci siamo interrogati su quanto prevede lo Statuto ma anche su quanto manca: per esempio, quante firme servono per una legge di iniziativa popolare, quali sono le cause di incompatibilità per gli eletti, quale peso ha ogni tipo di referendum, che rapporto deve esserci con il sistema degli enti locali, e altro ancora. Abbiamo lavorato anche alla legge statutaria, che è una parte del percorso di riforma per il quale siamo stati votati e che dobbiamo portare avanti tutti insieme per dare un futuro ed una prospettiva alla Sardegna e all’Italia».








