Predda Niedda, il commissario chiede attenzione al Comune
Il dialogo è iniziato solo da poco. «Il Consorzio è in liquidazione dal 2008 ma da allora non è cambiato nulla». Ma per i debiti deve intervenire la Regione

Sassari. Il Consorzio Zir di Predda Niedda è commissariato dal 2008. Ogni tanto si riparla della situazione di quella zona di Sassari diventata dagli anni ’80, seppure gradualmente, il vero centro commerciale e artigianale della città. I numeri del resto lo dicono chiaramente. Lì hanno sede ben mille imprese. A conferma di tutto questo basta passare la mattina per le principali strade di Predda Niedda, che, un po’ all’americana (ma non sono nate per essere vie di abitazioni di famiglie), riportano solo un numero e non invece un nome o un riferimento geografico. Si riparla, si diceva, della zona industriale di Sassari solo in situazioni particolari: per problemi infrastrutturali e per la nomina del nuovo commissario. Sul primo punto il discorso è complicato. Predda Niedda non è territorio di pertinenza dell’Amministrazione comunale ma del Consorzio Zir. Coprire una buca sull’asfalto non è allora un’azione per la quale rivolgersi a Palazzo Ducale. Sui compiti del commissario invece c’è poco da dire. A lui spetta, anzi, spetterebbe, il compito di liquidare il consorzio e far subentrare il Comune. Sembra tutto semplice Ma non è così.

Finora, e può sembrare incredibile, è addirittura mancato un filo diretto tra Consorzio e Comune. «Sono enti che devono dialogare e questo è un percorso obbligato per un consorzio in liquidazione dal 2008, il cui terminale è il Comune di Sassari. Spero che questo di oggi sia l’inizio di un percorso che porti Predda Niedda ad essere riconosciuta come territorio di Sassari. Finora è rimasta abbandonata a sé stessa», ha detto martedì mattina (23 gennaio) Giannetto Satta, commissario liquidatore del Consorzio Zir da un anno (marzo 2023), intervenuto in audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Consiglio comunale di Sassari, presieduta a Manuel Alivesi. Tante le criticità che attendono una soluzione. Che a sua volta può essere garantita da un intervento esterno, del Comune o, meglio, della Regione sarda.
Il territorio di pertinenza del Consorzio è di 450 ettari. La struttura amministrativa è ridotta all’osso: appena sette persone che lavorano con difficoltà. È di fatto un’impresa anche garantire gli stessi stipendi ogni mese, che arrivano costantemente in ritardo. Le imprese con sede a Predda Niedda, come si diceva, sono circa mille, soprattutto artigianali e commerciali, poche quelle realmente industriali. L’86 per cento sono di sassaresi. Spesso avevano sede nel centro cittadino e si sono spostate per vari motivi, il più delle volte per necessità logistiche e di spazi (si pensi alle varie concessionarie automobilistiche). Del totale solo il 6 di esse per cento viene da fuori. «Stiamo parlando di cittadini di Sassari, che pagano la tari e le altre imposte. E penso abbiano il diritto di poter svolgere appieno la propria attività imprenditoriale. O non ci sono le condizioni perché questo sia garantito completamente, per motivi legati alla sicurezza (la competenza non è della Polizia locale e appena due pattuglie di Polizia e Carabinieri vi passano ogni giorno) e per le condizioni della viabilità.

Per gli interventi immediati sulle strade servirebbero due milioni e 800mila euro», ha detto ancora Giannetto Satta. Alla prefetta La Fauci è stata già presentata la situazione. C’è anche il problema dell’illuminazione. Ogni tanto qualche strada piomba nel buio totale: qualcuno, ed è facile immaginare chi, sottrae i fili di rame. Insomma, una situazione generale non più sostenibile. Basti pensare che su Predda Niedda lavorano o prestano servizio ben 14mila persone. «Stiamo promuovendo, con la disponibilità del Comune, alcune azioni, quelle che possiamo fare. Come un progetto di comunità energetica, coinvolgendo l’Università di Cagliari, e un altro di carattere urbanistico ambientale con l’Università di Sassari, con l’obiettivo di integrare finalmente Predda Niedda nella città. Una collaborazione fattiva con il Comune quindi esiste già. Ci serve anche una collaborazione politica e amministrativa», ha rimarcato Satta.

«La Regione mi ha assegnato obiettivi che con difficoltà riesco a mettere in campo – ha ripreso il commissario liquidatore –. Qualcuno ha detto che sto andando oltre le mie competenze. Ma non ho accettato per fare l’aggabbadore, ovvero portare alla morte Predda Niedda. Ho il compito di preservarne il patrimonio perché solo così potrà avvenire il trasferimento che nel nostro caso sarà al Comune».
Alla seduta ha partecipato, nella prima parte, l’assessore comunale delle Finanze e del Bilancio Carlo Sardara, che ha messo in evidenza che Palazzo Ducale non ha le risorse per acquisire Predda Niedda. A cominciare dalla situazione debitoria. Il Consorzio ha ben 22 milioni di debiti con Abbanoa, anche se va detto che la rete idrica e fognaria è stata trasferita in comodato d’uso alla stessa Abbanoa. Era prevista anche una transazione sul debito ma alla fine si è tirata indietro. Si attende quindi l’intervento della Regione sarda.
L.F.







