Dinamo, servono riflessioni

Troppe cose non vanno, la squadra non ingrana, McKinnie è un peso e Treier non utilizzato è un lusso che forse questa Dinamo non può permettersi

L’ennesima sconfitta lontano dal PalaSerradimigni rischia di passare quasi inosservata, per assuefazione, considerato quanto ha raccolto on the road la Dinamo edizione 2023/24. Ma sarebbe un grosso errore non rifletterci, perchè la rassegnazione e il fatalismo nello sport sono molto pericolosi. Che la stagione sia nata e che ora stia proseguendo sotto una cattiva stella non è certo un dato soggettivo, oltre ai numeri lo dicono le prestazioni di una squadra che, purtroppo si fa fatica a definire tale. Al di là del livello tecnico che è quello che è, a questo gruppo di giocatori (meglio definirlo così piuttosto che squadra) mancano carattere, personalità e solidità. Una squadra che dopo 17 partite continua ad avere un’identità molto vaga e ondivaga, che fuori casa ha vinto una sola volta e che non riesce mai ad avere durezza mentale e continuità nell’arco degli stessi 40 minuti, ha evidentemente problemi in primis strutturali e poi psicologici.

Va bene la tegola Bendzius, va bene gli infortuni che hanno condizionato il gruppo, va bene il cambio di playmaker, ma ora le attenuanti o scusanti che dir si voglia sono veramente ridotte al lumicino. Da qualche settimana ormai la Dinamo si allena al completo, ma certe problematiche non sembra vogliano ne svanire ma neanche attenuarsi.

Entrando nello specifico, sarà anche un bravissimo ragazzo, avrà anche avuto trascorsi importanti, seppur in un basket e soprattutto con un ruolo molto diverso, ma Alfonzo McKinnie alla Dinamo non ci sta a far niente. La considerazione è drastica, ma il giocatore non si è ambientato alla pallacanestro europea, non ha quella competitività, quell’agonismo e quella durezza mentale necessaria per occupare un posto da americano nel massimo campionato italiano. La Dinamo non può permettersi un giocatore così. Delle riflessioni, sempre che non si stiano già facendo, vanno fatte, perchè è chiaro che non si tratta più di una questione di tempi di ambientamento. Bucchi ha anche provato a ricreargli l’ambiente ideale, ovvero farlo partire dalla panchina come faceva in NBA, per scaricarlo di responsabilità e liberargli un pochino la testa, ma niente. Il giocatore è questo, non è possibile che non lo si sia capito, più probabile che lo si sia capito ma che non ci siano le possibilità di cambiare e allora ci si metterebbe un po’ tutti l’animo in pace e si andrebbe avanti comprendendo la situazione.

Capitolo Treier. Bucchi ha fatto una scelta drastica, spostando Charalampopoulos da quattro, Treier ha finito di giocare. Una scelta tecnico-tattica che va rispettata e che per certi versi ha portato qualche dividendo. Ma attenzione, è una scelta che è stata fatta anche perchè da McKinnie non sono arrivate mai risposte se si esclude la prestazione e i numeri prodotti contro una Pistoia mai scesa di fatto dall’aereo. E’ vero che Treier è anni che deve esplodere ma la miccia si spegne sempre sul più bello, ma siano sicuri che questa Dinamo già così corta possa permettersi di estromettere totalmente dalle rotazioni un giocatore?

Aldo Gallizzi

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