Chiusura Centri trasfusionali, insieme tutti i sindaci per scongiurare il pericolo
È quanto ha auspicato il primo cittadino sassarese Nicola Sanna. Rischio blocco di tutta l’attività ospedaliera. Il Consiglio comunale approva la mozione urgente presentata da Mario Pala (Pd)
Sassari. «Con molta sorpresa ho appreso che i centri trasfusionali della Asl sassarese non hanno la certificazione prevista per legge. Mi sono subito attivato per conoscere meglio la situazione. Le giustificazioni della Asl sono plausibili, non ci sono sufficienti finanziamenti. Ma rispetto ad un’emergenza caratteristica della popolazione sarda, di carattere genetico, non si può trascurare un’iniziativa, di messa in sicurezza o per far operare al meglio la nostra Azienda Sanitaria, che deve vedere insieme tutti i sindaci dei comuni della Asl sassarese, oltre alle massime istituzioni isolane». È quanto ha risposto il sindaco di Sassari Nicola Sanna al consigliere comunale del Pd Mario Pala, che giovedì sera ha illustrato la mozione urgente sul rischio chiusura dei centri trasfusionali di Sassari, Ozieri e Alghero, che non hanno l’accreditamento previsto per legge. Se questo non arriverà entro il prossimo 31 dicembre dovranno davvero chiudere. Lo stabilisce infatti un accordo Stato-Regioni del 2010: tutte le strutture dovranno essere accreditate dalle autorità competenti. Nel caso sardo a decidere è la Regione. Ma per poter essere accreditati occorre possedere una serie di requisiti in questo momento assenti. L’adeguamento delle strutture richiede naturalmente un intervento finanziario non indifferente (si parla di circa due milioni di euro, in gran parte necessari solo per Sassari). Per non parlare del plasma prodotto e non trasfuso che attualmente viene inviato all’industria per la produzione di emoderivati (albumina, fattore VIII, immunoglobuline, ecc.) che verrebbe destinato all’incenerimento. I tre centri raccolgono ogni anno circa 20mila unità di sangue intero (che equivalgono a circa 10 milioni di euro di danno erariale).
Ma le conseguenze della chiusura dei Centri Trasfusionali sarebbero devastanti per tutta la sanità locale. «Non sarà più disponibile alcuna unità di emocomponenti sia per le richieste urgenti sia per di quelle programmate, costringendo al blocco delle attività di pronto soccorso e di ricovero», ha avvertito Pala. «Ricordiamoci che il sindaco è la massima autorità cittadina in materia sanitaria, come stabilisce la legge numero 833 del 1978 che istituì il Servizio Sanitario Nazionale. Credo che questo compito vada svolto con energia. Il centro trasfusionale di Sassari è quello più indietro di tutti. Se non viene ottenuto l’accreditamento, si bloccheranno anche gli altri interventi, come le operazioni, per esempio. Ci sarebbe insomma il blocco di qualsiasi attività medica». Un allarme ribadito nel corso del dibattito anche da Franco Era (Centro Democratico) e Manuel Alivesi (Forza Italia). «La nostra città si può fare portavoce di tematiche importanti», ha detto Carla Fundoni (Pd), mentre Nanna Costa (Ora Sì), medico all’Ospedale Civile algherese, ha spiegato che al Centro Trasfusionale della città catalana è stato registrato un consistente incremento dell’impegno e del carico di lavoro dei colleghi. «Oggi è venuto l’assessore regionale Arru. Gli ho chiesto di prestare maggiore attenzione allo stato della sanità del sassarese. Se non si accelera non so cosa potrà succedere». Passaggio ribadito dal collega di gruppo, Efreem Carta. «Se Sassari perde l’ennesima sfida sulla sanità credo che possano esserci tempi davvero bui. E la nostra politica sanitaria dobbiamo basarla anche sulla presenza dell’Università».
«Credo che non possiamo scherzare sulla sanità, è un diritto fondamentale del cittadino. L’Italia nonostante tutto è all’avanguardia nel garantire la salute dei cittadini, anche di coloro che transitano sul nostro territorio: non so se gli americani fanno la stessa cosa. Mi sento di condividere appieno questa mozione », ha aggiunto il primo cittadino.
La mozione è stata approvata all’unanimità.





