SIMBOLICAmente
Riletture del Romanico a Sorres a cura dell’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi” di Sassari
Sassari. Schemi geometrici, bicromia, luce e penombra unite nelle opere di “SIMBOLICAmente”, la mostra che si è svolta negli spazi Accademia di Belle Arti “Sironi”. Una serie di riletture del Romanico a San Pietro di Sorres che ha raccolto le opere degli allievi dell’Accademia: il risultato del corso seminariale delle Scuole accademiche di Decorazione e Pittura che avuto come fulcro l’ex cattedrale di Borutta a cura dei docenti Eclario Barone, Sergio Miali e Giovanni Sanna. «SIMBOLICAmente è un progetto di intervento pluriennale che prevede altre incursioni interpretative artistiche e critiche sull’enorme e importante giacimento culturale della Sardegna», commenta il professor Antonio Bisaccia, direttore dell’Accademia Sironi che ha innovato e aperto a istituzioni pubbliche e associazionismo. «Gli allievi – continua Bisaccia – hanno avuto la possibilità concreta di fare un lavoro sul campo, con risultati che aprono – sotto il profilo dei molteplici livelli di comprensione e rivalutazione – un inaspettato approccio ai nostri beni culturali, che spesso vediamo ma non guardiamo. E questo perché vedere è un atto fisiologico, mentre guardare è un’intenzione della mente e noi, qui in Accademia, lavoriamo in profondità su questo. Per guardare meglio, in questa operazione è stata coinvolta anche la nostra casa editrice h_demia.ss/press che ha pubblicato i risultati della ricerca mettendola a disposizione del pubblico e degli studiosi, con i testi di Marcello Madau, Antonio Marras, Alessandro Ponzeletti, le foto di Giovanni Pala e l’impaginazione grafica di Roberto Satta e dei suoi allievi del corso di Grafica Editoriale».
“SIMBOLICAmente” rimanda al contenuto simbolico che governa le forme architettoniche e figurative che compongono e rendono peculiare la chiesa di San Pietro di Sorres nel panorama sardo e italiano. SIMBOLICAmente è “ospitata” tra i reperti del museo dell’ex-cattedrale di San Pietro di Sorres: autori e autrici, studenti e studentesse dell’Accademia, hanno raccontato, interpretato, reinventandole, sensazioni e fatti storici, decorazioni e simbolismi, con richiami ed echi dal lontano passato preistorico e protostorico, lanciando messaggi al futuro prossimo e lontano. E gli allievi Giuliana Addis, Margherita Artudi, Antonio Crobu, Ignazio Cuga, Giulia Fadda, Sergio Manconi, Elena Muresu, Claudia Pazzona, Elena Pitzorno, li hanno colti in pieno.
Un gesto può essere arte. E infatti, l’arte si crea dal gesto e i frammenti lapidei di quello che un tempo fu il palazzo di residenza vescovile ora, durante il periodo della mostra, sono stati spunto per tracciare veloci schizzi, fermare su carta con il lapis il minuzioso lavoro di lontani e sconosciuti scalpellini medievali.
Si conosce il nome del maestro che probabilmente apprestò il progetto della Sorres che oggi noi ammiriamo e che sovrintese i lavori, il “magister Marianus” ricordato nella pietra a sinistra formante con altre la soglia dell’ingresso principale. Quel maestro Mariano rivive anche nella gestualità degli schizzi ora gettati di fresco da giovani artisti riproducenti i resti materiali di un passato lontano e nobile, regolato dalle proporzioni e capace di leggere la realtà su più registri, creando codici e simboli che comunicavano a chi era preparato contenuti e richiami biblici e cristologici Mariano e altri come lui, ecclesiastici e laici che ebbero menti preparate, aperte, raffinate, che si vuole ricordare (ed anche ringraziare per ciò che hanno potuto creare e lasciarci materialmente) in questa esposizione che è una sintesi di studio e produzione.








