A Sassari la soluzione Case dell’acqua contro le restrizioni idriche

È l’idea avanzata martedì sera in Consiglio comunale dal sindaco Nicola Sanna. Il servizio garantirebbe un ristoro agli utenti da parte di Abbanoa per i disagi subiti

 

CasaAcquaSassari. Nella seconda città della Sardegna l’acqua è ancora non potabile. Una situazione di disagio che potrebbe portare ad una sorta di risarcimento a favore dei cittadini con il ricorso all’installazione, a carico di Abbanoa, di strutture di erogazione. Si tratta delle cosiddette “case dell’acqua” dalle quali i cittadini possano prelevare la risorsa idrica anche quando non sia potabile nell’intera rete. Questo grazie a ulteriori potabilizzatori installati nelle strutture che renderebbero l’acqua bevibile. Le strutture devono essere realizzate a ristoro dei disagi che gli utenti sassaresi stanno subendo con le continue restrizioni e divieti di utilizzo dell’acqua. «Si tratterebbe di una soluzione più utile rispetto alla possibilità del rimborso perché – ha aggiunto il sindaco Nicola Sanna – quest’ultimo sarebbe esiguo rispetto al danno subito dalle singole famiglie e talvolta difficile da monetizzare. Da inizio anno abbiamo fatto otto ordinanze di interdizione dell’uso dell’acqua e, sempre su base annua, sono 131 i giorni in cui l’acqua non è potabile. A Palmadula, ricordo, sono 943 i giorni in l’acqua di rete non è potabile e arriva a singhiozzo. Per non parlare, poi, di altri quartieri della città in cui l’acqua manca o non è stata potabile per 8 o 35 giorni».

La proposta è stata illustrata in occasione della discussione (di cui daremo conto in un articolo che sarà pubblicato nelle prossime ore) sull’ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle sul deposito cauzionale che gli utenti devono indebitamente pagare ad Abbanoa nonostante i gravi disservizi subiti.

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