Un presidio medico per Santa Maria di Pisa
La proposta di Dino Ghi (Sassari Bella Dentro) e l’impegno della Giunta. L’assessore Monica Spanedda: «Abbiamo trovato la piena disponibilità della Asl»

Sassari. Il quartiere di Santa Maria di Pisa è ancora sprovvisto di un presidio medico. Si tratta di una popolazione di 30mila abitanti, compreso Latte Dolce, che da tempo lamentano una carenza effettiva di servizi e assistenza sanitaria primaria, quanto mai necessari in una porzione di territorio comunale dove peraltro si registrano situazioni di povertà estrema. Presto le cose potrebbero però cambiare. La Giunta comunale si è infatti impegnata a intervenire. Lo ha fatto nel corso dell’ultima seduta dell’Assemblea Civica su sollecitazione di Dino Ghi, consigliere della lista di centrosinistra Sassari Bella Dentro, che ha presentato una apposita mozione approvata all’unanimità dopo un partecipato dibattito.
Il presidio medico potrebbe trovare spazio nella farmacia di Santa Maria di Pisa, secondo giorni e orari ancora da stabilire. «Abbiamo incontrato il commissario straordinario della Asl Agostino Sussarellu diverse volte e ci ha dato ampia disponibilità al progetto – ha spiegato l’assessore alle Politiche Sociali Monica Spanedda –. Abbiamo provato a circoscrivere il perimetro dei residenti di Santa Maria di Pisa e abbiamo trasmesso alla Asl tutta l’anagrafica per capire quanti sono i medici di medicina generale in quella zona. L’obiettivo è percorrere più strade. La prima è quella di coinvolgerli nel presidio. Abbiamo poi iniziato a sondare la disponibilità di medici volontari anche per le prestazioni specialistiche; si sono affacciate inoltre le associazioni di volontariato. Si tratta di un progetto che si integra in programma più ampio di integrazione socio sanitario di cui è primo testimone l’Iti (Interventi Territoriali Integrati): è previsto così un punto salute, con un’integrazione portierato sociale e l’infermiere di prossimità, perché si attui il primo progetto pilota di medicina di iniziativa a Sassari con un’assunzione di responsabilità socio sanitaria congiunta prima che le patologie si acclarino, cercando di presidiare ancor meglio quei luoghi della città in cui l’accesso alla salute sembra essere sempre più distante».







