Politica e finanza, legame da tagliare
Un disegno di legge del capogruppo dei Riformatori in Consiglio regionale Attilio Dedoni. «Le fondazioni bancarie hanno un ruolo come cassa dei partiti»

Cagliari. «Chi ha fatto politica attiva, chi ha amministrato la cosa pubblica, non deve sedere negli organi direttivi di banche e fondazioni». È questo il contenuto di una proposta di legge nazionale, di cui è primo firmatario Attilio Dedoni, capogruppo in Consiglio regionale dei Riformatori Sardi. Il documento è stato presentato a Cagliari, nel corso di una conferenza stampa, in cui si è parlato di banche e fondazioni bancarie e di Shardna, la società fondata da Renato Soru per le ricerche sul dna dei centenari ogliastrini.
«Speriamo che la proposta venga sottoscritta anche da altri e approvata dall’Assemblea affinché possa arrivare a Roma», ha detto Dedoni. «È grave che le fondazioni abbiano un ruolo come cassa dei partiti. La Fondazione di Sardegna è d’esempio: si veda l’elenco dei contributi assegnati e si valuti se risponde a criteri di interesse generale dell’Isola e alle esigenze di rilancio dell’economia. Vogliamo vigilare su ciò che accade alla Fondazione e al Banco di Sardegna, come il fatto che la Bper non ha mai saldato quanto pattuito per l’acquisizione del Banco, risalente a diversi anni fa. Il fondo F2i, che prima voleva acquistare gli aeroporti di Fenosu e Cagliari e ora di Alghero e Cagliari, sempre a prezzo di realizzo, è una scatola cinese in cui siede Antonello Cabras, presidente della Fondazione di Sardegna ed ex presidente della Regione, e non mi pare che stia facendo gli interessi dell’Isola».
«La legge prevede rigide incompatibilità tra i politici di qualsiasi livello, a partire dai consiglieri comunali, e le cariche nella Pubblica Amministrazione e negli enti pubblici; solo banche e fondazioni, che rappresentano il potere vero, non sono regolamentate», ha fatto eco Michele Cossa, coordinatore regionale dei Riformatori.
Per quanto riguarda la vendita all’asta della banca di campioni genetici – ha continuato Dedoni – «la legge prevede la presentazione di un progetto per il loro utilizzo, altrimenti la cessione non è valida. Manca la tutela della privacy dei donatori. La Regione è assente: perché anni fa è stata rifiutata l’offerta di un gruppo di Singapore, che offriva milioni di euro? La ricerca genetica proseguirà nell’Isola? Quali saranno le sue ricadute economiche e occupazionali? Abbiamo svenduto un patrimonio senza tutelare gli interessi dei sardi».






