Piero Bucchi mister 727
Il coach della Dinamo, nel match contro Scafati è diventato il 5° allenatore in assoluto con più gare allenate in campionato

Quella con Scafati è stata anche la partita fra i due allenatori in attività in serie A con più partite allenate, 681 per Attilio Caja e ben 727 per Piero Bucchi. Con la gara di domenica scorsa, Bucchi ha raggiunto Gianfranco “Dado” Lombardi al 5° posto assoluto fra i coach con il maggior numero di gare in campionato.
Inutile dire che, per la Dinamo avere un allenatore dell’esperienza e delle qualità di Bucchi è motivo d’orgoglio e un grande valore aggiunto per una serie di aspetti, da quello strettamente tecnico a quello carismatico, per il rispetto che giocatori e addetti e lavori hanno per il coach bolognese fino ad un discorso più generale legato all’immagine dopo gli “eccessi” di Pozzecchiana memoria.
Bucchi, arrivato a Sassari circa un anno fa (era il 16 novembre del 2021) al posto di Cavina, ha fin da subito convinto tutti con la sua professionalità, accompagnata da uno stile e da un modo di rapportarsi sia con i giocatori che con gli addetti ai lavori, fondato sull’educazione e il rispetto dei ruoli. Solo per citare gli ultimi anni, si è passati dal burbero Sacchetti, all’esuberante Poz, fino ad arrivare al pacato ma deciso Bucchi. Tre allenatori, questi citati, molto diversi caratterialmente fra loro, legati da similitudini tattiche i primi due, con tanto spazio lasciato alle individualità e al talento dei singoli (soprattutto Sacchetti), con l’empatia prima di tutto da parte del Poz, per arrivare ad un allenatore più tecnico, tattico e preciso come Piero Bucchi.
Tre allenatori con tre modi diversi di allenare e gestire il gruppo ma tutti e tre vincenti, Sacchetti e Poz anche e soprattutto a Sassari che per loro è stato un trampolino di lancio. Piero Bucchi invece la sua storia l’ha scritta soprattutto da altre parti in passato e ha fatto un po’ il percorso inverso, arrivando a Sassari non per avere un trampolino di lancio ma per portare esperienza e qualità e magari con un pizzico di fortuna riuscire ad alzare qualche trofeo a coronamento di un’ottima carriera.
Allargando un po’ il discorso, legandolo comunque alle varie guide tecniche, rispetto agli anni passati, specialmente quelli sotto la gestione Sacchetti, è doveroso sottolineare come le gerarchie nel basket nazionale si siano attualmente “ristabilite”, con Milano e Bologna che dopo aver attraversato per diverse ragioni mari agitati, sono riemerse riprendendosi lo scettro. Lo spazio per le sorprese ora come ora è estremamente ridotto a differenza ad esempio dell’anno del triplete, onestamente irripetibile un po’ come lo Scudetto del Cagliari calcio. In quegli anni fu brava la Dinamo ad approfittare del “vuoto di potere” che si era creato, azzeccando i giocatori e il tecnico giusti per alzare i trofei che l’hanno inserita a tutti gli effetti nell’elite del basket nazionale. Ora non si può chiedere alla società di ripetersi, tutto va ricalibrato all’attuale panorama, ma di sicuro la Dinamo ha rappresentato e rappresenta un esempio di gestione lungimirante, copiata da molti.
Aldo Gallizzi








