Parte da Abbasanta la nuova programmazione regionale

Meno burocrazia, integrazione dei fondi e più competitività. Il presidente Pigliaru: «È necessario che la Regione dialoghi costantemente con i territori»

 

 

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Il presidente Francesco Pigliaru

Abbasanta. Semplificazione di procedure e strumenti finanziari, integrazione fra fondi europei, nazionali e regionali, auto-organizzazione del territorio, rafforzamento della capacità amministrativa e, infine, una solida politica orizzontale della Regione incardinata su competitività, internazionalizzazione e innovazione. Con un unico obiettivo: rimettere in moto l’economia in Sardegna, con nuovi finanziamenti e aprendo nuovi cantieri.

Sono i capisaldi della Nuova Programmazione Territoriale presentata oggi ad Abbasanta a Enti Locali, sindacati e associazioni di categoria dal presidente della Regione Francesco Pigliaru e dagli assessori della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci, dell’Urbanistica e degli Enti Locali Cristiano Erriu e dei Lavori Pubblici Paolo Maninchedda. «Oggi inizia una nuova stagione della programmazione territoriale e vogliamo avviarla non solo con i Comuni ma con l’intero partenariato economico e sociale della Sardegna – dice l’assessore Paci -. Il messaggio della Regione è molto chiaro: la programmazione territoriale deve coinvolgere da subito tutte le forze e soprattutto dobbiamo essere immediatamente operativi, individuando procedure diverse e adeguate per ciascun territorio, ascoltandone le vocazioni specifiche, puntando su obiettivi concreti attraverso l’auto organizzazione dei Comuni».

La programmazione territoriale integra le tradizionali suddivisioni regionali in programmazione economica e pianificazione per offrire precisi riferimenti territoriali alle politiche di sviluppo. Consente di esplicitare la visione di sviluppo sostenibile che si basa sulla integrazione, valorizzazione e rigenerazione delle potenzialità economiche, sociali e ambientali proprie dei territori e delle aree urbane che costituiscono il capitale territoriale della regione. L’obiettivo della Giunta è portare la programmazione degli interventi nel territorio, non calandoli dall’alto ma discutendoli con gli amministratori locali e modellandoli in base alle vocazioni dei singoli territori. «La grande scommessa è integrare le esigenze regionali con quelle dei singoli territori, attraverso quella politica di place-based di cui si discute moltissimo in Europa – sottolinea il vicepresidente della Giunta -. È indispensabile individuare luoghi specifici e specializzazioni più idonee a promuovere lo sviluppo e a ridurre le disuguaglianze dei territori».

Bandi europei territorializzati e semplificati con procedure automatiche, tempi amministrativi certi grazie a cronoprogrammi per ciascuna procedura, formazione specialistica per i soggetti gestori nel quadro del rafforzamento delle capacità amministrative, utilizzo del nuovo sportello Suape (Sportello Unico per le attività produttive e per l’edilizia), che sarà collegato con la piattaforma unica che garantisce l’interoperabilità delle banche dati per tutti i regimi di aiuti, procedure online anche per gli enti locali. «Semplificare, snellire la burocrazia, accorciare i tempi: sono obiettivi fondamentali, da raggiungere in tempi brevissimi per cambiare le politiche sul territorio», aggiunge il titolare del Bilancio.

Per una programmazione territoriale che funzioni davvero in un quadro strategico unitario devono essere messe a sistema le risorse nazionali (Fsc), regionali ed europee (fondi Fesr, FSE, Feasr, Feamp). Risorse che devono essere ben programmate per essere ben spese: il territorio non solo definisce la strategia di sviluppo ma si assume la responsabilità di attuarla, grazie anche a un supporto, anche finanziario, per lo sviluppo delle competenze interne. Principio, questo strettamente legato alla riforma degli Enti Locali. «La programmazione territoriale con il futuro assetto organizzativo avverrà gradualmente e sarà costruita insieme ai comuni, in modo tale da scegliere ambiti ottimali frutto di decisioni condivise e ragionate. Scelte che saranno poi governate dal testo unico – spiega l’assessore degli Enti Locali Cristiano Erriu -. Il cuore di questa Riforma passa dal tema della semplificazione e delle gestione associata. La semplificazione va ricondotta a un pensiero ordinato e ragionato, con una armonizzazione del sistema contabile della Regione e dei Comuni, la riduzione dei costi della politica, l’eliminazione degli orpelli che impediscono ai Comuni di agire con tempestività e dare risposte ai cittadini, e la creazione di politiche regionali che siano coerenti con il nuovo sistema istituzionale». Per il titolare degli Enti Locali «è importante puntare su servizi di qualità e sulla specializzazione dei dipendenti dei Comuni che si troveranno a gestire le funzioni amministrative ora in capo alla Regione, ma che saranno trasferite ai Comuni». Conclusi gli interventi di sindaco e parti sociali ed economiche, è stato deciso che dopo l’approvazione della manovra finanziaria inizieranno gli incontri direttamente sui territori a partire da gennaio. «Era importante oggi partire, con tutti – ribadisce l’assessore Paci – la strada è lunga e irta di difficoltà ma sono convinto che insieme riusciremo ad andare avanti e centrare importanti obiettivi per lo sviluppo economico e sociale dei nostri territori».

Trarre le conclusioni è spettato al presidente della Regione. «Le risorse ci sono e stiamo parlando di risorse importanti», ha detto Francesco Pigliaru, ripercorrendo lo schema dei fondi a disposizione così come illustrato dagli assessori nei loro interventi, esposti nel corso della mattinata. Il presidente della Regione ha proseguito la sua relazione analizzando il percorso che è stato della progettazione integrata, «un metodo assolutamente ragionevole, che in passato non ha funzionato perché affrontato con strumenti non adeguati. Ma è necessario che la Regione dialoghi costantemente con i territori, che conoscono bene le proprie specificità, e quindi esigenze e potenzialità», ha proseguito il presidente Pigliaru. «Per questo devono essere co-protagonisti del progetto di sviluppo, unendo le loro voci. E siccome sviluppo significa assunzione di responsabilità da parte di tutti, noi non apriamo tavoli per discutere di generici libri dei sogni, pieni di richieste di ogni tipo, che non solo ingolfano il lavoro facendo perdere nel mucchio le idee utili, ma nello stesso tempo aprono le porte ad assalti alla diligenza, dove ognuno cerca qualcosa per sè. I territori devono presentarsi uniti e avere il coraggio di scegliere le cose che servono davvero al loro sviluppo», ha concluso Francesco Pigliaru. «Poche proposte chiare e concrete su cui possiamo lavorare insieme. È questa la vera sfida».

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