Ozieri ricorda cinque bambini morti nel 1949 per una esplosione

Un residuato bellico scoppiò mentre giocavano prima di entrare a scuola. Sabato 11 ottobre il tragico evento sarà ricordato con una cerimonia. Verrà scoperta una targa ricordo

 

 

OzierRicordaOzieri. Il loro ricordo è ancora vivo nel tempo, ma è anche arrivato il momento di onorarli con un segno tangibile e concreto. Domani 11 ottobre Ozieri commemorerà cinque bambini, che nell’ormai lontano 1949, morirono sotto lo scoppio d’un ordigno della seconda guerra mondiale, intenti a giocare prima che si recassero a scuola.

Alle 9, al suono del “Silenzio”, verrà scoperta la targa ricordo apposta sulla facciata della scuola Kennedy nell’omonima via. Seguirà il discorso del sindaco di Ozieri e del superstite Angelo Mastino. Alle 9,30 si terrà la rappresentazione scenica della giornata del 1949 presso i giardini “Su Cantaru con lettura di un racconto scritto da Piera Farina, voce recitante Daniele Monachella, attrici La Compagnia delle Donne e tenore Antonio Porcu. Alle 10 Alessio Porcu eseguirà il brano dei Tazenda “Piztinnos in sa Gherra”. Alle 10,50 Antonello Colledanchise, poeta e cantautore, (cuatro venezuelano), Anna Vilardi (violino) e Tiziana Meloni (percussioni) eseguiranno dei brani in lingua catalana. Alle 10,30 le Unità cinofile dei Carabinieri faranno una dimostrazione pratica del loro operato. Alle 11 Andrea Fratellini, illusionista, prestigiatore e ventriloquo, divertirà grandi e piccini.

«Da anni chiedevo che Ozieri ricordasse il tragico evento», scrive Piera Farina, appassionata di storia in generale e sarda ozierese in particolare, che con la collaborazione dell’Associazione ToTTumpare e con il patrocinio del Comune di Ozieri presenta la giornata commemorativa in ricordo dei bambini che perirono il 9 febbraio 1949. «Dopo aver fatto le ricerche del caso, ed aver constatato che di questi bimbi non c’è alcuna traccia, mi son sempre chiesta perché ad Ozieri non c’è nulla che ricordi quel giorno, ne una croce, una lapide, si pensi che per alcuni non c’è neppure una tomba su cui piangerli. Quindi, mi son armata di coraggio ed ho cercato di far onorare queste povere creature risvegliando in molti il ricordo di quel tragico giorno. Sabato ci celebra la Cerimonia Commemorativa», prosegue Piera Farina, che all’evento ha dedicato una cronaca.

 

Le campane suonarono i rintocchi delle 12. Ozieri era assolata quel giorno. A breve si sarebbe festeggiato il carnevale. Per le strade il profumo delle frittelle (cattas a imbudu) e l’aroma de sas origliettas (dolci ozieresi fatti con grovigli di pasta fritta ed immersa nel miele) la facevano da padrona. È stata sempre una cittadina tranquilla, Ozieri. Laboriosa e operosa, ma sempre orgogliosa di quello che fu. La guerra era terminata da quattro anni. La voglia di rinascita e di spensieratezza lo si vedeva stampato sui volti delle persone, sorrisi ed allegria e musica… musica per le strade. Come diceva mia nonna Pietrina, «quelle musiche avrebbero fatto resuscitare chiunque». I ragazzini delle elementari erano appena usciti dalla scuola, le loro voci gioiose riempirono subito le strade circondanti il vecchio caseggiato scolastico. Era mercoledì, mercoledì 9 febbraio 1949. Le 12 erano appena passate quando una deflagrazione interruppe bruscamente la quiete della cittadina. Lo scoppio pareva provenisse dalla palestra. Già, la palestra, luogo di “ginnastica” dove la gioventù italiana del Littorio eseguiva gli esercizi ginnici, ed il sabato si riuniva assieme agli adulti in adunate che inneggiavano al regime. Ozieri fu scossa… Centinaia di persone si riversarono in strada e si misero a correre, direzione: la palestra. Al grido “Sa Bomba in Palestra”, parte della popolazione lasciò il proprio daffare, per precipitarsi sul luogo dell’accaduto. Madri trafelate con i piccoli figli tenuti stretti tra le braccia, uomini con abiti da lavoro, persone che correvano con le lacrime agli occhi, verso la disgrazia, temendo il peggio. Ai primi che arrivarono sul luogo della tragedia, apparve un qualcosa che mai avrebbero voluto vedere. 5 corpi di bambini giacevano a terra dilaniati da quel che poi si seppe essere, un ordigno bellico. La bomba era del tipo Breda. Tre morirono sul colpo, erano irriconoscibili, i loro corpi sfracellati e gettati a distanza dalla potenza della bomba. Gli altri due avevano grosse ferite alla testa e l’addome, vennero portati al vicino ospedale ma morirono subito dopo. il più piccolo del gruppo di appena due anni si salvò. Forse perché distante dagli altri. Il suo nome è Angelo Mastino. I poveri angioletti deceduti sono i fratelli Mastino, Mario di 7 anni e Raimondo di 11, fratelli del piccolo che si è salvato. Sarobba Antonio di anni 10 e i fratelli Meloni Antonio e Pietro rispettivamente di 12 e 9 anni. Mia madre, Rosa Sechi, che abitava nella vicina via Roma era appena arrivata a casa, dalla scuola. All’epoca dei fatti aveva 9 anni. Sentito lo scoppio, si recò ai vicini giardini (Su Cantaru) per prendere i suoi fratelli più piccoli. Li portò a casa velocemente e poi si affacciò alla finestra. Vide una madre che correva e gridava: teneva tra la braccia il proprio figlio con l’addome squarciato. Non ha mai dimenticato quell’immagine. Mio zio Agostino Sechi era all’avviamento (scuole medie) presso le Clarisse. Uscirono prima da scuola alle 12,20 perché lo scoppio spaventò tutti. E con i compagni di scuola si recò nei pressi della palestra… e vide dei lenzuoli bianchi che coprivano le piccole salme, tutt’attorno un odore acre di sangue e di morte. Una tragedia che scosse non solo Ozieri ma tutta la provincia. La Nuova Sardegna diede ampio risalto alla vicenda con ben due articoli, che anni orsono sono andata a cercare tra i loro archivi storici. Ora mi chiedo perché mai questi poveri ragazzi non sono mai stati ricordati? Sin da ragazza mi sono impegnata affinché un giardino, un parco giochi, una strada, una scuola portasse i nomi di loro cinque. Ma nulla, sono morti e poi scomparsi nel dimenticatoio. Io mi rivolgo a voi Ozieresi… facciamo noi a modo che questa tragedia venga ricordata. Oggi cade il triste anniversario. Ricordiamoli a parole, come si faceva un tempo. Erano solo cinque piccoli innocenti che a causa della loro curiosità infantile… son morti. Sono anch’essi vittime della guerra… non dimentichiamolo e non dimentichiamoli: grazie.

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