Multiss, ultima chiamata
A casa dal 1 luglio 73 lavoratori su 152. La riduzione dell’organico diretta conseguenza del mancato trasferimento dei fondi necessari. I sindacati proclamano lo stato di agitazione
Sassari. Saranno operativi dal 1 luglio i licenziamenti di 73 lavoratori su 152 della Multiss, la società in house della Provincia di Sassari, che svolge servizi anche per l’ex provincia di Olbia-Tempio. Tra ieri e avantieri i dipendenti che perderanno il posto di lavoro hanno ricevuto una formale lettera di preavviso firmata dal direttore Antonio Spano. «Nell’ambito della procedura di licenziamento collettivo per riduzione del personale ex art 24 Legge 223/1991, avviata con comunicazione preventiva in data 29 ottobre 2014, la cui copia viene allegata alla presente per farne parte integrante, preso atto delle sopravvenute circostanze che consentono all’Azienda di proseguire parzialmente nell’attività e di ridurre il numero degli esuberi dai 155 inizialmente dichiarati a 71,4; dell’impossibilità, accertata nell’ambito del procedimento ex Legge 223/1991, di fare ricorso a misure alternative ai licenziamenti con riferimento alla sua specifica qualifica; Le comunichiamo che, all’esito della applicazione dei criteri previsti dalla legge, ci vediamo costretti ad intimarLe la risoluzione del rapporto di lavoro con effetto dal 1 luglio 2015, nel rispetto del periodo di preavviso previsto contrattualmente. Le competenze di fine rapporto le saranno corrisposte nei termini di legge e contrattuali».

«Nella riunione di lunedì scorso 11 maggio presso l’ufficio area conflitti della Provincia di Sassari, a seguito dell’apertura della procedura di licenziamento collettivo comunicato dalla Multiss, è stato stilato un verbale di mancato accordo tra la stessa Multiss e le organizzazioni territoriali di Sassari e Olbia-Tempio, Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs, UIL FPL, CSS e UGL Terziario. L’ azienda prende atto della posizione dei sindacati ma avvia comunque il preavviso di licenziamento, che a partire dal 1 luglio. A fronte di tutte le rassicurazioni ricevute ad ogni livello territoriale e regionale, l’azienda comunica di essere costretta a ricorrere a questa soluzione, preso atto che non riceve più i dovuti finanziamenti dalla Provincia, che a sua volta evidenzia la responsabilità della Regione Sardegna nella erogazione degli stessi e quindi non vi sono più le condizioni per garantire i servizi essenziali per la comunità che sino ad oggi venivano garantiti dalla Multiss», spiegano Giacomo Poddighe, Pierpaolo Morittu, Massimo Barra, Luca Balloco, Pierfranco Piredda (tutti rsa), Sebastiano Crosa (Cgil-Filcams), Alessandro Marcellino (Cisl-Fisascat), Giampiero Manai (Uil-Uiltucs) e Vincenzo Monaco (Css). Fino al 31 maggio si proseguirà con la cassa integrazione, poi in giugno si applicherà una riduzione a part time del 50 per cento dell’orario di lavoro. E dal 1 luglio il licenziamento di 73 dipendenti su 152.
«Tutto questo avviene nonostante le sollecitazioni delle organizzazioni sindacali che ormai da due anni seguono questa vicenda e a seguito di diversi incontri a tutti i livelli: capigruppo del Consiglio Regionale, assessori e Commissioni dello stesso Consiglio. Tutti avevano preso il giusto impegno per risolvere il problema. Oggi invece ci troviamo nella situazione che i dovuti finanziamenti destinati alla gestione dei servizi, (manutenzione delle strade e sfalcio erba, disinfestazione, derattizzazione e disinfezione, gestione calore e manutenzione e sicurezza degli istituti superiori scolastici del nord Sardegna) non sono ancora ad oggi stati destinati». Per il momento arriveranno, sufficienti a pagare gli stipendi fino al 30 giugno.
I sindacati respingono «i licenziamenti e condannano l’assurdo atteggiamento della politica regionale: a parte le solite dichiarazioni periodiche e puntuali dell’assessore Erriu che garantisce che nessuno perderà il posto di lavoro, nei fatti oggi registrano i licenziamenti. Ulteriore preoccupazione risulta che, se si verificasse il licenziamento di 73 lavoratori, la stessa società non sarebbe più nelle condizioni, nel futuro, di poter operare e garantire la prosecuzione dell’attività e quindi la gestione dei servizi sino ad ora in carico, rischiando l’alienazione della stessa».
È quanto mai necessario «un fattivo e celere intervento della Regione Sardegna ed il rispetto degli impegni più volte assunti». Occorre intervenire con i dovuti finanziamenti e quindi consentire la continuità della prosecuzione dei servizi. I sindacati dichiarano quindi lo stato di agitazione e si riservano di attivare tutte le iniziative che riterranno più opportune per contrastare i licenziamenti, garantire la continuità lavorativa di tutta l’azienda e quindi la buona qualità dei servizi, così come ad oggi è stato fatto. Dalla Regione arriveranno 7 milioni di euro a tutte le società in house delle province sarde, due milioni per il nord Sardegna. Ma questo fino al prossimo 31 dicembre.







