Farris: «La Sardegna dimostra che il vino non fa male»
Un uso moderato in alcuni casi addirittura previene determinate malattie. Tziu Antoniu Todde di Tiana con due bicchieri a pasto arrivò a 113 anni
Sassari. È di questi giorni la polemica sulla pericolosità del vino. A dare il la al confronto che ancora ieri trovava grande rilievo su importanti testate nazionali come il Corriere della Sera e Repubblica, nelle seguitissime edizioni web, era stata la settimana scorsa l’immunologa Antonella Viola («Il vino fa male: chi beve ha il cervello più piccolo»), volto noto delle trasmissioni tv che da tre anni a questa parte sono dedicate all’emergenza pandemica e che hanno reso familiari agli italiani medici e studiosi che si sono trovati a intervenire anche su argomenti che esulavano il loro settore. «Si tratta di affermazioni di personaggi autorevoli ma che non riguardano il loro campo specifico di studio», ha messo in evidenza lunedì scorso il professor Antonio Farris, già docente di Microbiologia Alimentare all’Università di Sassari ed esperto di enologia in Sardegna, a margine della presentazione alla stampa del nuovo percorso formativo di “Tecnico Superiore per la Promozione e Commercializzazione delle Produzioni Enologiche” all’Its Tagss di Sassari. «Le aziende investono tantissimo nel prodotto e poi vengono fuori queste informazioni del vino addirittura come veleno, un allarme partito dai Paesi del Nord Europa. Bisogna stare attenti. Ho collaborato negli anni con diversi medici per eventi di natura salutistica. Qualche giorno fa c’è stato a Napoli un convegno “Vino e salute”. Oncologi e gastroenterologi tutti hanno convenuto che un uso moderato del vino certamente non fa male, anzi, in alcuni previene o è utile per alcune malattie. Dobbiamo insomma stare aattenti: paragonare il vino al fumo è davvero un grande danno che facciamo. Se fosse un veleno diremmo: va bene, ci siamo sbagliati. Ma non è assolutamente così, almeno secondo i dati medici che abbiamo. Nel vino sono contenuti, oltre all’alcol, tutta una serie di altri composti che hanno effetti anche benefici, non è come la sigaretta».

«La Sardegna – ha proseguito il professor Farris – si vanta di essere una delle pochissime zone blu del mondo, intendo quella dei centenari. Ho avuto fortuna di conoscere Tziu Antoniu Todde di Tiana che amava ripetere: “Fizzu me’, una tazza ‘e ‘inu non faghet male, bevo uno o due bicchieri a pasto, sono arrivato a 113 anni e sto ancora bene”. Anche in questo caso ci dovremmo impegnare a dare le giuste informazioni. E poi il vino è anche immagine dell’Italia, di un Paese e di un’economia. Rappresenta insomma una parte della nostra salute e tanto altro. Lo dico in base a dati scientifici, non miei personali, perché sono un microbiologo agrario, ma forniti da colleghi docenti medici».
«Il vino è anche sostanza per l’Italia, con fatturati importanti. Pensiamo che rappresenta almeno il 30 per cento del settore food & beverage», ha aggiunto Giovanni Pinna, vicepresidente dell’Assoenologi Sardegna, presente alla conferenza stampa. «È curioso come ci sia una notizia a sfavore a fronte di decine di info positive. Nei confronti di birre, distillati e amari nessuno avanza una critica. Si parla di alcolici e si pensa al vino». Una associazione insomma come minimo incompleta.
Luca Foddai








