Mascia (Campo largo): obiettivo vittoria al primo turno

Grande partecipazione al comizio di chiusura in piazza d’Italia. «Riprendiamo in mano Sassari. Siamo uniti e possiamo replicare il risultato delle regionali»

Giuseppe Mascia

Sassari. «Ora tocca a noi». Giuseppe Mascia ha chiuso ieri sera la campagna elettorale del Campo largo. Una piazza d’Italia che dopo diversi anni è ritornata ad ospitare un evento politico, un comizio di un candidato sindaco. Di fronte a simpatizzanti e militanti dei partiti e movimenti della coalizione di centrosinistra (Pd. M5s, Orizzonte Comune, Alleanza Verdi Sinistra, Futuro Comune, Fare Città, Sassari Progressista e Solidale), almeno duemila persone (c’è chi parlava anche di tremila, senza dubbio è stata la chiusura di piazza più partecipata di questi giorni in città), Mascia ha fatto appello agli elettori: «In queste ore dobbiamo contattare tutte le persone che conosciamo, lavorare per riprendere la città in mano, non per riprendercela. perché la città è di tutti. Riprendere la città per vincere al primo turno. Abbiamo il destino nelle nostre mani. Candidate e candidati stanno facendo uno sforzo enorme. Forza che vinciamo!».

Lavorare insieme. Queste le parole sulle quali il candidato sindaco del Campo largo ha impostato il suo intervento, iniziato con il saluto del collega Raimondo Cacciotto, che corre come primo cittadino ad Alghero. «Abbiamo una visione comune: portare le città del nord ovest sotto un unico colore politico». Introdotto da Pino e gli Anticorpi e da Piero Marras, con gli appelli iniziali degli assessori del territorio della Giunta Todde, Mascia ha ricordato che «se non si cambia, le sorti delle generazioni future saranno unite nel declino. Questa città ha intelligenze per risalire la china».

«Abbiamo ricevuto solo maldicenze in campagna elettorale perché ci vedevano uniti – ha proseguito il candidato sindaco del Campo largo –. Vogliamo fare le cose insieme. E questa cosa spaventa. Noi siamo uniti e possiamo replicare il risultato delle regionali». E poi i temi e gli obiettivi. «Ci vuole un nuovo ospedale, indubbiamente. Ma ci metteremo 15 anni a costruirlo. Le esigenze sono ora, ecco perché dico che in attesa della nuova struttura ci ritroviamo nel quadro dell’esistente che deve essere riqualificato. E dobbiamo fare in modo che il personale medico e sanitario rimanga qua».

«La nostra sarà una giunta battagliera, non solo di persone competenti. La città come minimo ha il diritto di ottenere una amministrazione forte, le spetta di diritto». Volontariato, barriere architettoniche, diritti dei deboli e il sociale in generale. «Bisogna essere seri. Evidentemente altri non sono stati all’altezza del loro ruolo». E spazio all’autocritica. «Abbiamo fatto errori nel passato, non ho problemi ad ammettere che li abbiamo commessi. Non abbiamo la supponenza di saper fare tutto. Dobbiamo essere uniti come persone, solo così si ottengono risultati».

Ambiente e revisione del Piano Urbanistico. «Serve più verde. Il clima è un tema vero che sarà decisivo nelle politiche nazionali. Dobbiamo fare della città un luogo dove poter camminare tranquilli. Ho votato diverse varianti su Sirio e non ne ho visto realizzata mezza». Sui trasporti urbani ci vuole magari il biglietto unico. «Sull’Atp dico solo che lavora bene e che va messa nelle condizioni di lavorare meglio. Ma il tema è anche quello dei collegamenti regionali. Solinas ha investito in modo chiaro tra Oristano e Cagliari, trascurando il nord: è impensabile che ci voglia tutto questo tempo per andare nel sud dell’Isola. Tutto va certamente sviluppato con ordine, anche in città: abbiamo orari nel trasporto pubblico verso l’hinterland settati su un orario unico delle scuole, che invece oggi sono organizzate in modo diverso».

Infine due aspetti, sui quali costruire appositi progetti. Il primo è creare un Fondo unico sociale, da spendere direttamente per sviluppare politiche inclusive. L’altro riguarda la cultura. «Il nostro Teatro di Città è chiuso da ormai cinque anni. I nostri operatori culturali devono tornare qua. Noi possediamo un patrimonio culturale che non hanno altri, con Università, Accademia e Conservatorio. Dobbiamo metterli a sistema». Alla fine vince l’emozione. È tempo ora di votare.

L.F.

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