Nuova Asl Unica, una riforma impossibile

Mario Pala, consigliere comunale a Sassari e primario all’Aou, elenca tutti i limiti del disegno di legge regionale. «Un errore da un punto di vista tecnico e politico»

 

MarioPala
Mario Pala

Sassari. Il 3 maggio la Giunta Regionale della RAS ha approvato un disegno di legge che introduce un nuovo assetto organizzativo e istituzionale del servizio sanitario regionale istituendo l’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR). In questi giorni è all’esame della Commissione Sanità regionale. Le motivazioni principali che hanno portato la Giunta Regionale a varare questo provvedimento sono le seguenti: 1) è in linea con le più recenti e positive esperienze di altre regioni italiane; 2) superare le criticità dell’attuale servizio sanitario regionale che non garantisce livelli adeguati e uniformi sull’intero territorio regionale e manifesta inefficienza nel contenimento della spesa. Ma il motivo fondamentale è quello di contenere la spesa. 3) Sono evidenti le carenze di una governance unitaria di tutto il sistema: in particolare non sono stati ancora stipulati gli accordi tra ASL e Aziende Ospedaliere, vi sono evidenti ritardi nella riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete territoriale e della rete dell’emergenza-urgenza che ha determinato livelli di ospedalizzazione superiori allo standard nazionale ed elevati indici di inappropriatezza delle prestazioni. 4) scarsa funzione di collaborazione tra aziende sanitarie. Le uniche esperienze di collaborazione in atto riguardano le unioni di acquisto di beni e servizi sanitari. L’organizzazione e il funzionamento dell’Azienda Sanitaria Unica sono regolati dall’atto aziendale che viene predisposto e adottato dal direttore generale entro il 31 dicembre 2016. L’ASUR svolge funzioni di programmazione aziendale e gestione complessiva dell’erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari. Accentra i processi di aggregazione della domanda di beni e servizi e di approvvigionamento degli stessi. Accentra le procedure concorsuali e selettive, del trattamento economico del personale, dei magazzini e della relativa logistica, delle reti informatiche e delle tecnologie sanitarie. Accentra tutte le procedure di gara per la progettazione, realizzazione, manutenzione, alienazione, concessione e locazione degli immobili costituenti patrimonio delle aziende sanitarie. Definisce, inoltre, gli accordi con le strutture pubbliche ed equiparate e stipula contratti con quelle private.

A gestire tutto questo potere, la Giunta Regionale nomina un Direttore Generale, il quale nomina a sua volta otto direttori delle aree socio-sanitarie locali previste sul perimetro delle vecchie ASL, i quali dispongono a loro volta un ufficio di staff con compiti di supporto nello svolgimento delle proprie funzioni secondo quanto stabilito nell’atto aziendale. Questi coordinano in base agli indirizzi dell’ASUR la programmazione territoriale e gli obiettivi assistenziali nel limite delle risorse assegnate dall’ASUR stessa.

Alcune obiezioni di fondo: 1) Nelle regioni dove si sono realizzate le ASUR , in particolare le Marche e l’Abruzzo, regioni anche più piccole rispetto alla Sardegna, i risultati non sono stati quelli sperati. 2) Garantire livelli adeguati di assistenza in tutta la regione, contenere la spesa, riorganizzare la rete ospedaliera, la rete dell’emergenza-urgenza e la rete territoriale è compito dell’assessorato regionale in quanto presuppone scelte di politica sanitaria inerenti la sua stessa funzione. 3) Il solo settore dove è stato dimostrato da uno studio dell’Università di Venezia che si risparmia con i processi di accorpamento delle Asl è l’acquisto di beni e servizi, che peraltro in Sardegna in parte già esiste. Si tratterebbe in questo caso di perfezionare quello che già esiste, creando una centrale unica di acquisti di beni e servizi sanitari sotto il controllo diretto dell’Assessorato alla Sanità. 4) I compiti che vengono affidati al direttore dell’ASUR sono tali da sostituire nella pratica lo stesso assessorato. Quasi l’intero budget regionale destinato alla sanità sarebbe gestito da un unico direttore generale. 5) Riforma di difficile, se non impossibile attuazione. Basti pensare alla predisposizione dell’atto aziendale unico regionale, previsto entro il 31 dicembre 2016. Un atto aziendale unico per tutta la sanità territoriale della Sardegna, per circa 20 ospedali e che dovrà interagire con le due aziende ospedaliere-universitarie, con l’azienda ospedaliera Brotzu e con l’Areus, azienda regionale unica dell’emergenza urgenza. Prima della stesura dell’atto aziendale, si dovrà procedere alla ricognizione della consistenza del patrimonio immobiliare e mobiliare, dei rapporti giuridici attivi e passivi e dei rapporti di lavoro in essere al 30 giugno 2016 delle aziende soppresse. Impresa titanica.

È palese che una riforma di questo tipo richiederebbe tempi estremamente lunghi, che la sanità sarda non si può permettere, basti pensare alla nomina dei commissari delle ASL e delle AOU che doveva durare tre mesi e siamo già a 18 mesi, alle importanti difficoltà burocratiche che sta incontrando l’incorporazione dell’Ospedale Civile nell’AOU. Una riforma, quindi, quella dell’ASUR sbagliata da un punto di vista tecnico per i motivi su esposti e sbagliata come scelta politica in quanto l’eccessivo accentramento di poteri non necessariamente porta a risultati positivi. Vedi quello che è successo in altre aziende regionali che hanno seguito questo percorso.

Siamo, ormai, a metà legislatura regionale. Se questa giunta regionale di centro-sinistra vuole lasciare un segno positivo del suo passaggio in ambito sanitario dovrebbe procedere speditamente a riformare: 1) la rete ospedaliera; 2) la rete territoriale; 3) la rete dell’emergenza-urgenza con elisoccorso.

Sarebbe già un grande risultato politico se si riuscisse a portare a termine queste tre cose e iniziare così a vedere qualche cambiamento positivo nel panorama sanitario della Sardegna. (Mario Pala)

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