La violenza di genere, martedì convegno a Sassari

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Le soluzioni per contrastare il fenomeno. In Sardegna il 27,1 per cento delle donne ha subito violenza di vario tipo almeno una volta nella vita

 

ViolenzadonneSassari. Il 25 novembre, in occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” si terrà il convegno “Le relazioni libere dalla violenza – interventi a favore del cambiamento”. L’evento organizzato dal Comune di Sassari, Settore Politiche Sociali e Pari Opportunità, e dal consorzio di cooperative sociali Andalas de Amistade, ha l’obiettivo di affrontare il tema in termini nuovi, ponendo il focus sui modelli socio-culturali di riferimento. L’incontro, aperto a tutti, si svolgerà alle 16 nella sala Convegni dell’ex Infermeria San Pietro, in largo Infermeria San Pietro a Sassari. All’evento parteciperanno il sindaco, Nicola Sanna, e l’assessora alle Politiche sociali e Pari Opportunità, Grazia Manca. Sarà l’occasione per presentare le attività sinergiche dell’Amministrazione e del Progetto Aurora contro la violenza sulle donne e discutere dei rapporti di genere.

Tra le azioni più efficaci portate avanti durante il lungo periodo di esperienza del Progetto, rientrano le campagne di comunicazione, educazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, finalizzate a far conoscere il fenomeno e a spezzare il silenzio. Tra queste può essere inserito anche il convegno di martedì. Saranno presenti al tavolo dei relatori, tra gli altri, Alessandra Bozzoli e Claudio Vedovati, co-autori, insieme ad altri 20 studiosi, del libro “Il lato oscuro degli uomini. La violenza maschile contro le donne-modelli culturali di intervento.” L’opera parte da un quesito “Violenza contro le donne: cosa si sta facendo in Italia?”. Inasprire le norme repressive e isolare i comportamenti violenti maschili non rappresentano la risoluzione del problema: è necessaria una rivoluzione socio-culturale, che sgretoli i pilastri dei modelli culturali fondati su equilibri patriarcali di potere. Un cambiamento che parta da un’autoanalisi di ciascuno, che riguardi la donna, la sua percezione di sé da un punto di vista personale e sociale, e l’uomo, il suo ruolo, non di capo e padrone ma di compagno. È necessario quindi che le istituzioni e le organizzazioni del territorio si attivino, in maniera coesa e sinergica, per dare inizio a questa rivoluzione difficile e silenziosa. Al convegno, moderato dalla dirigente del Settore, Chiara Salis, parteciperanno anche Maria Giovanna Campus (responsabile del Progetto Antiviolenza Aurora per il Comune di Sassari) e Stefania Puggioni (coordinatrice del Progetto Antiviolenza Aurora per il Consorzio di Cooperative Andalas de Amistade).

I dati di Andalas de Amistade

Violenza sulle donne: Secondo uno studio della Harvard University, la prima causa di morte o d’invalidità nel mondo per le donne non è la malattia, la guerra o gli incidenti stradali, ma la violenza domestica (anche sessuale) subita dalla donna da parte del marito, del partner, del genitore, a volte del figlio. L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) afferma che almeno il 35% delle donne ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della propria esistenza. Siamo di fronte ad una situazione allarmante, definita dall’OMS, un problema di salute di proporzioni globali enormi.

Il nostro Paese non è esente da questo fenomeno: quasi 3 milioni di donne, in Italia, hanno subito percosse, maltrattamenti, ingiurie, stupri, induzione alla prostituzione, violenze psicologiche. In Sardegna il 27,1% delle donne ha subito violenza di vario tipo almeno una volta nella vita, con un aumento del 15% nella sola provincia di Olbia-Tempio.

Negli ultimi tre anni gli otto centri antiviolenza (CAV) sardi hanno accolto migliaia di richieste di aiuto di donne in difficoltà nei cinque Comuni che ospitano CAV e Case di Accoglienza a Sassari, Cagliari, Nuoro, Oristano e Olbia. E il trend è in continuo aumento.

Il Progetto Antiviolenza Aurora. Il Progetto Antiviolenza Aurora nasce nel 2000 dalla volontà dei 24 Comuni del Distretto sanitario di Sassari, Comune capofila, con l’obiettivo di dare risposta alle problematiche e alle esigenze familiari riscontrate nel territorio.

Dal 2008 la continuità del progetto è stata garantita attraverso i fondi stanziati dalla L.R. del 7 agosto 2007, n. 8 che ha istituito i centri antiviolenza e le case d’accoglienza per le donne vittime di violenza. Dal marzo 2013 il Progetto Aurora è gestito in forma associata dai comuni del PLUS di Sassari.

Il progetto si articola in tre ambiti d’intervento: consulenza, accoglienza e sensibilizzazione; è stato appena avviato inoltre il servizio di Consulenza per Autori di Violenza e Stalker. Il servizio è rivolto a uomini autori di violenza o che esprimono difficoltà a vivere rapporti non conflittuali con l’altro sesso. Offre uno spazio di ascolto privilegiato garantendo sostegno psicologico e relazionale volto ad accompagnare gli autori di violenza, a riconoscere le difficoltà relazionali e favorire l’avvio di un percorso di cambiamento utile a prevenire futuri comportamenti violenti.

I dati. Dal 2000 ad oggi, (i dati sono aggiornati al mese di giugno 2014) il Centro Antiviolenza di Sassari ha ricevuto 1.243 richieste di aiuto e la Casa Aurora ha ospitato più di 126 nuclei madre-bambino4.

Le persone che chiedono aiuto sono prevalentemente donne italiane (circa il 20 % sono straniere) che, nell’85% dei casi, sono vittime di violenza perpetrata nei loro confronti dal partner o ex partner, appartengono a tutte le classi sociali e il loro livello di istruzione è vario. Prevalentemente sono donne sposate o conviventi con figli. Pochissime denunciano il loro partner e solo alcune scelgono di denunciarlo successivamente.

Le donne che si rivolgono al servizio presentano nei loro racconti delle note comuni: sono persone limitate nelle azioni, non possono uscire di casa come vorrebbero, frequentare amici e parenti, non hanno autonomia economica, sono persone insicure, si sentono poco capaci perché non hanno modo di decidere della loro vita, di condividere riflessioni sui figli che crescono, ma devono operare perché tutto sia così come il proprio partner vorrebbe fosse. Diversi dei loro uomini hanno sviluppato una dipendenza da alcol, droghe e negli ultimi tempi dai videogiochi.

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