La radio patrimonio dell’umanità
Martedì alle 10,30 nell’aula magna dell’Università di Sassari convegno con alcuni dei massimi esperti del settore
Sassari. Martedì alle 10,30, nell’aula magna dell’Università di Sassari, il dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e dell’Informazione e il corso di laurea in Comunicazione Pubblica e Professioni dell’Informazione, con il patrocinio del rettorato, promuovono il convegno “La Radio patrimonio dell’umanità?”. Un’occasione per celebrare la Giornata mondiale della Radio e per coinvolgere studenti, docenti ma anche il pubblico e tutti gli amanti della radio e della comunicazione. Relatori saranno alcuni dei massimi esperti del settore, alcuni in presenza, altri in collegamento.
Dopo i saluti del rettore Gavino Mariotti e del professor Camillo Tidore, prenderà la parola il giornalista e docente Gianni Garrucciu, che si soffermerà sul titolo del convegno, “La radio patrimonio dell’umanità”. Saranno tre i temi trattati nel corso dell’evento, introdotto da Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna. Si inizia con il rapporto tra radio e social, con l’intervento di Annalisa Vacca, coordinatrice dell’Area Crossmedialità e Visual Radio di Rai Radio2. Verrà poi approfondito l’argomento “radio nei Paesi in via di sviluppo”, con Andrea Borgnino, responsabile dei podcast di RaiPlaySound, che racconterà il suo recente viaggio in Africa, e con Sara Perria, giornalista della Tgr della Sardegna, che si occupa di Asia dal 2015, con un particolare focus su Myanmar e Afghanistan. Infine, si parlerà di radiofonia privata. Era il 1975 quando si partì con la liberalizzazione delle frequenze. Interverrà Pino Nano, già vicedirettore Rai, autore di un docu-film di prossima programmazione su Rai Cultura, con le testimonianze dei maggiori protagonisti della radio, da Renzo Arbore a Linus, da Awanagana a Vasco Rossi, che inizialmente voleva fare il dj.

La mattinata si chiuderà con le testimonianze di due ospiti: il cantautore Piero Marras e il regista Antonello Grimaldi. Anche Marras voleva fare soltanto il disk-jockey. Grimaldi invece è stato il primo dj della prima radio privata sassarese.
«Possiamo certamente individuare nel mezzo radiofonico una fonte inesauribile di comunicazione fra i popoli – spiega Gianni Garrucciu, docente di Storia e Tecnica della Radio –. È innegabilmente il mezzo più seguito in tutti i paesi del mondo, grazie anche all’estrema capacità di adattamento che ha dimostrato nei vari momenti storici e nei differenti contesti sociali e culturali che ha attraversato. È senza dubbio uno straordinario strumento di informazione in tempo reale, di divulgazione, di intrattenimento, di promozione della musica e delle culture, anche minoritarie». Un mezzo di comunicazione che continua a rimanere centrale, per niente emarginato dalla tv prima e dal web poi. Lo stesso Segretario generale dell’ONU António Guterres, ha sostenuto che la radio è anche una fonte di innovazione: «È stata una pioniera nel dare la parola al pubblico e riempire di contenuti le trasmissioni create dagli stessi utenti. La radio è un potente mezzo per celebrare l’umanità in tutta la sua diversità e costituisce una piattaforma per la democrazia. A livello globale, la radio rimane il mezzo di comunicazione più diffuso. Questa capacità unica di raggiungere il più ampio pubblico possibile significa che la radio può plasmare l’esperienza della diversità di una società, essere un’arena per tutte le voci, essere rappresentativa e ascoltata».








