Intesa tra Regione e Ministero della Difesa sulle attività militari

Il commento del sindaco di Sassari Nicola Sanna. «La firma avvia concretamente anche il procedimento del rilascio della Caserma La Marmora per la conversione in studentato»

CasermaLamarmoraSassari. «La firma del Protocollo d’Intesa tra la Regione e il Ministero della Difesa avvia concretamente anche il procedimento del rilascio della Caserma La Marmora, in piazza Castello a Sassari, per la conversione in studentato. La Caserma La Marmora non rientra tra i beni militari già dismessi e da cedere alla Regione, ma c’è un impegno da parte della Regione stessa e del Ministero a trattare la questione successivamente alla firma del Protocollo. Seguendo, infatti, un processo di riequilibrio e armonizzazione degli stabilimenti militari, la Caserma La Marmora può rientrare in un progetto strategico di rivitalizzazione del centro storico di Sassari». Così il sindaco Nicola Sanna commenta la firma del Protocollo d’Intesa tra la Regione e il Ministero della Difesa per il coordinamento delle attività militari presenti nel territorio della Regione, prevista per oggi, lunedì 18 dicembre, a Roma.

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Nicola Sanna

«Il presidente della Regione Pigliaru nel settembre del 2015, a seguito della nostra richiesta formale – continua Nicola Sanna –, aveva inviato al Ministero della Difesa la richiesta di acquisizione della Caserma La Marmora, di proprietà dell’Agenzia del Demanio ma ancora in uso al Comando della Brigata Sassari, al fine di realizzare una residenza studentesca universitaria di circa 350 posti letto, mettendo a disposizione 20 milioni di euro dei Fondi di Sviluppo e Coesione 2014-2020. Nel novembre del 2016 il Ministero della Difesa aveva manifestato l’interesse e la disponibilità a vagliare la proposta di dismissione della Caserma La Marmora».

«La firma del protocollo è dunque un fatto straordinariamente concreto – conclude il sindaco di Sassari –, un accordo necessario per proseguire nella corretta e equilibrata dismissione dei beni e delle servitù militari strategicamente non più utili o necessarie alla difesa del Paese e, allo stesso tempo, consentire di gestire l’uso dei poligoni e delle basi in sicurezza per gli operatori, gli abitanti, l’ambiente».

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