Dal Comune di Sassari un milione e 400 mila euro per le povertà estreme
La Giunta ha predisposto programmi con nuovi criteri per l’assegnazione dei contributi. L’audizione dell’assessora alle Politiche Sociali Monica Spanedda

Sassari. Il Comune di Sassari mette in campo un milione e 400 mila euro per combattere le povertà estreme. Sarà una serie di progetti elaborati dal settore dei Servizi sociali a garantire gli interventi con una nuova programmazione, attenta e in grado di dare una certezza nell’assegnazione dei contributi e trasparenza nelle procedure. I nuovi criteri e i programmi sono stati illustrati martedì mattina dall’assessora alle Politiche sociali Monica Spanedda ai consiglieri della V Commissione permanente (Problemi sociali) presieduta da Carla Fundoni.
I criteri e le modalità operative per l’attribuzione dei benefici previsti a favore delle persone in condizioni di povertà e disagio economico sono stati stabiliti dalla Giunta lo scorso 10 marzo, con una delibera che prevede un importo di un milione e 300 mila euro a cui si aggiungono altri 100 mila euro derivanti da altri fondi regionali. Si possono così valutare le situazioni di famiglie e singoli ed al contempo erogare le risorse in relazione alla gravità delle condizioni e alle priorità individuate. «Sono stati stabiliti criteri oggettivi attraverso i quali qualificare le necessità dei cittadini che si rivolgono agli uffici comunali del Settore – ha detto l’assessora Monica Spanedda – prevedere e garantire una certezza di risorse erogate con periodicità. Diventa così possibile calibrare e indirizzare gli interventi a favore delle situazioni realmente più critiche, non potendo garantire una risposta a tutte le richieste».
I criteri sono riconducibili a quattro macroare. La situazione economica del nucleo familiare è così da misurare in funzione dell’Isee (stabilite otto fasce di reddito, da zero fino a 5000 euro, con punteggi decrescenti), la situazione familiare da misurare in funzione dell’ampiezza del nucleo familiare, della presenza di minori, della presenza di disabili gravi, della presenza di un unico genitore, o ancora della condizione di solitudine vissuta da persone ultracinquantenni con gravi difficoltà di accesso al mercato del lavoro. A questi elementi si agginge la situazione abitativa, da misurare in funzione della più grave situazione di disagio a partire dalla totale mancanza di un’abitazione; quindi la situazione sanitaria nei casi in cui si rilevi al presenza di patologie che comportano la necessità di un trattamento sanitario periodico e che determinano inabilità lavorativa. Ai beneficiari sarà riconosciuto un contributo annuale, da erogare in sei tranche a cadenza periodica, a partire da 840 euro, per i nuclei con quattro o più componenti, a 720 euro, per i nuclei da due a tre componenti, sino a 600 euro, per i nuclei composti da una sola persona. Tra le novità di quest’anno la presentazione di un’unica domanda e la possibilità di presentarla in qualsiasi momento dell’anno sino al 31 ottobre, mentre la valutazione avverrà contestualmente in tre occasioni, aprile, luglio e novembre. Sono intanto già 1.261 le domande pervenute dall’inizio dell’anno.
Oltre alla erogazione di contributi è prevista l’attivazione di progetti personalizzati ad esempio tirocini formativi o inserimenti lavorativi. In particolare sono 20 i progetti di inclusione sociale a favore di giovani di età compresa tra 18 e 29 anni che abbiano dato vita ad un proprio nucleo familiare autonomo rispetto alla famiglia. Saranno poi 35 i progetti personalizzati di aiuto in favore di nuclei familiari già inseriti in altri tipi di intervento erogati dal Servizio con i requisiti previsti dal programma e che saranno attivati a seguito di una relazione dell’assistente sociale di riferimento dalla quale risulti una valutazione positiva del percorso già intrapreso negli interventi precedentemente attivati. In quest’ambito rientrano le famiglie, anche monogenitoriali, impegnate nel percorso volontario previsto dal progetto ministeriale “Pippi”, quindi nuclei monogenitoriali che stanno intraprendendo un percorso di autonomia abitativa dopo un’esperienza di collocamento in struttura che abbia coinvolto sia il genitore che i minori. E ancora soggetti che saranno selezionati e coinvolti nelle attività di volontariato previste nel progetto “Madri di quartiere” nell’ambito dell’“Iti Sassari Centro Storico”.
Da segnalare, tra gli interventi dei consiglieri, quello, piuttosto efficace sul piano delle definizioni, di Giancarlo Carta (Forza Italia). «Quando ho iniziato a fare politica in Comune, ormai 16 anni fa, sono stato inserito nella Commissione per l’assegnazione delle case popolari, che adesso non c’è più. Lì ho assistito a situazioni incredibili», ha detto Carta. «Ci sono utenti “professionisti” e “non professionisti”. I primi sono pronti a fare il “giro delle sette chiese”, a chiedere. Sanno che non c’è coordinamento nei servizi sociali e approfittano di questo limite. Al contrario, chi si trova realmente in difficoltà non sa dove andare. Trovo insomma intollerabile e insopportabile che i contributi economici per gli utenti “professionisti” vadano sempre alle stesse persone. C’è gente con Mercedes o che ha televisori di ultima generazione pur abitando in case popolari fatiscenti. Ecco perché secondo me forse è migliore il sistema della Casa della Fraterna Solidarietà guidata da Aldo Meloni, che spende direttamente pagando le bollette». In realtà, sono state registrate anche altre situazioni: per esempio, casi in cui una volta fuori il beneficiario rivendeva un voucher alla metà di quanto era stato caricato. «È vero, ci sono quelli che fanno il “giro delle sette chiese”. A breve creeremo la pagina web del volontariato. L’obiettivo è passare da assistenza bancomat ad un sistema di promozione sociale – ha risposto l’assessora Spanedda –. Con la collega Amalia Cherchi (che ha la delega ai Servizi civici e dell’Innovazione) stiamo cercando di evidenziare di quante risorse e contributi sia destinatatio il singolo nucleo familiare. Per esempio, l’abbattimento del costo del servizio mensa o del canone di locazione». È in fase di rimappatura la struttura dell’Assessorato delle Politiche e della Coesione sociale e di tutti i servizi, garantite in quattro sedi nel territorio comunale a cui va aggiunta quella di Li Punti. «Le nuove povertà sono una sfida. Anche noi abbiamo potuto constatare che i cittadini spesso non sanno cosa fa il servizio sociale del Comune, non sanno di quali servizi ci si può avvalere». Un’azione che va fatta anche con la collaborazione delle associazioni di volontariato. L’ultima assemblea ha visto la partecipazione di una sessantina di soggetti. Con un’esigenza emersa: una carta d’identità dell’utente, un’idea che può semplificare il lavoro e su cui si può lavorare insieme. «È importante sviluppare il concetto di rete. Questa seduta è stata produttiva ed è la prima di una nuova serie di incontri. La nostra sfida è essere capaci di dare risposte», ha detto in conclusione la presidente Carla Fundoni.
Alla seduta hanno partecipato anche Salvatore Pasca, responsabile del Servizio sociale territoriale 3, e l’assistente sociale Elisa Canu, referente Area tematica integrazione adulti.






