Il PSd’Az sassarese: Non crediamo al progetto Matrìca

È quanto ribadito in una assemblea convocata sul tema dalle tre sezioni Bussalai, Sotgiu e Sechi. «Rimaniamo convintamente ostili»

MatricaInaugurazione2Sassari. L’assemblea delle tre sezioni sardiste di Sassari (M. Bussalai, B. Sotgiu, M.T. Sechi), in merito al rilancio della “chimica verde” con la c.d. “fase 3” – da parte dell’ad dell’Eni Descalzi – riafferma la propria convinta ostilità al progetto.

I sardisti – viene spiegato in una nota – non credono e non hanno mai creduto, sin dal primo vagito di Matrìca, che l’idea fosse funzionale allo sviluppo di Porto Torres. Matrìca, nata per portare avanti i progetti della chimica verde, doveva diventare un polo di rilevanza internazionale nella produzione di materie plastiche di origini vegetali e viaggiare di pari passo con le bonifiche. Il progetto, definito rivoluzionario dai proponenti, prometteva la rinascita di un territorio, simbolo della violenza di un ingannevole sviluppo che ha provocato malattie, morte e povertà sociale. Venne accolto dai rappresentanti istituzionali con un accordo di programma tra Regione Enti locali e Governo. Era l’anno 2011. L’idea cancerogena e fallimentare, prevedeva 1200 milioni di euro all’Eni per produrre 200 posti di lavoro e qualche migliaio di cancri, 60 milioni di euro dati dalla Regione per incentivare la ricerca sul cardo, altri 17 milioni dati dall’UE.

Tutto ciò forse è servito all’Eni per continuare ad evitare le bonifiche – continua la nota –. Quando La chimica verde sembrava prendere corpo Enipower annunciava che non avrebbe più costruito la centrale a biomasse da 40 megawat che avrebbe dovuto sostituire il vecchio impianto marciante a olio combustibile. Inizia così il disimpegno dell’Eni che oggi rilancia e promette la “trasformazione” dei vecchi impianti, fortemente incoraggiata da politici di spicco i quali, dimenticano la vocazione di Matrìca, molto ben studiata, dimostrata e divulgata dal dottor Vincenzo Migaleddu: cioè quella di realizzare un inceneritore per rifiuti tossici speciali nocivi, che di verde non aveva e non avrà proprio niente. Evidentemente a Porto Torres bruciare in maniera illegale e produrre residui altamente tossici; piace e tutto sommato, conviene. Contravvenire la legge italiana e europea che prevede di applicare i principi di precauzione per il miglioramento della qualità dell’aria nei SIN è irrilevante. Per decenni i colossi della chimica, della petrolchimica e dell’alluminio hanno prodotto in vaste aree della Sardegna scarichi abusivi, accumuli di materiale altamente nocivo, falde acquifere avvelenate, aria irrespirabile e malsana. Nemmeno l’attualità ci risparmia storie di eco reati che hanno tutti in comune l’incalcolabile effetto dannoso per l’uomo, il territorio e l’ambiente. Le bonifiche – si legge ancora nel documento delle tre sezioni sardiste – sono quelle che purtroppo nessuno ha fatto mai fino in fondo e quindi la terra, le falde, il mare, tutto resta inquinato a Porto Torres come nel Sulcis e in zone sempre più estese della nostra isola. Le grandi lobby dell’energia e della trasformazione dei prodotti chimici e petroliferi possono continuare a fare utili senza affrontare il capitolo dei costi del risanamento.

Serve una politica capace di proporre alternative per scongiurare che altre porzioni di territorio vengano sottratte a idee nuove, più affini alla storia e alle caratteristiche dell’ambiente naturale dell’isola. Non si capisce come possa essere funzionale allo sviluppo economico della Sardegna un modello deflagrante per l’ambiente e rovinoso per la salute di chi lo abita. Nessuno risponde, se non riferendosi alle buste paga che questo colosso sarebbe in grado di erogare. La solita storia, il solito ricatto, i soliti miraggi per rabbonire i poveri Sardi. Film già visti. Restano gli euro “pochi maledetti e subito”. Euro volatili che si bruciano in poco tempo, lasciando dietro solo cenere altamente inquinante sia per l’ambiente che per lo sviluppo.

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